di Francesco Sblendorio

Bari, alle origini della faida Capriati-Strisciuglio: «Tutto è iniziato alla fine degli anni 90»
BARI – Un uomo ucciso, tre gambizzati, due “stese” e un’operazione di polizia e carabinieri che ha portato a 11 arresti e tre fermi. Tutto in meno di un mese, tra aprile e inizio maggio. La recente recrudescenza della violenza in città non è però casuale, si inserisce infatti nel quadro di una vecchia rivalità tra due gruppi criminali: i Capriati e gli Strisciuglio. Una faida iniziata alla fine degli anni 90 e che ha portato nel tempo a esecuzioni, vendette, violenza e paura.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ma perché è nata e come si è sviluppata la guerra tra i due clan? E cosa c’è da aspettarsi dopo questa primavera di fuoco? Lo abbiamo chiesto a Domenico Mortellaro, criminologo ed esperto di sistemi criminali organizzati.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Partiamo dalle origini: come e quando nasce la rivalità tra Strisciuglio e Capriati?

A fine anni 90. Ma dobbiamo fare una premessa e andare indietro al 1983, quando nelle carceri pugliesi Giuseppe Rogoli, boss di Mesagne affiliato alla ‘Ndrangheta, concesse il grado di Vangelo (uno dei più alti previsti dall’organizzazione mafiosa calabrese) a sei “prescelti” della mala barese. Si trattava di Tonino Capriati (operante a Bari Vecchia), Savino Parisi (Japigia), Antonio Di Cosola (Ceglie), Giuseppe Mercante (San Paolo), Francesco Biancoli (Libertà) e Donato Laraspata (che gravitava tra città vecchia e San Paolo). Per quanto tra loro operanti in maniera disarticolata, negli anni 90 questi sei capi fecero però “cartello”: erano di fatto loro a decidere come e chi ammettere alla cosiddetta Camorra barese. La presenza dominante di questa “élite” portò però pian piano alla reazione di altri gruppi. La guerra tra Capriati e Strisciuglio si inserisce proprio in questo meccanismo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Che cosa avvenne nello specifico?

Tonino Capriati (divenuto negli anni 90 molto forte per via dell’indebolimento di altre famiglie) aveva consentito l’accesso alle attività del clan anche a persone esterne alla famiglia. Gli Strisciuglio (originari anch'essi del centro storico) erano entrati nell’organizzazione proprio sotto la protezione di Tonino. Quest’ultimo però a un certo punto finì in carcere, seguito a stretto giro da suo fratello Mario (che deciderà anche di collaborare con la giustizia). A quel punto le redini del clan vennero prese da Domenico, Pietro e Filippo Capriati, figli di un terzo fratello: Sabino. I tre imposero un radicale cambio di regime, ripristinando il criterio del “sangue o del ferro”: per entrare nell’organizzazione si doveva essere un Capriati oppure sposarne uno (il ferro è quello dell’anello nuziale). Un sistema che non piacque ad altri gruppi, in primis quelli capeggiati da alleati storici di Tonino, come Domenico Monti, a cui seguirono anche gli Strisciuglio che decisero di staccarsi dall’organizzazione, portando con sé anche altre famiglie quali i Milloni.    

E che strada presero gli Strisciuglio?

Il boss Domenico Strisciuglio, noto come “Mimmo la Luna”, creò una sorta di federazione, individuando quartiere per quartiere i clan da legare a sé: i Misceo-Ruta-Montani al San Paolo, gli Anemolo a Carrassi, i Faccilongo a Enziteto, i Caldarola al Libertà e così via. Gli Striscuglio stessi costituirono una loro cellula a Carbonara. A ogni gruppo venne lasciata una relativa autonomia, mentre gli Strisciuglio costituivano la cabina di regia. Di fatto crearono una seconda organizzazione rivale a quella dei Capriati.  

E in quel  momento nacque la guerra…

Sì. I Capriati divennero presto bersaglio di una serie di provocazioni da parte degli Strisciuglio, al culmine delle quali, nel 1997, venne ucciso Giuseppe Capriati, un altro figlio di Sabino. I Capriati non risposero però subito, anzi Francesco Capriati (che nel frattempo aveva preso in mano le redini del clan) tentò di ripristinare la pace tra le diverse fazioni, ma fu anche lui ucciso dagli Strisciuglio nel 2001. A questo punto partì la vendetta che fu condotta a Bari Vecchia il 12 luglio 2001 da Lello Capriati, ma che portò alla morte accidentale di un ragazzo del tutto estraneo al contesto criminale: Michele Fazio

Da quanto pare di capire gli Strisciuglio imposero il loro predominio con la forza.


