di Giancarlo Liuzzi

Bari, la storia di Villa Zanchi Capitaneo: edificio del 700 che ha visto nascere Palese
BARI – È in assoluto l’edificio più antico di Palese, costruito quando il rione barese rappresentava solo una distesa di campagna posta tra Modugno e il mare. Il complesso in questione è Villa Zanchi Capitaneo, dimora nata nel 1763 che, a distanza di più di 250 anni, ha conservato tutti i suoi tratti nobiliari fatti di loggiati barocchi, saloni affrescati e di una cappella che in passato ha custodito reliquie di martiri e bolle papali. (Vedi foto galleria)

La struttura sorge su via Modugno, strada che un tempo collegava la frazione di Palese al suo vecchio comune di appartenenza. Siamo a ridosso della statale 16, in una zona denominata, proprio per la presenza della villa, Sop’a ZZanghe (“Sopra a Zanchi”).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Fu costruita da Vincenzo Zanchi, nobile originario di Bergamo e residente a Modugno su un suolo precedentemente appartenuto alla famiglia Capitaneo, quest’ultima giunta a Bari nel 500 al seguito della duchessa Isabella D’Aragona e ancora oggi proprietaria dell’omonimo palazzo situato nel centro di Palese.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel 1881 la villa ritornò proprio ai Capitaneo, che nel frattempo si erano imparentati con gli Zanchi. E da allora è stata tramandata di generazione in generazione. Oggi è posseduta per metà dal 57enne regista Vito Giuss Potenza, figlio di una delle eredi e per la restante parte da una sua procugina. Affittata a terzi, la residenza è stata però recentemente messa in vendita.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si presenta circondata da un giardino con pineta (solo una parte del grande terreno che un tempo era annesso) e mostra una facciata in pietra bianca su differenti livelli, impreziositi da alcuni decori angolari sul tetto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il complesso mantiene l’impianto architettonico delle masserie fortificate a corte, risultato di una serie di costruzioni di epoche diverse distribuite attorno a un cortile che formano due bracci a forma di elle, uno a nord e l'altro a est. Il corpo centrale si sviluppa su due piani e sfoggia uno stile tardo barocco con le facciate costituite da tufo calcareo.

Il prospetto angolare di nord-est è contraddistinto da quattro profondi archi incassati nei quali si aprono delle porte-finestre con balconi. I pilastri del piano terra, che reggono le arcate, e rivestiti in bugnato rustico, sono invece resti di una torre d'avvistamento con muri a scarpa del XVI secolo sulla quale la dimora fu costruita.

Sulla sinistra è anche presente la piccola chiesa dedicata a Santa Maria del Rosario, contraddistinta da un piccolo portone in legno sovrastato da un crocifisso. L’interno a volta è molto semplice, ospita varie sedie in legno, e conduce a un altare bianco dominato da un quadro.


Costruita nel 1766, la piccola cappella accolse, alla fine del XVIII secolo, alcune teche giunte da Roma contenenti le reliquie di sei santi martiri: Crescenzio, Illuminato, Fausto, Valentino, Reparata, Ventorino e Desiderii. Queste furono visibili nelle pareti laterali fino ai primi anni 90 del 900, quando vennero trafugate da ignoti. Mentre durante la Seconda guerra mondiale, quando la villa divenne quartier generale inglese del nord barese, andarono disperse le bolle papali che avevano accompagnato le spoglie al loro arrivo.

Frequentato da tutti gli abitanti e i contadini della zona, questo tempietto sacro si “vestiva a festa” a novembre per omaggiare Santa Cecilia. Oggi viene invece aperto solamente durante i mesi di maggio e giugno dalle donne del quartiere per recitare il rosario.

Non ci resta ora che entrare. L’accesso all’immobile è costituito da un antico e malandato portone in legno. Quest’ultimo porta nella corte interna con pavimento a chianche dove tra biciclette, tavoli e sedie in plastica fa subito bella mostra di sé il caratteristico loggiato pergolato del piano nobile, che contrasta col bianco calce del pianterreno.

Attraverso una scala esterna si raggiunge il porticato, sorretto da un parapetto sagomato in pietra, e impostato su pilastri con paraste, che scandiscono cinque fornici d'ampiezza diversa creando un raffinato gioco di archi e volte.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Al centro del loggiato si sviluppa in altezza un piccolo campanile a vela, ormai privo di campana, ma impreziosito da anfore in terracotta smaltata, presenti su tutto il cornicione. Mentre, agli angoli della struttura, ci sono pinnacoli simmetrici a spigolo dotati di feritoie.


A questo punto per completare il viaggio dovremmo visitare le stanze, ma purtroppo, come detto, la residenza è attualmente occupata da una serie di affittuari. Ci affidiamo così ad alcune fotografie forniteci da Potenza e dall’agenzia immobiliare Studio Cavallo, che ha in carico la vendita della villa.

E così possiamo scoprire come l’interno del primo piano sia costituito da sette ampi ambienti con volte a padiglione tutti comunicanti tra di loro. I soffitti, affrescati a tempera sul finire dell’800, presentano un rosone a ombrello centrale sui cui lati si sviluppano delle quadrature geometriche contenenti dei medaglioni.

Si possono notare i vari decori realizzati con colori tenui dal rosa all’ocra, dal verde all’azzurro impreziositi da eleganti motivi vegetali dorati. Nelle raffigurazioni ovali si ammirano invece paesaggi marini, collinari e fini motivi floreali. In un altro medaglione, in parte rovinato, sembrano esserci due colombe bianche su sfondo grigio.

Sul pavimento, infine, sono ancora presenti le originali cementine di diversa tipologia che creano un’elaborata fantasia geometrica. Rombi, esagoni, cubi e stelle di diversi colori si alternano in quelli che un tempo erano i saloni nobiliari di questa villa, che ha visto nascere, crescere e trasformarsi il quartiere Palese di Bari.

(Vedi galleria fotografica)


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