di Adriana Gambacorta e Giuseppe Capano

Musica, carrozze e cortei: in provincia di Bari sopravvive il funerale in pompa magna
SANTERAMO IN COLLE - Feretri che precedono cortei con bande musicali a scandirne il tragitto e sontuose carrozze ad accompagnarne l'ultimo viaggio. In alcuni paesi della provincia di Bari sopravvive ancora la pomposa usanza di “guidare” il defunto dalla chiesa al cimitero.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Scene del genere sono osservabili in particolare nei paesi della Murgia a sud-est di Bari, come Santeramo in Colle, Gioia del Colle, Cassano delle Murge e Sammichele di Bari: le processioni sono aperte da chi regge le decorazioni floreali donate ai parenti del caro estinto, seguiti dai musicisti e dalla coda di persone giunte per l'estremo saluto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La scelta di dotarsi di un sottofondo musicale è una pratica secolare: risale almeno al 700 e risponde proprio al desiderio di rendere udibile all'intero centro abitato lo svolgersi delle esequie. É in voga soprattutto a Santeramo, dove abbiamo incontrato il titolare dell'agenzia funebre De Michele.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Chiediamo sempre ai nostri clienti se vogliono avvalersi di questo servizio - spiega l'imprenditore -. La risposta positiva arriva soprattutto nel caso di famiglie legate alle tradizioni locali o di anziani che in vita abbiano espressamente manifestato questa volontà».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

In caso di via libera, il gestore contatta così le due bande del paese: la "Umberto Minervini" e la "Santa Cecilia" . «A Santeramo hanno luogo circa 200 funerali all'anno - spiega Vito Ruscigno, presidente del primo complesso - e almeno 70 di essi vengono impreziositi dalle note di strumenti musicali»

«Tra di noi ci sono studenti del conservatorio e professionisti - evidenzia invece il direttore della seconda banda -. Suoniamo soprattutto marce funebri di compositori pugliesi come Nino Ippolito e Angelo Lamanna». «Non mancano però richieste di brani più moderni - aggiunge Ruscigno -. A volte eseguiamo "Con te partirò" di Andrea Bocelli e la colonna sonora del film "La vita è bella"».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Quello di infoltire il corteo con carrozze trainate da cavalli è un rituale più diffuso a Gioia. Qui scambiamo due chiacchiere col gestore della Ciliberti, agenzia funebre del posto, che ci mostra lo sfarzoso mezzo di trasporto a disposizione della clientela: intarsiato su ciascun angolo di foglie e statuette di arcangeli dorate, ha lati in vetro per rendere visibile il feretro all'esterno.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Fu realizzata da mio padre nel 1932 - racconta il titolare - e la faccio trainare da imponenti cavalli neri: a fornirceli è un allevamento di Matera che espone i suoi esemplari alla nota fiera equina di Verona. A volte offriamo questo servizio anche nei comuni limitrofi, nel brindisino o addirittura in Abruzzo».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Il costo è di 2000 euro - prosegue il gestore - ai quali eventualmente si possono aggiungere 600 o 700 euro per la banda. Peccato che però questo rito si stia gradualmente perdendo e non per il prezzo, bensì per la costruzione a Gioia di un sottovia che rende difficoltoso il percorso che va dal paese al cimitero, situato in periferia».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

E parlando con alcuni abitanti del posto, i pareri su queste cerimonie sono discordanti. «Un mio amico ha voluto fortemente un carrozza per l'addio a sua madre - sottolinea una signora -. Desiderava un ultimo viaggio degno di quella che era stata la sua "regina"».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Di contro c'è chi parla di «scarsa sobrietà», «eccessiva ostentazione» e persino di «roba da mafiosi». Critiche forse fondate, che però fungono (come già accaduto per le prefiche) da lenta marcia di accompagnamento della tradizione verso il cimitero dell'oblìo.


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