Con la forza, ma anche con una visione più “imprenditoriale”. Divennero il gruppo dominante a Bari, almeno sino al 2020, quando una serie di operazioni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Direzione nazionale antimafia (tra cui la Vortice–Maestrale del 2021), ne smantellarono la cabina di regia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Quindi negli ultimi anni il panorama della criminalità organizzata barese è stato rivoluzionato.

Sì, di fatto i clan si stanno riorganizzando. Solo che questa delicata fase non è gestita bene: oggi a comandare ci sono infatti dei giovanissimi, visto che i loro padri e nonni sono morti o si trovano dietro le sbarre. Ragazzi che non hanno chiaro il quadro complessivo e la storia della mala barese. Cresciuti sui social e con il mito di serie tv come “Gomorra” vogliono mettersi in mostra a tutti i costi, finendo per dare luogo spesso a contese sanguinose anche per semplici liti. Come quella avvenuta due anni fa e che ha dato poi origine alla nuova faida.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Che cosa avvenne?

Nel 2023 in una discoteca di Castellaneta Marina ci fu un litigio tra Sabino Capriati (figlio di Lello e nipote di Tonino) e un amico di Domenico Strisciuglio, nipote di Mimmo la Luna. In quell’occasione intervennero i “grandi” e si cercò una mediazione per non violare gli equilibri tra le famiglie. A fine marzo 2024 però, al Demetra di Bari ci fu un altro scontro: questa volta ad accapigliarsi furono Christian Capriati (fratello di Sabino) e Filippo Scavo, legato agli Strisciuglio. La sera del 29 marzo Christian e Sabino andarono a Carbonara con l’intento di vendicarsi ed eliminare Scavo: non trovandolo decisero di sparare contro dei ragazzi vicini a quest’ultimo. Non ci furono feriti ma l’episodio venne considerato alla stregua di una “stesa”, ovvero una manifestazione di forza da parte dei Capriati.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Da qui la reazione veemente da parte degli Strisciuglio.  

Gino Strisciuglio, boss di Carbonara, pur rimproverando Scavo per aver provocato la lite non volle restare inerte davanti all’affronto subito. A farne le spese fu Lello Capriati, freddato per strada a Torre a Mare il successivo 1° aprile.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La vendetta dei Capriati si è fatta però attendere.

Per due anni i due clan si sono tenuti lontani, forse per evitare di scatenare una nuova guerra, ma poi alla fine si è arrivati all’inevitabile scontro. Il 9 aprile scorso un 19enne è stato gambizzato in una sala giochi di via della Repubblica, il 14 dello stesso mese un 22enne è rimasto vittima di un episodio simile tra via Dante e via Ravanas. Per arrivare infine all’alba del 19 aprile con l’uccisione di Filippo Scavo nella discoteca Divine Club di Bisceglie da parte del 22enne Dylan Capriati, cugino di Christian e Sabino. 

Subito dopo questo omicidio che cosa è avvenuto?

La sera stessa del 19 aprile Kevin Ciocca, 20enne di fiducia dei Capriati è stato gambizzato. Tra il 28 e 29 aprile due “stese” sono avvenute nei pressi della chiesa del Redentore e a Bari Vecchia (durante la quale è stata ferita per sbaglio una donna di 85 anni). I giovani dei clan hanno poi cominciato a promettersi sanguinose rese dei conti, sino all’operazione del 5 maggio di polizia e carabinieri che ha portato a 11 arresti e 3 fermi, tra cui quello di Dylan Capriati.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Le forze dell’ordine hanno quindi fermato l’escalation. Ma ora Bari che cosa deve aspettarsi?

Come detto i clan sono in fase di riorganizzazione. I Capriati sono però in forte crisi: oggi non c’è un membro della famiglia maschio e maggiorenne in libertà. Anche gli Strisciuglio sono molto indeboliti: forse la federazione da loro messa in piedi non esiste neanche più. Il sentore è che ogni famiglia malavitosa barese stia cercando in autonomia inedite alleanze: un indizio è che negli ultimi anni ci sono stati matrimoni tra ragazzi provenienti da clan un tempo avversari. La criminalità barese è quindi disunita e il contesto è per certi versi simile a quello di fine anni 90, quando si scatenò la guerra per prendersi il potere sulla città. La speranza è che la società civile abbia oggi gli anticorpi per reagire se la situazione dovesse prendere una brutta piega.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Nell’immagine di copertina: Tonino Capriati (a sinistra) e Mimmo “La Luna” Strisciuglio (a destra). 


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