Da Nicola Ruffo ad Antonella Lopez: i nomi dei 14 innocenti uccisi dalla criminalità barese
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mercoledì 17 giugno 2026
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di Francesco Sblendorio
Quello di Fazio è forse il nome più noto tra quelli che, a Bari e provincia, sono caduti sotto i colpi della malavita pur non c’entrando nulla con essa. Sono infatti quattordici le persone ammazzate per sbaglio nel barese: la prima nel 1974, l’ultima nel 2024.
I loro nomi sono compresi in un apposito elenco curato dall’associazione Libera e letto ogni anno, il 21 marzo, nel corso delle manifestazioni per la “Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
La lista, consultabile sul sito https://vivi.libera.it, conta oltre mille cittadini italiani. In Puglia la provincia di Foggia detiene il triste primato del sangue innocente versato con 33 casi. Seguono i territori di Brindisi (25), Lecce (16), Bari (14) e Taranto (11).
Abbiamo quindi ricostruito in breve la storia delle 14 persone che, seppur estranee alle dinamiche mafiose, sono state uccise dalla criminalità a Bari e provincia. (Vedi foto galleria)
Nicola Ruffo (1974, Bari) – Nicola Ruffo è stato la prima vittima innocente di mafia barese, ucciso il 6 febbraio 1974. Quella sera, mentre percorreva via Luigi Ricchioni, nel quartiere Picone, il 44enne macchinista ferroviario nativo di Palagiano notò che in una tabaccheria era in corso una rapina a mano armata. Decise quindi di entrare nel negozio per difendere la proprietaria, ma uno dei delinquenti, forse sorpreso dal gesto di Nicola, si voltò verso di lui e gli sparò al cuore.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Giovanni Carnicella (1992, Molfetta) – Era sindaco di Molfetta da pochi mesi quando, il 7 luglio 1992, Giovanni Carnicella fu ucciso a soli 43 anni. Il suo assassino, Cristoforo Brattoli, si stava occupando di organizzare un concerto di Nino D’Angelo, idea nata durante una festa di un esponente della criminalità locale, Alfredo Fiore. Dopo che la Curia negò la disponibilità degli spazi del seminario, Brattoli fece pressioni sul sindaco affinché concedesse un campo sportivo. Carnicella fu però irremovibile e Brattoli, armato di fucile, si presentò al Comune e sparò al primo cittadino.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Michele Molfetta (1993, Bitritto) – Il 18 febbraio 1993 a fare le spese della guerra tra clan fu il dipendente comunale Michele Molfetta di Grumo Appula. Con la figlia di quattro anni era appena entrato in un negozio di giocattoli di Bitritto, quando il locale fu assalito dai rapinatori: il 38enne si trovò così al centro di una sparatoria, perdendo la vita. Le indagini portarono a identificare il mandante dell’azione nel boss barese Cosimo Di Cosola.
Luigi Fanelli (1997, Bari) – Il 26 settembre 1997 la giovane recluta dell’esercito Luigi Fanelli incontrò l’ex fidanzata all’enoteca Ridemus di via Fanelli, a Bari. A seguito di un acceso diverbio tra i due, lei andò via e poco dopo il 19enne fu visto allontanarsi con uno sconosciuto a bordo di uno scooter. Da allora di lui si perse ogni traccia. L’ipotesi è che la ragazza avesse mandato qualcuno a dare una lezione al ragazzo. Quasi 20 anni dopo si autoaccusò dell’omicidio Paolo Masciopinto, pregiudicato legato al boss Antonio Di Cosola.
