Letto: 8488 volte | Inserita: domenica 19 gennaio 2014 | Visitatore: Filippo

E’ un ‘espressione usata negli anni Cinquanta per indicare l’aumento del volume cardiaco in seguito all’intensa attività sportiva. E’ l’adattamento cardiocircolatorio a carichi di lavoro continui che determinano cambiamenti della forma e della funzione del cuore.

Il cosiddetto “cuore d’atleta” si caratterizza per aumento di volume e forza di contrazione, con associata riduzione della frequenza cardiaca. Il cuore è un muscolo e come tutti i muscoli aumenta di spessore in seguito agli allenamenti.

L’ipertrofia è uniforme, non altera la geometria delle camere cardiache, ventricoli e atri, a differenza di quella secondaria a patologie come l’ipertensione, l’infarto e le malattie delle valvole.

Il cuore d’atleta non è patologia, ma è necessario rilevare che è sempre secondario a un continuo e intenso lavoro fisico. Gli aumenti di volume e l’ipertrofia che si riscontrano in individui che praticano attività fisica non intensa a scopo ludico ricreativo sono la spia di una problema che deve essere ben diagnosticato e curato.

Risponde

RICCARDO GUGLIELMI – Medico cardiologo sportivo Specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare e cardioangiochirurgia, è stato Direttore della Cardiologia Ospedaliera “Luigi Colonna” del Policlinico di Bari e docente di cardiologia presso la Scuola di specializzazione in medicina dello Sport dell’Università di Bari.

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Commento
  • Domenico
    Ho letto sul sito medicitalia. It un commento da parte di un medico che diceva che il cuore d'atleta è patologico

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