di Martina Galli

Imponente e incontaminata: è la Gravina di Laterza, il grande canyon pugliese
LATERZA – È uno dei canyon più grandi d’Europa e oltre a offrire panorami mozzafiato, ospita al suo interno rare specie di piante e animali. Parliamo della Gravina di Laterza, imponente incisione carsica situata nel territorio del comune omonimo, in provincia di Taranto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Estesa per 800 ettari, lunga 12 km, larga più di 400 metri e profonda 340, si è formata negli ultimi due milioni di anni grazie all'azione corrosiva dell'acqua sulla roccia calcarea. Oggi è tutelata e protetta e rappresenta la gola più spettacolare (e più incontaminata) tra quelle presenti nel Parco naturale regionale “Terra delle Gravine”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Quest’ultima è un’area che, estendendosi per 27.000 ettari da Grottaglie a Ginosa, comprende una sessantina di incisioni carsiche di diversa dimensione. 

Siamo quindi andati a visitare il canyon durante un’escursione organizzata dall’Oasi di protezione della fauna della Gravina di Laterza, che periodicamente permette l’accesso a questo meraviglioso sito naturalistico. (Vedi foto galleria)

Per raggiungerlo imbocchiamo dal centro di Laterza via Selva San Vito, strada che dopo aver cambiato nome in provinciale 15, dopo duecento metri conduce all’Oasi predetta. Il centro visite, gestito dalla Lipu (Lega italiana protezione uccelli), è stato istituito nel 1999 allo scopo di tutelare la biodiversità del canyon, prima di allora luogo non protetto in cui si cacciava liberamente.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

E’ qui che incontriamo Vittorio Giacoia, la guida che ci accompagnerà in questa escursione lungo il sentiero denominato “n.3”. «Ad oggi è l’unico percorribile – spiega Vittorio –: è lungo 5 km e 200 metri e copre tutto il bordo sinistro della gravina. Ci conduce da un’altezza di 340 metri sopra il livello del mare a 200 metri. Il sentiero poi prosegue sino a raggiungere il letto del canyon, ma è un tragitto che noi non percorreremo, trattandosi di un percorso per escursionisti esperti».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Imbocchiamo quindi il sentiero n.3, segnalato da un cartello in legno e da un tabellone che raffigura la mappa della gravina. Il viottolo, di terra e pietrisco, costeggia il bordo del canyon restringendosi in alcuni punti e mantenendo una distanza di sicurezza dallo strapiombo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ad accompagnarci ci sono vari cartelli informativi che illustrano la conformazione delle rocce, le piante che incontreremo durante il percorso e gli animali che è possibile osservare durante il passaggio.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Dopo pochi metri incontriamo un belvedere protetto da una staccionata in legno che permette di godere di una vista panoramica della spettacolare gravina. Ammiriamo così le pareti rocciose che la compongono e la fitta vegetazione che si è insediata tra di esse.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

E’ qui che la guida ci spiega che il cammino che stiamo percorrendo calpesta un suolo formato da una roccia carbonatica del Cretaceo: il calcare di Altamura.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


«Milioni di anni fa qui c'era un antico fondale marino - spiega Vittorio -. Questa roccia si è formata per sedimentazione carbonatica, processo avvenuto nel mare e durato centinaia di migliaia di anni. Successivamente le spinte della Terra hanno sollevato i fondali, creando un enorme blocco di roccia tra l'entroterra e lo Ionio. Quando i fiumi hanno trovato la strada sbarrata da questa barriera, hanno iniziato a infilarsi nelle sue crepe, consumando e sciogliendo la roccia fino a scavare i canyon che vediamo oggi».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

