di Gaia Agnelli e Irene Coropulis - foto Christian Lisco

Bari, le scuole di danza storiche: «Iscrizioni influenzate da cinema, tv e social»
BARI - C’è Artedanza Rossana che è stata per decenni la “casa” barese di Carla Fracci, il Ballet Center creato dopo il successo dei musical degli anni 70 e 80 e l’Academy of Dance fondata da tre insegnanti inglesi che hanno introdotto il tip-tap in città. Sono alcune delle storiche scuole di ballo del capoluogo pugliese: templi di un’arte immortale che, spesso influenzata da mode derivanti da cinema, tv e social, continua ad attirare aspiranti “étoile”. Luoghi dove impera la danza classica, fatta di piroette e scarpette a punta, ma che si allargano anche ad altri stili quali contemporaneo, moderno, jazz e hip-hop. (Vedi foto galleria)

Siamo quindi andati a visitare le scuole predette, sorte in città tra gli anni 60, 70 e 80.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tra le più longeve ci sono anche Edian, attiva dal 1981 in via Celentano (che non ha potuto però aprirci le sue porte), la London ballet school operante dal 1977 in piazza Carabellese e Scarpette Rosse Bari (dal 1980 in corso Alcide De Gasperi). Istituti di cui parleremo in un articolo successivo.


Cominciamo il nostro percorso da via Giovanni Modugno dove, alle spalle del mercato di Santa Scolastica, si nasconde tra gli alti palazzi un rosso edificio ottocentesco che accoglie la “Artedanza Rossana”. Quest’ultimo è il nome dell’82enne signora Carenza, che nel 1968 ha fondato la decennale attività.

Incontriamo la donna nella reception, dopo aver percorso le scale d’ingresso che ci conducono a un livello sotterraneo. «Sono stata la prima a inaugurare una vera e propria scuola a Bari – esordisce -. Quando ero bambina, infatti, le insegnanti per tenere lezione si limitavano ad affittare dei locali. E così, dopo aver ricevuto in regalo da mio padre questa splendida villa, decisi prima di aprire un asilo e subito dopo l’istituto di ballo, un’arte che ho sempre amato».

Rossana ci accompagna così per i corridoi che ricordano il passato, quando questo luogo era la “casa” della divina Carla Fracci, che si allenava qui prima di esibirsi nei teatri baresi. Ci sono foto e dediche della diva, ma soprattutto le sue scarpette autografate appese a una parete. 

E ci conduce infine nella sala prove, occupata da un gruppo di ragazze in tuta che si muove al ritmo di una canzone pop. Le giovani, dopo una fase di riscaldamento, iniziano a eseguire una coreografia caratterizzata da movimenti fluidi e lineari, ben diversi dalle rigide posizioni della classica. (Vedi video)

«Siamo di fronte a una lezione di contemporaneo – afferma il 26enne maestro Michele –. Si tratta di uno stile più attuale e meno rigoroso degli altri, nel quale si è più liberi di improvvisare ed esprimere le proprie emozioni».

Tra le presenti facciamo la conoscenza delle 28enne Barbara. «La danza permette di svagarsi – ci dice -. Anche se la pratico da quindici anni, per me rimane prima di tutto un hobby “liberatorio”». Aspirazioni ben diverse rispetto alla 12enne Flavia, che perentoria afferma: «Eseguo tutte le discipline da quando avevo 4 anni. Il mio sogno è quello di fare un’audizione per esibirmi un giorno alla Scala di Milano». 

Ci spostiamo ora in via Calefati, nel quartiere Libertà, lì dove dal 1978 risuona la musica proveniente dal “Ballet Center”. Entriamo in uno stretto corridoio giallo colmo di locandine di eventi, articoli di giornale, premi di concorsi e foto storiche. Tra cui il poster del grande Rudolf Nureyev, che si esibì a Bari nel 1981 in uno storico spettacolo al Petruzzelli.

«È lui che ci ha insegnato quanto sia importante il ruolo maschile in quest’arte oltre ogni stereotipo», ci dice Alessandra Lombardo, che gestisce l’attività assieme alla 56enne sorella Stefania e a suo cognato Enzo Strippoli.


Sono loro a condurci nella sala prove. Qui osserviamo una decina di piccole danzatrici di classica con le scarpette e i tutù rosa e lilla. Hanno dai quattro ai sei anni e si muovono leggiadre, appoggiandosi prima alla sbarra e destreggiandosi poi in movimenti a corpo libero. La musica le accompagna mentre eseguono pirouette e plié davanti allo specchio, loro fedele compagno e “maestro” di autostima.

