di Giancarlo Liuzzi

Una barca, un fiume, un forte, un condottiero: qual è la vera origine del nome "Bari"?
BARI – Quattro semplici lettere che formano il nome di una città dalla storia millenaria. Ma qual è l’origine della parola “Bari”? Una domanda, questa, a cui non è mai stata data una risposta certa. C’è chi rimanda il tutto a una barca, chi a un fiume, chi a una fortificazione, chi a un mitico condottiero. Perché nonostante siano numerose le ipotesi avanzate nel corso dei secoli da studiosi e storici, ad oggi non è stata ancora fornita l’esatta etimologia della denominazione del capoluogo pugliese.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

La città è però chiamata in questo modo da tempo immemore. Per gli Illirici era Barë, per i greci Βαριον (Barion), Bαρις (Baris) o bartion (Baretion), per i Romani Barium, termine che si trasformò infine in Bari.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Il primo a effettuare un vero studio fu il geografo Stefano di Bisanzio, che nel V-VI secolo d.C. scrisse l’“Ethnika”: un dizionario sul significato dei toponimi del mondo antico. L’autore conferma come gli storici e poeti ellenici (Teopompo, Posiddipo ed Eforo) già tra il IV e il III secolo a.C. chiamavano la città Barion, Baris, Baretion, ma sempre con il semplice significato di “abitazione, torre” o “insieme di case”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

All’origine di tutto ci sarebbe quindi un nome comune atto a indicare delle costruzioni. Un’interpretazione che non convince però lo storiografo barese Antonio Beatillo che, nel suo volume “Historia di Bari principal città della Puglia nel Regno di Napoli” del 1637, suggerisce una diversa teoria. 

Propone che derivi sì dal greco bαρις (come riportato dagli autori ellenici) ma con diverso significato rispetto ad “abitazione”. La parola indicherebbe un’imbarcazione che un tempo i sacerdoti egizi usavano consacrare alla dea Iside, divenuta in seguito il termine generico per indicare tutti i tipi di vascelli.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Il battello potrebbe rappresentare sia il mezzo con cui Iàpige (leggendario fondatore di Bari nel 1200/1300 a.C.) giunse sulle coste pugliesi da Creta e sia, iconograficamente, la stessa città la cui forma ricorderebbe la prua di una nave che solca le onde e di conseguenza la sua millenaria vocazione marinara.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ma lo stesso Beatillo fornisce poi una seconda versione della sua teoria, evidenziando come Bari possa anche provenire da Barione, capitano illirico giunto dalla Dalmazia che, dopo aver conquistato la città con la sua flotta, decise di darle il suo nome, sostituendolo al precedente Iàpige.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Ipotesi che trovano fondamento anche nel cosiddetto Barenon (Barinon), moneta del III secolo a.C. oggi conservata nel Museo di Santa Scolastica. L’oggetto in bronzo raffigura un cherubino in piedi su una barca nell'atto di scoccare una freccia, circondato dal mare e accompagnato da un delfino. Immagine che raffigura il primo stemma del capoluogo pugliese.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


Di diverso avviso è però l’archeologo barese Emmanuele Mola, che nella seconda metà del 700, escludendo ipotesi leggendarie, fa derivare il termine da lingue orientali con riferimento alla struttura fortificata da sempre posseduta da Bari nel corso dei secoli. Lo studioso ipotizzò il collegamento con la parola caldaica Beiruth, derivante da alcune fortezze che i Palestinesi chiamavano Bareis. Popoli che, spostatisi dall’Oriente a Creta nel XIII secolo a.C., sarebbero poi giunti in Puglia col nome di Iapigi.

Lo stesso Mola, sempre rifacendosi al glorioso passato guerriero, riporta un’altra etimologia tratta dalla medievale “Historiola ignoti Cosinensis” in cui si cita la parola greca Bαρin intesa come “pesante, forte” in riferimento alle doppie mura che cingevano la città in passato.

La teoria è anche riportata, a metà dell’800, dallo scrittore Michele Garruba il quale conferma la possibile derivazione orientale del termine, avvalorata da una serie di scritti ebraici dove la parola Bareis viene usata col significato di “baluardo difensivo”.

Ma non è finita qui. Perché agli inizi del 900 lo scrittore Armando Perotti diede una nuova versione. L’autore sostiene che, in età protostorica o perlomeno nella preistoria, la città era lambita da un corso d’acqua chiamato con la radice pre-greca var o bar, dal quale poi avrebbe preso il nome con il significato di “villaggio vicino all’acqua”. Un fiume identificato con l’ormai scomparso Torrente Picone il quale, in epoca peuceta, era così vasto da essere addirittura navigabile in alcuni tratti.

Infine l’ultima delle tesi proposte è quella dello scrittore Tommaso Piscitelli, che nel 1932 sottolineò come nel Mediterraneo fosse molto diffusa la radice greca “bar” e “car” da cui derivano vocaboli come barca, bara, carro, casa o cassa, sempre con il significato di “cosa chiusa che custodisce”. Secondo Piscitelli quindi Bari sarebbe sinonimo, in sostanza, di “luogo sicuro di rifugio”.


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