Letto: 1705 volte | Inserita: giovedì 3 novembre 2016 | Visitatore: Luca Tocchi

Ho 19 anni non bevo alcool, non fumo e seguo una dieta fornitami dal nutrizionista. Ora vado in palestra e faccio bodybuilding per avere un corpo atletico ma non troppo esagerato. La frequento 4-5 volte alla settimana per circa un’ora a volta, in più il pomeriggio vado a correre per una distanza compresa tra 2 e  i 5 chilometri. La domanda è: questo stile di vita è dannoso al cuore? Su internet ho letto che i pesi causano un’ipertrofia ventricolare sinistra: ma facendo jogging questo fenomeno si allevia? Inoltre: cos’è il cuore d’atleta? È dannoso?



Gentile lettore, fa molto bene a praticare attività fisica, che spesso ho segnalato come farmaco ideale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e oncologiche. Utilissima è l’alternanza di attività aerobica, corsa, con esercizi di potenziamento muscolare in palestra. E’ giovane e può avere ritmi alti, ma non esageri. Alla sua età non superi le 4-5  ore settimanali di esercizio fisico globale specialmente se integrate in attività lavorativa non sedentaria.

Controllo dell’alimentazione, non fumare e attività motoria sono gli elementi base per un corretto stile di vita. La palestra è importante, scelga quella con istruttori qualificati, che siano in grado di seguirla e consigliarla.

L’attività fisica in palestra non produce in condizioni normali l’ipertrofia cardiaca patologica, espressione del danno miocardico che si osserva nell’ipertensione arteriosa,  miocardiopatie o alterazioni delle valvole. L’allenamento intenso produce l’adattamento di tutti i muscoli, cuore compreso, con l’aumento delle fibre muscolari e lo spessore delle pareti dei ventricoli cardiaci. Questa fisiologica risposta migliora la capacità di pompa del cuore, favorisce la circolazione del sangue e riduce la frequenza cardiaca.

Il “cuore di atleta” è un fenomeno reversibile e non patologico, ma se si esagera nei carichi di lavoro e nella frequenza degli esercizi, dall’aumento dello spessore si passa alla dilatazione  delle camere cardiache, con conseguenze negative sull’organismo, affanno e aritmie.

 

 

Risponde

RICCARDO GUGLIELMI – Medico cardiologo sportivo Specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare e cardioangiochirurgia, è stato Direttore della Cardiologia Ospedaliera “Luigi Colonna” del Policlinico di Bari e docente di cardiologia presso la Scuola di specializzazione in medicina dello Sport dell’Università di Bari.

FAI UNA DOMANDA

Nome
Codice di controllo
Commento
Powered by Netboom
BARIREPORT s.a.s., Via Fiume 18/20
70127 Bari (BA) - Copyright BARIREPORT s.a.s. All rights reserved