di Marianna Colasanto

I palazzi in stile eclettico: «Ruppero la monotonia del centro di Bari»
BARI – Qualche settimana fa abbiamo parlato di Palazzo Fizzarotti, splendido esempio di “eclettismo”, stile architettonico caratterizzato dalla sintesi di diversi elementi ripresi da movimenti storici diversi. Ma a Bari non c’è solo il Fizzarotti: sono tanti infatti i palazzi disegnati da architetti che si sono rifatti all’eclettico, con il fine di andare a rompere, all’inizio del 900, la monotonia che caratterizzava a quell’epoca il quartiere Murattiano. Abbiamo parlato con l’architetto Simone De Bartolo, che ha condotto delle ricerche su questo tipo di edifici. (Vedi foto galleria)

Quali sono i maggiori esempi di palazzi “eclettici” a Bari?

La maggior parte di essi sono presenti ai confini del quadrilatero murattiano. Per esempio nella parte del rione Madonnella chiamata “quartiere Umbertino”, troviamo tra gli edifici privati Palazzo Ferreri costruito nel 1917 tra corso Cavour e via Cardassi e Palazzo Dioguardi Durante, nato nel 1925 su piazza Eroi del Mare. Mentre tra quelli pubblici c’è il Palazzo dell’Acquedotto in via Cognetti, finito nel 1931. Elementi eclettici sono presenti anche nell’edificio della Banca d’Italia in corso Cavour (1932) e nel Palazzo della Provincia del 1936, disegnato in stile eclettico neoquattrocentesco, cosa si evince dalle arcate del portico d’ingresso che poggiano direttamente su colonne e non su pilastri (chiara reminiscenza dell’architettura fiorentina brunelleschiana), dalle bifore che derivano dallo stile romanico pugliese e dalle finestre crociate. Spostandoci di zona, a ridosso del borgo antico abbiamo Palazzo Girone, costruito nel 1925, ad angolo tra via Francesco d’Assisi e piazza Massari. In pieno quartiere Murattiano si trova invece Palazzo Ingami-Scalvini, eretto nel 1924 all’incrocio tra via Cairoli e via Putignani.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quest’ultimo è stato progettato dall’architetto Corradini, lo stesso di Palazzo Fizzarotti.
 
Sì, fu disegnato dall’architetto romano Cesare Augusto Corradini, lo stesso che intervenne nella realizzazione soprattutto degli interni di Palazzo Fizzarotti. Il committente fu l’ingegnere Ulrico Ingami. Lo stile eclettico di Palazzo Ingami-Scalvini si evince dalla presenza di parecchi simboli posti all’interno, come i segni zodiacali dipinti nell’attico e i protomi che discendono dalle maschere apotropaiche. Le pitture rappresentano soggetti allegorici e sono dei fratelli Prayer, Mario e Guido, pittori e decoratori veneziani del primo 900 che si trasferirono a Bari. Le bifore del primo piano sono composte con le chiavi degli archi ribassati che recano protomi leonine in foggia medioevale, ricorrenti nelle costruzioni tradizionali, la cui “funzione” era quella di riuscire ad allontanare la malasorte e per questa ragione dovevano essere mostruose, in grado di spaventare gli spiriti maligni e tenerli distanti dalle abitazioni. Infine, altro elemento caratteristico sono le epigrafi in latino poste sulle facciate.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


L’eclettismo va di fatto a rompere una certa linearità che caratterizzava all’epoca il centro di Bari…

Certo, perché il quartiere fondato nel 1813 aveva uno stile monotono, neoclassicista, con il palazzi disposti a scacchiera, molto regolare e stancante e limitante per la creatività dell’architetti. Questa linearità viene spezzata all’inizio dell’900 con lo stile Liberty e in particolare con l’Eclettismo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Oltre al già citato Corradini qual è l’architetto a cui più si lega questo stile nel capoluogo pugliese?

Sicuramente Saverio Dioguardi, che ha progettato sia Palazzo Girone che Palazzo Dioguardi Durante. Lui cercò di rompere la monotonia collocando l’ingresso degli edifici in posizione angolare o perlomeno inserendo in angolo qualche elemento architettonico caratterizzante. Infatti ad esempio il Palazzo Dioguardi Durante ha la caratteristica di avere questo corpo bovindo angolare che fuoriesce (il termine deriva dall’inglese, bow window, finestra ad arco, in cui gli infissi e le ante vetrate non sono allineate al muro). Era un modo per regalare “fantasia” a una città che dal punto di vista architettonico è sempre stata un po’ troppo grigia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Marianna Colasanto
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  • Rocco Labellarte - Dimenticate lo storico Palazzo Teodora Massa in via G. De Ruggiero, 1, costruito con lo stesso sistema dei castelli... per gli eroi e idella prima guerra Mondiale...

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