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Bari, da Salvemini a Platt: la grande illusione del 1992
C’è stato un momento, più di altri, in cui Bari ha creduto, finalmente, di poter albergare stabilmente in Serie A. E di farlo per un lungo periodo, ricalcando - a titolo meramente esemplificativo - quanto avviene ad Udine, dove la squadra milita ininterrottamente in Serie A da quasi 25 anni. D’altro canto, una piazza importante come Bari, una delle capitali indiscusse del Sud Italia, non può che avere l’ambizione di giocare continuativamente nella massima serie, diventando una presenza fissa nella cartina geografica italiana del calcio che conta.

Salvemini: l’uomo che fece sognare l’UEFA al popolo barese

Quel momento, illusorio e splendido al tempo stesso, è avvenuto a cavallo fra gli anni ‘80 e ‘90 durante la presidenza della famiglia Matarrese, di cui Antonio era il membro più importante ed in vista a livello mondiale, basti pensare ai lunghi incarichi ricoperti in Lega Calcio e FIGC, quest’ultima presieduta per oltre un decennio, e le vicepresidenze in seno ai massimi organismi calcistici mondiali come FIFA e UEFA.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La creazione del mastodontico Stadio San Nicola fu, secondo quanto narrano alcuni addetti ai lavori, merito suo. E valse alla città di Bari la possibilità di ospitare, durante il Mondiale del 1990, la finale 3-4 posto, che vide l’Italia di Azeglio Vicini prevalere sull’Inghilterra di Bobby Robson.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A fine anni ‘80, sotto la guida di Gaetano Salvemini, un tecnico più di sostanza che d’apparenza, il Bari ritrovò la Serie A dopo tre anni in Serie B. Il grande lavoro del tecnico, un uomo di Molfetta che aveva il Bari nel proprio DNA, fu estremamente apprezzato dalla piazza, che lo assunse al ruolo di mentore di quella compagine.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ed i risultati, in tal senso, non tardarono ad arrivare. Nella stagione successiva, il Bari giocò un grande campionato, cullando addirittura il sogno UEFA per chiudere, poi, al decimo posto. I Galletti, all’epoca, divertivano il pubblico barese. E ad accendere la fantasia, più di altri, erano due giocatori talentuosi, restati nel cuore degli sportivi baresi: Joao Paulo e Pietro Maiellaro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Era l’ultimo anno al Della Vittoria, che l’anno dopo sarebbe andato definitivamente in pensione per far posto al San Nicola. Vincere a Bari, era tutt’altro che semplice: il Napoli di Maradona acciuffò il pareggio solo in zona Cesarini, dopo esser stato in svantaggio per quasi tutto il match; il Milan di Sacchi vinse solo al ‘90 grazie a Van Basten, dopo aver subito la propositività dei Galletti. Anche l’Inter di Trapattoni e la Juventus di Zoff uscirono dal Della Vittoria con un misero punticino. Delle grandi, la sola Sampdoria di Boskov mise sotto, dal punto di vista del gioco, il Bari al proprio domicilio.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Due salvezze storiche: Bari sogna di entrare nel calcio che conta
L’anno successivo, però, non fu altrettanto entusiasmante. Anche se la squadra di Salvemini, trasferitasi nel nuovo San Nicola, riuscì a mantenere un eccellente rendimento interno: in tutto il campionato, solo la Roma uscì con i due punti dallo stadio pugliese.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Il Milan di Sacchi, giunto ormai al termine della propria esperienza rossonera dopo il “caso Marsiglia”, fu addirittura sconfitto (2-1) alla penultima di campionato. Un successo che mise la ceralacca sulla salvezza, nonostante un rendimento esterno spaventosamente deficitario, condito, talvolta, da sconfitte sonanti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Una permanenza in Serie A comunque storica: Bari, per la prima volta dalla fine degli anni ‘50, poteva disputare il terzo campionato consecutivo nella massima serie. Fatto tesoro delle difficoltà dell’annata precedente, i Matarrese decisero di investire, pesantemente, in sede di calciomercato. Il colpaccio fu David Platt, che dodici mesi prima, durante il Mondiale, si mise in evidenza con la casacca dei Three Lions.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’inglese arrivò dall’Aston Villa per oltre 15 miliardi di lire, diventando il calciatore più pagato nella storia del Bari Calcio. Ma non fu l’unico acquisto. Grazie ai buoni uffici col Milan, Matarrese portò a Bari - con la formula del prestito - due calciatori di belle speranze come Boban e Carbone, quest’ultimo di ritorno dopo essere esploso nel mondo professionistico con la maglia biancorossa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Oltre alla gioventù, ampliata anche dall’acquisto del diciannovenne Jarni, a Bari arrivarono elementi navigati ed esperti della massima seria, come Domenico Progna e Daniele Fortunato

1992: l’illusione e la fine di un sogno

Il Bari, forse per la prima volta da quando esisteva, era una delle regine del calciomercato: se all’epoca ci fosse esistito un sito di scommesse come casinoonlineaams.com, la salvezza dei pugliesi avrebbe ricevuto una quota certamente bassa in quanto reputata di facile realizzazione. Ed i tifosi, conseguentemente, sognavano di poter competere alla conquista di un piazzamento europeo. La storia, però, fu ben altra. Salvemini, che non avallò completamente quel mercato, si dimise dopo cinque giornate, in cui il Bari raccolse solo due pareggi e tre sconfitte.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Al posto del tecnico pugliese arrivò un inesperto Boniek, che, di fatto, non fu in grado di invertire la rotta. Anzi, probabilmente acuì i problemi di una squadra che, al di là dei nomi, era stata costruita con poco costrutto dal punto di vista tattico.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La squadra albergò stabilmente nella zona retrocessione, chiudendo il torneo al quart’ultimo posto che equivalse al ritorno in Serie B dopo tre anni nella massima serie. In quel momento, probabilmente, si chiuse il sogno di fare grande calcio a Bari, nonostante, negli anni successivi, la squadra fu promossa in Serie A più volte.

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