di Gianmarco Di Carlo - foto Antonio Caradonna

Bari, la storia della Madonna del Rosario: la chiesa che vive in simbiosi con Il Trampolino
BARI – Anni fa vi parlammo della cosiddetta “chiesa del Trampolino”: un piccolo tempio religioso posto vicino al mare e nascosto nel parcheggio del famoso lido di San Girolamo. All’epoca però ci limitammo a descriverne l’esterno e a raccogliere qualche testimonianza, anche perché l’edificio risultava visibilmente abbandonato e malmesso. Ma oggi è arrivato il momento di raccontarvi la particolare storia della chiesa, che proprio in questi giorni sta tornando a vivere: è infatti in atto un’importante ristrutturazione che la riporterà ai fasti di un tempo. (Vedi foto galleria)

Ma andiamo con ordine. Intanto il monumento ha un nome ufficiale: è intitolata alla Madonna del Rosario. E venne costruita nel 1935 per volere dell’avvocato Beniamino Cipparoli, ovvero il fondatore della Saicaf, la nota azienda barese specializzata dal 1932 nella produzione del caffè.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Dopo aver vinto un’importante causa che gli permise di guadagnare un’ingente somma di denaro, il religiosissimo Beniamino decise infatti di ergere una cappella privata accanto alla sua villa, situata su un piccolo fazzoletto di sabbia a pochi passi dal mare.

È importante ricordare il particolare della sabbia, perché fu proprio sfruttando questo arenile che dopo pochi anni venne realizzato il Lido Eden, quello che poi nel 1955 diventerà “Il Trampolino”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A trasformare e allargare lo stabilimento fu Mariellina Cipparoli, unica figlia di Beniamino e moglie dell’altamurano Leonardo Lorusso, futuro presidente della Saicaf. La donna abbattè così la villa preesistente per dare vita a quello che sarebbe diventato lo stabilimento balneare più “in” di Bari.

La chiesa naturalmente rimase lì dov’era, iniziando da quel momento un’inedita convivenza con la spiaggia, con cui vive ancora oggi in simbiosi. Seppur piccola e semplice, rappresentò per decenni il luogo prescelto dalle famiglie Cipparoli e Lorusso per raccogliersi in preghiera. E spesso venne anche aperta al pubblico per messe domenicali e battesimi. 

Una storia gloriosa che si interruppe nel 2005, quando il tempio fu chiuso perché bisognosa di lavori di manutenzione che non vennero però mai realizzati. Così la Madonna del Rosario fu pian piano dimenticata, vittima anche di numerosi atti vandalici che la danneggiarono pesantemente. 

Ma oggi, a distanza di 15 anni, la chiesetta sta tornando in vita. «La mia famiglia si sta occupando del suo completo ripristino – rivela infatti il 39enne Leonardo Lorusso, pronipote di Beniamino Cipparoli -. Ci siamo resi conto che in una società sempre più frenetica e complessa occorre tornare ad apprezzare le cose semplici e modeste, proprio come questo posto. Vogliamo diventi nuovamente un punto di riferimento del quartiere, dove poter svolgere messa o fare corsi di catechismo. E in vista della sua riapertura, le cambieremo anche nome, aggiungendo alla Madonna del Rosario l’intitolazione di “Regina del Mare” per sottolineare la splendida posizione in cui si trova». 

Non ci resta ora che andare a far visita al tempio. Per raggiungerla bisogna percorrere via Van Westerhout: poco prima di salire sul ponte che sovrasta il Canalone di San Girolamo, giriamo a destra per la stretta via Cipparoli, stradina che prende il nome proprio dal fondatore della chiesa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Percorso un centinaio di metri si apre sulla destra un cancello automatico che dà accesso all’area del Trampolino: da una parte si trova l’ingresso del lido e dall’altra il parcheggio, lì dove si staglia la nostra Madonna del Rosario, parzialmente nascosta da uno spoglio albero di alianto.


Ci avviciniamo per goderci la bellezza del viale di ingresso, dove aiuole di pitosforo ci accompagnano al portone, anticipato da una decina di gradini.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La bianca e graziosa facciata denota il candore e le sfumature tipiche della pietra calcarea di cui è composta la muratura. E presenta i tratti caratteristici dello stile neoromanico in voga in quegli anni del Novecento, quando ci fu un ritorno agli stilemi dell’architettura medievale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Elementi – spiega l’architetto Paolo Tupputi - che possiamo ad esempio individuare nell’arco a tutto sesto che sormonta la porta principale, decorato da una ghiera a rilievo detta “a dente di lupo” per via della sua forma triangolare».
 
Alzando lo sguardo verso la parte superiore della facciata, notiamo una curiosa decorazione: sono gli archetti pensili, anch’essi elementi neoromanici. Lo stesso tipo di fregio che ritroviamo in cima al campanile composto da mattoni in tufo, che si erge nella parte sinistra dell’edificio.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Entriamo. In un attimo veniamo catapultati in un piccolo ma suggestivo ambiente a navata unica illuminato da due lampadari da soffitto e quattro candelabri. Le pareti, che presentano due monofore, sono bianche nella parte superiore e grigie in quella basamentale. E alla destra della porta di ingresso è presente il confessionale originale in legno.

Superate le cinque file di panchette, ci avviciniamo al presbiterio, introdotto da un arco a tutto sesto ai cui lati sono poste due statuette: una di Gesù e l’altra di San Nicola. Il minuscolo altare in marmo bianco è invece sormontato da un dipinto che ritrae la Madonna del Rosario. Mentre sulla sinistra è appoggiato su una mensola il busto di Beniamino Cipparoli.

Ma a rendere particolare l’interno è il soffitto ligneo, dotato di capriate decorate da una successione di cerchi con temi floreali stilizzati che riprendono la fantasia “a dente di lupo” dell’esterno.

«Mia nonna Mariellina, che purtroppo è scomparsa nel settembre scorso, era tra le tante cose appassionata di moda e arredamento – sottolinea Leonardo-: e così per arricchire questa chiesetta importò il soffitto direttamente da Dobbiaco. Si innamorò infatti di queste doghe di legno in un grande mercato del Trentino-Alto Adige. Si possono notare questi disegni che sembrano quasi ricamati, tipici dello stile tirolese, come ad esempio una croce posta in alto all’arco trionfale».

Infine durante la nostra perlustrazione ci imbattiamo in una porticina marrone. La apriamo e volgendo la testa verso l’alto notiamo in fondo una campana: siamo infatti all’interno del campanile, ancora in fase di restauro.

Perché la chiesa non è pronta: bisognerà infatti attendere l'estate del 2021 per rivederla di nuovo in funzione. E solo allora, a due passi dall’Adriatico, sarà per sempre una “Regina del Mare”.

(Vedi galleria fotografica)


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Gianmarco Di Carlo
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Antonio Caradonna
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