A riprova che un tempo qui c’era il mare ci sono una serie di fossili, quali quelli dei gasteropodi, delle rudiste e persino di antichissime ostriche.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Proseguiamo, immergendoci nella natura tra fragni e piante sclerofille sempreverdi. «Queste ultime hanno foglie simili tra loro – ci dice Giacoia –: sono coperte da uno strato ceroso che le rende meno permeabili all’evaporazione trattenendo così l’acqua. C’è il lentisco, le cui foglie sembrano essere di plastica, il terebinto (“parente” del pistacchio), ma anche il timo selvatico che profuma tutto l’ambiente circostante».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Gli animali che abitano la gravina sono tra i più vari. Abbiamo volpi, ricci, cinghiali, donnole, lupi e rapaci quali il capovaccaio, il lanario, il falco pellegrino e il biancone.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Qui è presente anche il raro gufo reale, alto circa 65 centimetri – sottolinea la guida –. La gravina è l’unico posto in Puglia in cui sopravvive: c’è una sola coppia di esemplari e di sera è possibile ascoltarne il verso».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Proprio mentre stiamo parlando avvistiamo in alto un nibbio bruno. «Svolazza su di noi perché è curioso o perché avverte un pericolo – avverte Vittorio –. Se si dovesse avvicinare vorrebbe dire che il suo nido è nelle vicinanze: sarebbe quindi un invito ad andare via».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Per fortuna il grosso uccello vola via, mentre noi proseguiamo sul sentiero che a un certo punto si allarga raggiungendo un ampio spiazzo da cui è possibile ammirare il panorama della gravina da un’altra angolazione.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

È il nostro punto di arrivo, ma non quello della grande gravina, la quale nel suo ultimo tratto degrada verso la pianura di Ginosa Marina e Castellaneta Marina, trasformandosi in un vallone alluvionale d'argilla che sfocia, dopo 12 chilometri di lenta corsa, nel fiume Lato.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Qui per informazioni sulle escursioni alla Gravina di Laterza.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica)
 


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita
È uno dei canyon più grandi d’Europa e oltre a offrire panorami mozzafiato, ospita al suo interno rare specie di piante e animali...
...parliamo della Gravina di Laterza, imponente incisione carsica situata nel territorio del comune omonimo, in provincia di Taranto
Estesa per 800 ettari, lunga 12 km, larga più di 400 metri e profonda 340...
...si è formata negli ultimi due milioni di anni grazie all'azione corrosiva dell'acqua sulla roccia calcarea
Oggi è tutelata e protetta e rappresenta la gola più spettacolare (e più incontaminata) tra quelle presenti nel Parco naturale regionale “Terra delle Gravine”
Per raggiungere la gravina imbocchiamo dal centro di Laterza via Selva San Vito, strada che dopo aver cambiato nome in provinciale 15, dopo duecento metri conduce all’Oasi di protezione della fauna della Gravina di Laterza
Imbocchiamo il sentiero n.3, segnalato da un cartello in legno...
...e da un tabellone che raffigura la mappa della gravina
Il viottolo, di terra e pietrisco, costeggia il bordo del canyon restringendosi in alcuni punti e mantenendo una distanza di sicurezza dallo strapiombo
Ad accompagnarci ci sono vari cartelli informativi che illustrano la conformazione delle rocce...
...le piante che incontreremo durante il percorso...
...e gli animali che è possibile osservare durante il passaggio
Dopo pochi metri incontriamo un belvedere protetto da una staccionata in legno che permette di godere di una vista panoramica della gravina
Ammiriamo così le pareti rocciose che la compongono e la fitta vegetazione che si è insediata tra di esse
E’ qui che la guida ci spiega che il cammino che stiamo percorrendo calpesta un suolo formato da una roccia carbonatica del Cretaceo: il calcare di Altamura
A riprova che un tempo qui c’era il mare ci sono una serie di fossili, quali quelli dei gasteropodi...
...delle rudiste...
...e persino di antichissime ostriche
Proseguiamo, immergendoci nella natura...
...tra fragni...
...e piante sclerofille sempreverdi. Come il lentisco, le cui foglie sembrano essere di plastica...
...il terebinto (“parente” del pistacchio)...
...ma anche il timo selvatico che profuma tutto l’ambiente circostante
Gli animali che abitano la gravina sono tra i più vari. Qui è presente anche il raro gufo reale. La gravina è l’unico posto in Puglia in cui sopravvive: c’è una sola coppia di esemplari e di sera è possibile ascoltarne il verso
Proprio mentre stiamo parlando avvistiamo in alto un nibbio bruno. «Svolazza su di noi perché è curioso o perché avverte un pericolo», avverte la guida
Proseguiamo sul sentiero che a un certo punto si allarga raggiungendo un ampio spiazzo da cui è possibile ammirare il panorama della gravina da un’altra angolazione
È il nostro punto di arrivo, ma non quello della grande gravina...
....la quale nel suo ultimo tratto degrada verso la pianura di Ginosa Marina e Castellaneta Marina, trasformandosi in un vallone alluvionale d'argilla che sfocia, dopo 12 chilometri di lenta corsa, nel fiume Lato



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