Mentre assistiamo all’esibizione, Stefania ci racconta la sua storia. «Tutto nasce con Rossana Carenza – spiega -: è nella sua scuola che ci siamo appassionate al ballo. Mia madre Liliana Colosi era infatti la sua costumista e io e mia sorella le sue allieve. Nel 1978, cavalcando l’onda dei musical di John Travolta, mamma decise di seguire le orme di “Artedanza” aprendo un’attività tutta sua ma in un altro quartiere, così da evitare di farle concorrenza. Poi dagli anni 90 siamo subentrate noi figlie nella gestione».

Non è un caso che sia stato un film a ispirare Liliana. Tra gli anni 70 e 80 il successo di pellicole quali “La febbre del sabato sera”, “Grease” o “Footloose” influenzò infatti  considerevolmente il numero di iscrizioni agli istituti, con ragazze e ragazzi che desideravano diventare come i protagonisti visti sul grande schermo.  

«Oggi invece a indirizzare i giovani ci pensano talent show come “Amici” – sottolinea Stefania – e anche, purtroppo, social network alla “TikTok”. Un’app questa che però dà un’immagine sbagliata della nostra arte che non è certo un “gioco” per mettersi in mostra, ma un vero e proprio stile di vita. Chi viene qui deve capire che deve affrontare con disciplina studi, corsi, lezioni ed esami».  

Concludiamo il nostro viaggio in via Pasubio, dove nei pressi della Chiesa Russa si trova la “Academy of Dance”. Qui dal 1984 insegnano le “miss” Cheryl, Diane e Margaret, provenienti da Londra, Leeds e Liverpool. Entriamo così in quello che è un piano terra di un palazzo, notando come nella scuola non manchino richiami all’origine inglese delle donne, come la simbolica cabina telefonica rossa contenente i cd per le lezioni.

«Abbiamo cominciato a ballare da piccolissime con il sogno di diventare insegnanti - ci dice Cheryl mentre ci mostra alcune foto che ritraggono le amiche nel corso degli anni -. Non ci eravamo però mai viste prima di arrivare a Bari, dove ci siamo conosciute nel 1981».

A quei tempi infatti in tutta Europa erano richiestissime le maestre d’oltremanica, le quali utilizzavano un metodo particolarmente qualificato: l’Istd (Imperial society of teachers of dancing), che incorporava ben undici stili.

Le tre furono quindi chiamate nel capoluogo pugliese per tenere dei corsi e, dopo essersi incontrate per caso, decisero di unire le proprie forze per fondare un’unica scuola tutta “all’inglese”, portando a Bari anche discipline particolari quali la tap dance, comunemente nota come tip-tap.

Qui trovarono l’amore e misero su una famiglia dedita alla danza. A confermarlo sono proprio i figli di Cheryl e Diane: il 29enne David e la 25enne Nicole, che incontriamo nella luminosa sala prove, abbellita dal dipinto di una étoile sulla parete. «Quando avevo 9 mesi mi alzavo in piedi per imitare gli altri che vedevo volteggiare – racconta Nicole –. Era scritto che dovessi seguire le orme di mia madre».

«Sono cresciuto in mezzo a persone che danzavano – afferma invece il giovane -. Così all’età di 14 anni decisi di diventare ballerino anche io: Diane mi ha fatto da maestra e grazie a lei mi sono appassionato al classico. È lo stile che prediligo, ormai parte essenziale della mia vita».

E così nel corso di quasi quarant’anni le donne hanno seguito diverse generazioni di ballerini baresi. «La mentalità oggi però è cambiata – conclude Margaret –: i genitori pretendono di vedere le proprie bambine volare sulle punte già dalla tenera età e c’è chi pensa di diventare una “star” senza grandi sforzi, quando la danza è invece impegno, dedizione e fatica».

(Vedi galleria fotografica)

Nel video, passi di stile contemporaneo all’interno della scuola “Artedanza Rossana”:


 


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Gaia Agnelli
Scritto da

Irene Coropulis
Scritto da

Christian Lisco
Foto di

Lascia un commento
  • Evelina - Complimenti di vero cuore.
  • Daniela - Mi meraviglio che non abbiate citato proprio la scuola di danza classica delle SORELLE SCIANTARELLI, che aveva sede al 1° piano di PALAZZO FIZZAROTTI. Io ero una delle allieve più piccole e l'ho frequentata negli anni '60. All'epoca le due sorelle erano già molto avanti negli anni e non so per quanto tempo abbiano ancora dato lezione. Ricordo ancora il bastone con cui la sorella più anziana (non ricordo più il nome) scandiva il tempo, battendo sul parquet. Il bastone era sormontato da un pomo in avorio a forma di testa di levriero con gli occhi di cristallo.
  • Amalia - Anche io ricordodi aver frequentato la scuola di danza sita nel Palazzo Fizzarotti!!!! Scarpette rosa...


Powered by Netboom
BARIREPORT s.a.s., Partita IVA 07355350724
Copyright BARIREPORT s.a.s. All rights reserved