di Maddalena Fiore

Bari, l'avventura del "Fantarca": il cinema che correva in aiuto dei bambini del San Paolo
BARI – Un baluardo culturale posto all’interno di un rione da sempre isolato e “difficile”, che per 19 anni è riuscito a dare un’altra possibilità a tanti bambini e adolescenti. Parliamo della splendida storia del “Fantarca”, un cinema barese nato nel 1985 nel quartiere San Paolo che sino al 2004, anno della sua chiusura, ha attratto non solo spettatori adulti ma anche ragazzini che utilizzavano la sua sala per rassegne, laboratori e doposcuola.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un’esperienza che è rimasta nella memoria del “Cep”, tanto che ancora oggi i residenti utilizzano l’espressione “sul cinema” per indicare la zona Santa Cecilia, area in cui si trovava il Fantarca. (Vedi foto galleria)

Il cinema mosse i suoi primi passi nel dicembre del 1985. Fu l’oggi 69enne Piero Montefusco, socio dell’Arci San Paolo, ad avere l’idea di rilevare il vecchio “Vittoria” di via Piemonte, un cinema attivo dagli anni 60 ma nel frattempo divenuto a “luci rosse”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Mise così su un’associazione con altri dieci giovani e la chiamò “Fantarca”, come il nome del romanzo dello scrittore Giuseppe Berto. «Inizialmente avemmo anche l’appoggio di altre realtà teatrali di Bari, quali Kismet, Abeliano, Gran Teatrino e Anonima Gr – ci spiega Piero – ma poi pian piano rimanemmo da soli».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La sala ospitava circa 500 posti, con le sedie fatte di legno che solo successivamente furono cambiate con quelle di velluto rosso. Era presente anche una grande hall con un bar e la biglietteria. Mentre all’esterno, su un muro perimetrale spoglio, fu dipinto un murale raffigurante la bandiera italiana con al centro quella Coppa del mondo vinta dalla Nazionale appena tre anni prima.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il Fantarca si propose da subito come “speciale”. La sera era infatti dedicata agli adulti, con film che spaziavano tra il commerciale (i western) e l’impegnato (Pasolini), ma la mattina l’ambiente diveniva di utilizzo esclusivo dei minori, grazie a delle rassegne organizzate di concerto con le scuole.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Mi ricordo che lì vidi un film di Alberto Sordi:  “Nestore, l'ultima corsa” – ricorda il 35enne Valerio, che all’epoca aveva 9 anni –, oltre al bellissimo “Free Willy” che parlava dell’amicizia tra un bambino e un’orca».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Ma pian piano l’associazione allargò i propri orizzonti, proponendosi come vero polo culturale del San Paolo, un quartiere considerato, soprattutto negli anni 80 e 90, come “da evitare” e a rischio devianza minorile. A parlarci della svolta è l’oggi 56enne Rosa Ferro, che si occupava della programmazione cinematografica.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Durante la promozione di una rassegna in una scuola del quartiere – ricorda – un’alunna di seconda elementare svenne e fu portata via dalla maestra. Quando quest’ultima rientrò in classe le chiesi cosa fosse successo: mi rispose che la piccola non mangiava da due giorni e che quel genere di episodi avveniva purtroppo spesso. In quel momento cominciai a capire che dovevamo fare qualcosa in più per aiutare quei bambini. Ci inventammo allora laboratori, attività ludiche, doposcuola e mettemmo su persino una mensa per coloro che avevano difficoltà a pranzare. Tutto nella speranza di distrarre i ragazzini da un’esistenza difficile».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il Fantarca divenne così parte del tessuto sociale del San Paolo. «In 19 anni ospitammo più di 30mila ragazzi – sottolinea Montefusco -. Riuscimmo a creare una rete con le scuole e le parrocchie, dando un aiuto ai tanti che avevano come alternativa solo quella di stare per strada. Il “Cep” infatti era di fatto abbandonato a se stesso: un vero e proprio ghetto creato lontano dagli occhi degli “altri” baresi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In assenza di altri svaghi, il cinema servì anche a intrattenere gli adulti, proiettando film e ospitando concerti di band emergenti. «Noi residenti lì trovavamo un’atmosfera diversa – rammenta il 68enne Nicola -. Del resto tutto intorno non c’era nulla e soprattutto d’inverno diventava una “salvezza”».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Purtroppo però dopo quasi vent’anni di gloriosa attività nel 2004 il Fantarca chiuse i battenti. «Alla morte di Nicola, il proprietario dell’immobile che ci ospitava, i figli decisero che volevano monetizzare – ci spiega Rosa -. Ebbero un’offerta da parte di una società di costruzioni che voleva realizzare in quel punto nuove palazzine e decidettero di vendere. Noi d’altro canto avevamo molte difficoltà economiche: senza sostentamenti pubblici infatti a mala pena riuscivamo a pagare l’affitto con le poche entrate derivanti dalla vendita dei biglietti».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E così la storia del Fantarca finì. Ma questa avventura rimase comunque nella memoria di tanti residenti del “Quartiere”: di coloro che si aggrapparono ad essa per rimanere legati a una città che non li aveva mai voluti accettare.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

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  • (Mr) Michele D'Elia - ....... 'e decisero di vendere', piuttosto che ...... 'e decidettero di vendere'