di Eva Signorile

Osservatorio faunistico: il soccorso agli animali feriti
BITETTO - Dalla voliera in cui ha trovato rifugio, la poiana di Harris ci scruta con i suoi occhi di rapace, poi lancia un grido che è un avvertimento e vola indispettita un po' più in là . Siamo all’interno dell’Osservatorio faunistico regionale e centro recupero selvatici, a Bitetto. Oltre alle finalità puramente scientifiche (ricerche, sperimentazioni e monitoraggio del territorio), il centro accoglie gli animali selvatici feriti o in difficoltà, li cura e li rimette in libertà quando sono completamente guariti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«L'Osservatorio si estende su una superficie di circa 15 ettari ed esiste da una trentina d’anni. - spiega Emilio Leone, responsabile “in pectore” del centro -. Inizialmente l’area era utilizzata per l’allevamento di lepri, fagiani, pernici e altri animali, con finalità legate alla caccia. Da circa 20 anni la struttura, prima dipendente dalla Provincia, è passata alla Regione e si è avuta la conversione in centro di accoglienza e protezione della fauna selvatica, grazie alle spinte del mondo ambientalista».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Che tipo di fauna accogliete?

«Tutti gli animali selvatici e vertebrati, a eccezione delle tartarughe d’acqua, perché generalmente sono di origine straniera: inserirle nel nostro ambiente potrebbe creare gravi conseguenze sull’ecosistema. Un cane o un gatto feriti non possono essere portati qui. In estate, l’accoglienza è molto elevata: ci sono fra i 10 e i 15 ricoveri al giorno. Adesso la situazione è un po’ più calma perché è iniziato il periodo migratorio»

Ma con un’affluenza così alta, c’è necessità di ingenti risorse economiche


«Quest’anno abbiamo subito il taglio di 40mila euro su 150mila che ci arrivavano in precedenza. Con questo denaro paghiamo il mangime degli animali e non è mai una quota fissa: un cormorano, ad esempio, ha bisogno di un paio di chili di pesce al giorno: la spesa è maggiore. Ogni anno spendiamo fra i 10mila e i 15mila euro solo di colli di pollo, che sono il cibo meno costoso. E poi dobbiamo pagare il veterinario e l’inanellatore, che sono convenzionati con noi. L’inanellatore provvede all’inserimento dei braccialetti identificativi da mettere agli animali prima di reinserirli nel loro habitat. Ma c’è un’altra emergenza: qui lavoriamo in 12, troppo pochi per gestire questa struttura. Così siamo costretti a rivolgerci a esterni per la manutenzione del verde e questo comporta altre spese. Inoltre, parte del personale andrà in pensione e non sarà sostituito»

Avete presentato delle richieste? Cosa vi hanno risposto?

Abbiamo proposto all’assessorato all’Agricoltura, caccia e pesca di istituire una cooperativa, abbiamo assoluto bisogno di gente giovane. Abbiamo fatto decine e decine di richieste Per ora ci hanno risposto, vedremo, cercheremo, faremo, ma a tutt’oggi…»

Paolo Cappiello, l’addetto alla ricezione e all’accoglienza ci fa fare un giro del parco. Ha 66 anni, un passato da capocantiere edile e lavora al centro praticamente dagli esordi. Di questo posto sa tutto, molte delle strutture le ha costruite lui. C’è una femmina di cigno che ogni giorno aspetta che Paolo le porti una manciata di erba fresca. Con i suoi capelli lunghi e brizzolati e i modi spicci dell'esperto ci fa da guida e racconta aneddoti del suo lavoro nell’osservatorio, al quale ormai appartiene. Ma a marzo, anche lui andrà in pensione e nessuno prenderà il suo posto.

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