di Rachele Vaccaro

''Yes, we knit'', come cucire la città: «Abituiamo alla ricerca del bello»
BARI - Abituare i cittadini alla ricerca del “bello" lavorando a maglia. È la missione delle due designer baresi Angela Tomasicchio e Barbara Verri, che hanno fondato il laboratorio “Yes, we knit”. Le loro ultime creazioni sono visionabili passeggiando per il centro di Bari, in via Argiro e lungo Corso Vittorio Emanuele (vedi foto galleria). Le abbiamo incontrate per conoscere meglio il progetto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
 
Ragazze, quando è nato e cos’è “Yes, we knit”?

Il brand (marchio) è nato ufficialmente nel 2010, quando lo abbiamo inaugurato durante una mostra presso la galleria di design Fabrica Fluxus a Bari. Tuttavia, essendo amiche sin da bambine, avevamo già da tempo condiviso la nostra passione per l’uncinetto: quando abbiamo realizzato di avere anche lo stesso stile, la collaborazione è stata un’ovvia conseguenza. “Yes, we knit” è un laboratorio artistico attraverso il quale cerchiamo di attirare l’attenzione su temi ogni volta diversi tramite, come dice il nome stesso, il lavoro a maglia (dall’inglese “to knit” significa lavorare a maglia) e il lavoro all’uncinetto (dal francese “crochet”).Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
 
Materialmente, in cosa consistono le vostre opere?

Il laboratorio non produce solo piccoli lavoretti a maglia, ma inventa anche installazioni urbane che i cittadini ritrovano in giro per la città. Inoltre, esponiamo i grandi lavori all’interno di gallerie d’arte, animiamo shooting fotografici e creiamo dal nulla set cinematografici. Un esempio è stato il teaser (campagna pubblicitaria preliminare, che si diffonde prima di telefilm e pellicole cinematografiche) del lungometraggio “Mozziconi”, per il quale abbiamo messo a disposizione i nostri lavori. O ancora, la crostata finta che ci è stata richiesta dallo scrittore e regista Filippo Timi per il suo spettacolo “Favola”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
 
Perché la vostra non è una semplice produzione di opere a mano?
 
Per due motivi. Innanzitutto, ogni nostra creazione non è fatta solo “per decorare”. C’è sempre un messaggio dietro: ora legato all’ambiente, ora legato ad altri problemi sociali. Questo comporta una forte attenzione per i dettagli: anche il colore di una coda o lo spessore di un semplice filo sono scelti in base a ciò che vogliamo richiamare nella sfera visiva e tattile dell’osservatore. Inoltre, non ci limitiamo a rifarci al “vintage” come va di moda da oggi: cerchiamo di riprendere il lato romantico e antico del crochet, ma rivisitandolo attraverso strutture nuove o osando colori acidi e sgargianti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

 
Come scegliete l’oggetto dei vostri lavori? E poi come procedete?

Non c’è una regola fissa: a volte prendiamo ispirazione dalla strada e dai suoi mille particolari, altre volte ci affiliamo a progetti legati all’ambiente o alla sfera artistica. Poi ci mettiamo all’opera: prendiamo le misure se la nostra collaborazione prevede spazi a cui adattarci, scegliamo il materiale e disegniamo il progetto. Entrambe facciamo altri lavori nella vita, ma ci dedichiamo al cucito in ogni momento libero. Angela cuce addirittura di notte.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
 
Le ultime opere di “Yes, we knit”?

Da oggi abbiamo esposto delle installazioni per sensibilizzare il comune sul bisogno di derattizzare la città: lungo Corso Vittorio Emanuele ci sono topi di maglia che si arrampicano sugli alberi e segnali stradali interamente realizzati a mano (vedi galleria). Li abbiamo realizzati con la collaborazione del Collettivo Femminile-Plurale in concomitanza del festival dell’Innovazione di Bari, anche se non vi abbiamo partecipato direttamente. Qualche giorno fa invece abbiamo terminato la nostra partecipazione alla seconda edizione di “Primavera Mediterranea”, la manifestazione dedicata al rapporto fra verde e città. Quest’anno, i promotori hanno voluto concentrarsi su via Argiro e sul fatto che, essendo stata chiusa al traffico, la via ha bisogno di qualche panchina e un po’ di verde. Noi due siamo state chiamate dagli architetti Barbieri e Vallone per prestare delle installazioni che abituassero i cittadini alla ricerca del “bello”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Lo scorso gennaio sul lungomare di Bari una panchina e una ringhiera sono state completamente rivestite da un colorato lavoro a maglia. Siete state voi le autrici?

No, anche se molti ci hanno associato a quella panchina. Qui parliamo di “guerrilla knitting” (guerriglia della maglia): di notte, mentre tutti dormono, gli artisti di strada "attaccano" senza permesso alcune strutture della città per lanciare un messaggio, in questo caso lavorandoci una trama sopra. In passato noi abbiamo fatto guerrilla knitting, anche se non a Bari. Adesso facciamo quella che possiamo definire una "guerrilla urbana", alla luce del sole ma con gli stessi obiettivi. 
 
Possiamo definirvi “amanti del cucito”?

Il lavoro a maglia è il filo portante, per usare una metafora calzante. Ma il nostro è un laboratorio sperimentale sempre in evoluzione, accogliente e dirompente. Uniamo il lato romantico del lavoro a maglia con l’aggressività di chi vuole trasmettere qualcosa e ci evolviamo con il tempo: limitarci all’etichetta di “amanti del cucito” sarebbe riduttivo.


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