Giuseppe Grandolfo (2000, Bari) – La sera dell’11 marzo 2000, dopo le 23, in un circolo ricreativo di via Bovio, nel quartiere Libertà, fecero irruzione due killer intenzionati a eliminare il boss emergente Antonio Abbaticchio. I colpi sparati freddarono per errore il 39enne Giuseppe Grandolfo, portiere del condominio Executive di via Amendola.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Maria Colangiuli (2000, Bari) – Passarono meno di tre mesi e il tragico canovaccio si ripetè. Il 7 giugno 2000 il quartiere San Paolo fu teatro di un regolamento di conti tra bande rivali, probabilmente collegabile alla lotta per il predominio nei traffici di stupefacenti. Uno dei colpi sparati colpì però Maria Colangiuli, una casalinga di 70 anni che si trovava sul balcone di casa sua, in un condominio di via Abruzzi.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Michele Fazio (2001, Bari) – «Abbiamo ucciso un ragazzo buono» è l’urlo che lanciò uno dei componenti del commando che, la sera del 12 luglio 2001, colpì a morte il 15enne di Bari Vecchia Michele Fazio. I killer erano stati inviati dal clan Capriati per un’azione contro i rivali Strisciuglio, ma a cadere fu il giovane barista, trafitto alla nuca mentre tornava a casa con le pizze per una cena in famiglia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Gaetano Marchitelli (2001, Bari) – La storia di Michele Fazio è simile a quella di un altro ragazzo. Il 2 ottobre 2003, Gaetano, 15 anni, lavorava come ogni sera in una pizzeria del quartiere Carbonara per pagarsi gli studi. Poco dopo le 23, da un’auto di passaggio partirono spari all’impazzata contro dei giovani fermi davanti al locale. Tra loro si trovava anche Gaetano che perse la vita, vittima accidentale della faida tra gli Strisciuglio e i Di Cosola.
Giuseppe Mizzi (2011, Bari) – Anche Giuseppe Mizzi fu vittima di un tragico scambio di persona il 16 marzo 2011. Antonio Battista, boss del clan Di Cosola, voleva vendicare il ferimento di un altro uomo legato alla cosca avvenuto il giorno prima e ordinò di uccidere il primo membro degli Strisciuglio che fosse capitato a tiro. Ma i due killer inviati a tale scopo a Carbonara, colpirono per sbaglio alle spalle il povero 39enne.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Giuseppe Di Terlizzi (2011, Bari) – Meno di un mese dopo, la notte del 10 aprile 2011, il tragico destino si abbatté su Giuseppe Di Terlizzi, 30enne che si trovava davanti a una discoteca: l’H25 di via Pasteur, a Bari. Fu colpito da un proiettile nel corso di uno scontro a fuoco tra due gruppi di giovani affiliati alla criminalità. Il killer fu individuato in Cosimo Magaletti, legato al clan Strisciuglio.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Flori Mesuti (2014, Bari) – Arrivato a Bari dall’Albania nel 2000, Flori Mesuti lavorava come operaio. Il 29 agosto 2014, nel quartiere Libertà, intervenne per difendere una donna e suo figlio dall’aggressione di alcuni ragazzi. Uno di questi era il figlio del boss Lorenzo Caldarola, affiliato al clan Strisciuglio. La spedizione punitiva non si fece attendere: poco dopo il 25enne fu raggiunto da tre uomini davanti a un bar e ucciso a colpi di pistola.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Domenico Martimucci (2015, Altamura) – Domenico era un calciatore di 27 anni. La notte del 5 marzo 2015 si trovava nella sala giochi Green Table di Altamura, che fu colpita da un attentato dinamitardo. Il proprietario del locale si era infatti rifiutato di tenere accese le macchinette sotto la pressione dei clan locali. Lo scoppio della bomba ferì gravemente Martinucci, che morì il 1° agosto dopo cinque mesi di agonia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Anna Rosa Tarantino (2017, Bitonto) – Anna Rosa è la più anziana tra le vittime innocenti di mafia del Barese. Il 27 dicembre 2017 l’84enne di Bitonto stava rincasando dopo la Messa del mattino. Alle porte del centro antico la raggiunse una raffica di colpi destinati a un pregiudicato di 20 anni, Giuseppe Casadibari, che secondo le indagini si sarebbe fatto scudo con il corpo della donna.
Antonella Lopez (2024, Molfetta) – Sono passati meno di due anni dalla notte tra il 22 e il 23 settembre 2024, quando Antonella Lopez si stava divertendo nella discoteca Bahia di Molfetta. La 19enne si trovò al centro di una sparatoria che aveva come obiettivo Eugenio Palermiti, giovane esponente dell’omonimo clan del quartiere Japigia. Quest’ultimo rimase solo ferito, Antonella morì senza mai sapere il perché.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
(Vedi galleria fotografica)
Foto di copertina di Francesco De Leo
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita























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