di Cassandra Capriati

Bari, viaggio nel Petruzzelli: gigante sopravvissuto a due guerre e un incendio
BARI – Da ben 113 anni si staglia imponente in Corso Cavour, all’ingresso del quartiere Umbertino di Bari, con la sua facciata in stile tardo liberty dominata dall’inconfondibile color rosso amaranto e l’imponente cupola. Stiamo parlando del Teatro Petruzzelli, costruito nel 1903 dai fratelli Antonio e Onofrio Petruzzelli con l’aiuto del loro cognato: l’ingegner Messeni Nemagna. Ci vollero 4 anni e un investimento di ben un milione e cinquecentomila lire per dare vita al politeama, fiore all’occhiello del cosiddetto “miglio dei teatri baresi” e  da allora divenuto uno dei simboli di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il Petruzzelli come è noto è sopravvissuto anche a un incendio doloso che lo ha costretto alla chiusura per 18 anni, dal 1991 al 2009, ma oggi agli occhi dei baresi appare di nuovo in tutta la sua maestosità grazie a un’accurata opera di restauro. In occasione di una visita guidata organizzata dalla fondazione Petruzzelli siamo andati così a scoprire le bellezze del teatro, su cui spesso non ci si sofferma perché magari si è troppo presi dallo spettacolo che sta andando in scena.  (Vedi foto galleria)

Prima di entrare ci fermiamo però ad osservare l’esterno. La facciata si estende per quasi venti metri di ampiezza e l’edificio è articolato su due livelli, diviso nella parte centrale in due blocchi di colore: il bianco e rosso che sembrano richiamare lo stemma della città. La parte superiore presenta cinque finestre con balconi, tra le tre centrali si possono scorgere le nicchie con i busti di Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini e Vincenzo Bellini, i tre grandi musicisti italiani d’opera dell’800.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Più su si trova invece un frontone curvilineo con la scritta “Teatro Petruzzelli” e a dominare il tutto una statua che attira la nostra attenzione. «Si tratta di Apollo che incorona la Musica – ci spiega la nostra guida, Barbara Mangini – è stata realizzata dallo scultore Pasquale Duretti, lo stesso che ha realizzato le statue nel foyer».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ed è proprio il foyer la nostra seconda tappa. Non appena vi mettiamo piede non possiamo fare a meno di sentirci catapultati indietro nel tempo. Il bianco e l’oro avvolgono completamente la sala che lascia sbalorditi e incantati per maestosità e bellezza, con elaborate decorazioni floreali e stucchi che catturano gli occhi del visitatore. Spiccano in particolare quelle che appaiono graziosissime sirene alate, poste sotto la balconata al primo piano che circonda il foyer. «Le cariatidi non svolgono solo funzione ornamentale, ma al loro interno ci sono delle putrelle metalliche che fungono come sostegno per la balconata», ci illustra il nostro cicerone.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il foyer è la parte che è stata meno colpita dall’incendio, per cui mentre platea e palco sono stati completamente ricostruiti, nell’ingresso è stato possibile procedere a un’opera di restauro. La guida ci invita ad esempio a osservare il pavimento sotto i nostri piedi. «Le mattonelle sono quelle originali, sono state staccate e ripulite e dove non è stato possibile recuperarle, si è deciso di integrare con alcune a tinta neutra», sottolinea.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


A essersi salvate dal rogo sono anche le statue a grandezza naturale dei quattro più grandi maestri della musica pugliese: De Giosa, Mercadante Paisiello e Piccinni, create tutte da Duretti.  Ed rimasto parzialmente integro anche l’affresco di Raffaele Armenise che adorna il soffitto: raffigura allegoricamente la musica, il ballo e la poesia, ed è circondato da una spessa cornice in oro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Abbandoniamo questa sala e proseguiamo il nostro tour per recarci in platea. Qui sono il rosso e l’oro a dominare la scena e grazie al sapiente posizionamento delle luci e degli specchi l’effetto è quasi abbagliante. File e file di poltrone in velluto rosso che sembrano minuscole rispetto al grande palcoscenico sovrastato da un orologio ornamentale riccamente decorato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Su questo palco si sono alternati tra i più grandi artisti internazionali – afferma la guida –. Tra questi: Frank Sinatra, Ray Charles, Liza Minnelli, Juliette Greco, Eduardo De Filippo, Carla Fracci, Luciano Pavarotti, Rudolf Nureyev. Addirittura Bing Crosby e Marlene Dietrich furono invitati qui dalle truppe alleate che durante la guerra avevano fatto diventare il Petruzzelli il loro luogo dei divertimenti. Anche se Marlene non si esibì perché fu colpita da una bronchite».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tre file di palchi circondano la platea, poi pian piano vengono sostituiti dalle gradinate che arrivano fino al quinto ordine, per un totale di 1482 posti. «L’alternanza è dovuta al fatto che il Petruzzelli è un teatro ibrido tra il teatro italiano (con i suoi ordini di palchi simmetrici) e quello “alla francese”, la cui architettura riprende la struttura dell'arena o dell'anfiteatro – chiarisce la Mangini-. Questo perché l’idea era quella di creare uno spazio culturale per tutti, per cui c’erano sia i palchi per i ceti più abbienti che le zone evidentemente destinate al pubblico popolare. Tra l’altro non era presente il palco reale».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La platea è sovrastata da una gigantesca cupola divisa in quattro parti con palmizi disposti a ventaglio su basamenti a fioriere rilevate. In ogni sezione c’è un medaglione anch’esso dorato in cui sono rappresentati rispettivamente Omero, Eschilo, Virgilio e Plauto. «Inizialmente - ci informa la nostra accompagnatrice - la cupola prevedeva anche gli affreschi di Raffaele Armenise che raccontavano dello sbarco dei veneziani per liberare Bari dall’assedio dei saraceni, ma sfortunatamente sono andati perduti per sempre durante l’incendio. Così come è andato distrutto il sipario dipinto sempre da Armenise e raffigurante la fase conclusiva della liberazione della città».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Non ci resta a questo punto che dirigerci su al loggione. Da qui è possibile avere una visuale completa del maestoso teatro, gigante barese sopravvissuto a due guerre mondiali, continui scandali e a un ignobile incendio che lo ha ferito ma non distrutto. 

(Vedi galleria fotografica di Gennaro Gargiulo)
 

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  • marina de santis - La descrizione della cupola dipinta da Armenise non è esatta.Infatti era dipinta a olio e rappresentava quattro scene di spettacoli di antichissima tradizione: Il carro di Tespi(inventore della tragedia, la Corsa Romana, il torneo medioevale e la Corrida, divise tra loro da rami di palmizi, all'epoca molto di moda. Inoltre i personaggi raffigurati erano furono scelti ta gli operai che lavoravano alla costruzione e mio nonno , figlio di uno dei muratori che lavoravano lì, era uno dei ragazzi che Correvano nella corsa romana! Adesso mi spiace tantissimo alzare gli occhi verso la cupola e vedere....il nulla!!!!!

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