Letto: 1568 volte | Inserita: domenica 15 ottobre 2017 | Visitatore: Danilo

Mio figlio di 17 annni verrà sottoposto a un’operazione al cuore: gli sarà chiuso il forame ovale pervio tramite sutura percutanea “noblestich”, quindi senza occlusore metallica (ombrellino), ma verra cucito direttamente con ago e filo. A detta del chirurgo potrà riprendere l’attivita sportiva agonistica in maniera veloce e sicura non dovendo seguire alcuna terapia farmaceutica. Nel giro di pochi giorni potrà ritornare sul campo di calcio? Sono un po’ perplesso per quanto riguarda le tempistiche...

La “Noblestitch” (dal nome dell’inventore) è una procedura recente e rivoluzionaria che propone la sutura diretta del forame ovale del cuore mediante un approccio meno invasivo percutaneo, sotto controllo radiologico ed ecocardiografico. Ci sono meno rischi di endocarditi e allergie al nichel rispetto al tradizionale impianto con “ombrellino”, oltre al fatto che non viene più indicata la conseguente terapia antibiotica e antiaggregante. Questo renderebbe teoricamente più rapida la ripresa dell’attività sportiva.

La tecnica non è però ancora ampiamente utilizzata, mancano evidenze scientifiche e registri. Ci sono solo pochi centinaia di casi in tutta Europa e non si conosce il follow-up, cioè l’assenza di problematiche nel tempo.

Capisco l’entusiasmo del cardiologo interventista, ma prima di riprendere allenamenti e gare suo figlio dovrà sottoporsi a un giudizio d’idoneità, finalizzato alla salute dell’atleta e non a interessi commerciali, con esami clinici e strumentali che garantiscono, almeno a una distanza di 3 mesi, l’assoluta mancanza di passaggio di sangue tra i due atri: lo shunt.

Il mio consiglio quindi è la sospensione dell’attività sportiva agonistica per un periodo non inferiore ai 90 giorni, contro comunque i 180 previsti in caso di chiusura con normale impianto.  

 

Risponde

RICCARDO GUGLIELMI – Medico cardiologo sportivo Specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare e cardioangiochirurgia, è stato Direttore della Cardiologia Ospedaliera “Luigi Colonna” del Policlinico di Bari e docente di cardiologia presso la Scuola di specializzazione in medicina dello Sport dell’Università di Bari.

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