di Katia Moro

Cinema, comandano i distributori: «Solo il 50% dei film arriva in sala»
BARI – «Della totalità dei film che vengono prodotti solo il 50 per cento raggiunge effettivamente il pubblico nelle sale cinematografiche: i finanziamenti pubblici andrebbero utilizzati diversamente, con più attenzione alla distribuzione piuttosto che alla produzione dei film». Parola di Savino Roberto Patruno, ex direttore generale dell'Istituto Luce, ente pubblico che si è occupato fino al 2009 di diffusione cinematografica. Abbiamo parlato con l'esperto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Come avviene la distribuzione dei film in uscita nelle sale cinematografiche?

Il tutto viene gestito da quattro soggetti protagonisti: il produttore, il distributore, le società di distribuzione e gli esercenti delle sale cinematografiche. Chi produce un film si rivolge ad una società di distribuzione che si deve occupare del cosiddetto “lancio” del film. Ciò significa occuparsi della pubblicità, oltre che del doppiaggio. Si tratta di una fase complessa e dispendiosa, per questo i distributori (piccole società con tre o quattro dipendenti che si occupano di pubblicità e marketing), si avvalgono delle agenzie di distribuzione che curano la promozione, il doppiaggio e il passaggio finale nelle sale cinematografiche.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quali sono queste società in Italia?

In Italia ci sono una dozzina di agenzie di distribuzione. Le società di distribuzione più importanti sono 01, Rai, Medusa e Mediaset. A queste si aggiungono le società indipendenti, Lucky Red e Bim, e le grandi agenzie americane come la Warner e la Columbia che hanno creato in Italia due o tre agenzie. Si tratta di colossi che hanno creato delle “lobby” capaci di stritolare il piccolo produttore impossibilitato ad accedere alle grandi agenzie, tranne nel caso in cui non abbia il sostegno di qualche “santo in paradiso”. Ed è per questo che della totalità dei film che vengono prodotti, solo il 50 per cento raggiunge effettivamente il pubblico nelle sale cinematografiche. Ci sono moltissimi film che ricevono anche finanziamenti, ma che poi non trovano un distributore che voglia investire su di essi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Perché è così importante il ruolo della distribuzione?

Perché è necessario investire molto: i costi sono elevati, soprattutto per i film stranieri che necessitano anche del doppiaggio. Anche per un piccolo film straniero costato solo 50mila o 100mila euro, sono necessari almeno 250mila euro da investire in pubblicità, doppiaggio e acquisizione dei diritti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E per questo motivo chi distribuisce vuole essere sicuro di avere poi un incasso adeguato…

Certo, anche perché di tutto il guadagno finale ottenuto al box office, un terzo va al produttore, un terzo al distributore ed un terzo all’esercente. Quindi tornando all’esempio di prima, l’incasso di una pellicola dovrebbe essere pari almeno a 750mila euro, per poter permettere al distributore di recuperare perlomeno la spesa iniziale di 250mila euro. Ma pochi film incassano tanto, ecco perché i distributori a conti fatti preferiscono andare sul sicuro e non rischiare su film che magari sono anche di qualità ma che non garantirebbero un incasso certo al botteghino. Perché i film d'autore raramente hanno successo, tranne rare eccezioni come quella che riguarda “I Cento passi” (un film del 2000 di Marco Tullio Giordana): una produzione di valore che ha inaspettatamente incassato molto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


E le sale cinematografiche invece come si pongono in questo sistema?

In realtà non costituiscono affatto l’ultimo anello ma detengono al contrario un grosso potere. Se un esercente si rifiuta di ricevere un film, l’agenzia di distribuzione rimane bloccata, a meno che non si tratti di una potente agenzia che riesce a “imporre” il suo volere. L’esercente comunque agisce sempre secondo le leggi di mercato. I multiplex infatti di solito hanno in programmazione solo film commerciali, distribuiti dalla Warner o Medusa, che garantiscono un forte incasso con cui coprire tutte le spese. Le pellicole d’autore o di “nicchia” sono relegati ai cinema dei “circuiti d’autore” che hanno rapporti stretti con le società indipendenti Bim e Lucky Red e contano solo sul proprio ristretto pubblico selezionato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Chi decide su quanto un film deve rimanere in sala?

La durata della programmazione in sala è stabilita da contratti stipulati con le agenzie di distribuzione. In realtà alcuni esercenti sono inadempienti rispetto a questi contratti e la permanenza di un film in sala è determinata unicamente dall’affluenza o meno del pubblico. La pellicola viene pagato dall’esercente al distributore in base all’incasso ottenuto al botteghino: il 45 per cento la prima settimana, il 40 per cento la seconda e così via.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Secondo quello che ci sta dicendo i film italiani, che di solito non vantano grandi produzioni e che difficilmente incassano tanto, rischiano di rimanere sempre fuori dalla grande distribuzione.

Sì, anche se l’Italia dovrebbe imparare a difendersi, osservando ad esempio cosa fanno all’estero. In Francia dall’incasso ottenuto dai film stranieri viene trattenuta una cifra da stornare per promuovere i film nazionali. In questo modo si dà la possibilità alle pellicole nazionali di raggiungere il pubblico. In Italia invece il 65 per cento dei film distribuiti sono americani. La distribuzione del cinema in Italia è ancora a livello artigianale e si investe poco e male nella pubblicità.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Però ci sono i finanziamenti pubblici…

Appunto, sono quelli che andrebbero utilizzati diversamente. Che senso ha finanziare la produzione di una pellicola che poi non ha alcuna possibilità di raggiungere le sale cinematografiche? Andrebbe piuttosto aiutata la distribuzione, perché non ha senso realizzare un film che mai nessuno potrà mai vedere.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 

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  • Vito Palmisani - oggi il cinema ha pochi veri talenti, quelli che emergono sono naturalmente i più bravi e vengono riconosciuti a livello internazionale. Con i finanziamenti si cerca di mantenere a galla una nave che affonda, ed è vero che le migliori ultime produzioni sono quelle che hanno meno budget. Il lungometraggio un po' alla volta si sta trasformando in un mediometraggio, i tempi di proiezione si accorciano, per dare spazio ad una programmazione più ampia e diversificata. siamo molto vicini alla nuova epoca del Cinema che si rinnoverà lasciando a casa il colore e tornando al bianco e nero molto più efficace nel cinema di spessore.

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