di Eva Signorile

Dinosauri, orme anche nel porto di Bari: «Ma da lì vanno spostate»
BARI – In fondo c’era da aspettarselo. Da quando è stato scoperto il sito di orme di dinosauri nella Cava Pontrelli ad Altamura, gli esperti hanno immaginato che forse quello non sarebbe stato l’unico ritrovamento del genere in Puglia. Ma che le orme di dinosauro arrivassero fin nel porto di Bari (vedi foto galleria) è una sorpresa un po’ per tutti. Abbiamo incontrato il “cacciatore di dinosauri” Marco Petruzzelli, paleontologo 34enne di Bari e scopritore di alcune delle orme sparse tra Bari, Giovinazzo e Molfetta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Allora, queste orme nel porto di Bari?

Al momento sono stati scoperti otto blocchi recanti orme di dinosauri nel porto del capoluogo pugliese: si trovano tutti nella zona di Marisabella. Ma non sono gli unici ritrovamenti in area barese. Ad esempio, il giorno di Pasquetta due miei amici hanno rinvenuto due blocchi con orme nel porto di Santo Spirito. Un altro blocco è stato inoltre trovato nel porto di Torre a Mare, dall'ex prorettore di Bari, Augusto Garuccio. Ma sono state scoperte orme anche in un lido a Molfetta e in una cava a Giovinazzo. E poi a Bisceglie e diverse tracce sparse sui tre chilometri della costa tranese.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma che ci facevano i dinosauri sulla costa barese?

Non si tratta di orme di dinosauri che transitavano sulle coste locali: quei blocchi sono stati prelevati dalle cave vicine. Possiamo presumere che i blocchi baresi provengano dalla cava di Lama Balice, dove c’è stato il recente ritrovamento di una vera e propria “pista” di impronte in una delle cave presenti nel parco (vedi galleria). Nella foto è facile vedere l’alternanza di “mani” e “piedi” lungo un percorso ben preciso. Il 21 giugno presenteremo queste tracce in un evento a invito dove ci auguriamo che saranno presenti anche le autorità cittadine e regionali. Per stabilire con certezza se si tratta di blocchi provenienti da Lama Balice, si dovrebbe fare uno studio approfondito che preveda il campionamento delle rocce della cava e dei blocchi e che faccia poi la comparazione del plancton fossilizzato all’interno: se combacia, non vi sono più dubbi. L’analisi dei reperti, inoltre, permetterebbe anche una datazione più precisa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Che età avrebbero queste orme?

Con una certa approssimazione, possiamo dire che le orme presenti  a Bari sono del periodo di transizione tra cretaceo inferiore e superiore. Le orme nell’area garganica sono del Giurassico. Quelle presenti a Molfetta, sono del Cretaceo inferiore e hanno circa 110 milioni di anni, mentre quelle di Altamura sono del cretaceo superiore e hanno circa 70 – 75 milioni di anni. In generale, più a sud ci si sposta, più “giovani” sono i reperti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Com’era la Puglia milioni di anni fa?

Diversa da come la conosciamo oggi. Esistevano due grandi continenti: Laurasia a nord e Gondwana a sud. La nostra regione era un insieme di istmi e isolotti che collegavano i due maxicontinenti. Si trattava di un gruppo di terre su cui viveva questa fauna particolare che ci ha lasciato testimonianze del suo passaggio.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quanti siti di questo tipo ci sono in Puglia?

Al momento se ne conoscono 28.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Solo orme e niente ossa?

In realtà, ci sarebbero anche potenziali siti in cui potrebbero essere trovate ossa di dinosauri, ma per scoprirlo con certezza si dovrebbero fare delle ricerche approfondite e degli scavi. Si tratta di operazioni che richiedono dei finanziamenti che nessuno è ancora disposto a stanziare. In Catalogna, per esempio, sono stati rinvenuti degli scheletri di dinosauri, ma per ritrovarne uno ci sono voluti trent’anni di scavi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci sono progetti che potrebbero finanziare queste ricerche?

Io e l’équipe SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) di cui faccio parte abbiamo partecipato al bando del concorso regionale “slow economy” , presentando un progetto patrocinato dall'Università di Bari, che prevedeva di “musealizzare” i blocchi del lungomare. Volevamo toglierli dal porto e inserirli negli “hot spot”, cioè nei luoghi caldi del turismo del capoluogo: porto, aeroporto e stazione, ad esempio, in modo da renderli visibili a tutti. Il turista curioso poi poteva rintracciare notizie del reperto attraverso il telefonino perché i blocchi sarebbero stati divisi fisicamente, ma uniti in una rete virtuale. Purtroppo, il progetto non è stato premiato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le impronte nel porto di Bari sono quindi destinate alla cancellazione?

Un’orma soggetta per decine di anni alle intemperie si altera inevitabilmente. Sono lì da una cinquantina d’anni, non è che un anno in più cambi di molto la situazione, ma dobbiamo fare in fretta perché i dettagli visibili agli esperti quelli sì, cambiano. Ormai non possiamo più ignorare la presenza di tutte queste orme. Non è più tempo di “fossilizzarci” sul solo sito di Altamura, anche se vasto e straordinario:  sarebbe ora di creare la “rete dei dinosauri di Puglia”.

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