di Francesco Sblendorio - foto Paola Grimaldi

Bitonto, quel condominio che ricorda un vecchio cinema scomparso: è "Amarcord"
BITONTO – A Bitonto, nel nord barese, un complesso residenziale rappresenta una sorta di piccolo museo della “settima arte”. L’edificio, la cui forma ricorda un proiettore stilizzato, è stato infatti innalzato nel 2025 nello stesso luogo in cui tra gli anni 60 e 90 si trovava una sala cinematografica, il Super Cinema, e al suo interno accoglie una vera collezione di cimeli: locandine di vecchi film, nomi e volti di attori celebri, perfino un autentico proiettore di metà 900. Un palazzo moderno pensato quindi come omaggio a un mondo che ha fatto sognare intere generazioni e a cui è stato dato un nome che profuma di nostalgia: Amarcord.

L’edificio si trova al civico 87 di via Traetta e, visto dall’esterno, sembra un condominio come tanti. Il bianco dei muri si alterna alle vetrate che scandiscono la facciata, mentre le ali destra e sinistra sono unite da una fascia centrale rientrata, in corrispondenza del portone. «Ma il senso di questa rientranza e il suo rimando al mondo del cinema lo capiremo ai piani superiori», ci anticipa Francesco Colapinto, titolare della Ediltecnica, la ditta che ha progettato il fabbricato. (Vedi foto galleria)

Con lui varchiamo la soglia e ci immettiamo in un luminoso corridoio che conduce verso le scale del complesso. Ed ecco la prima sorpresa: nell’atrio è infatti affissa una serie di locandine di grandi classici del cinema italiano. A farla da padrone sono i film di Fellini: La Strada, , la Dolce Vita, lo stesso Amarcord. Ma c’è spazio anche per altri autori, come Dino Risi con Il sorpasso. (Vedi video)

«Le locandine sono copie di quelle originali – rivela la nostra guida -, mentre le cornici in legno risalgono agli anni 60 e 70: sono infatti quelle che erano utilizzate proprio nel Super Cinema. Così come anche il grande proiettore, che abbiamo posizionato sul fondo del corridoio».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Di fronte a noi si presenta infatti un pesante macchinario in ferro dotato di due grossi vani circolari. «Qui venivano inserite le “pizze”, ossia le bobine attorno a cui erano avvolte le pellicole da proiettare sullo schermo», spiega Colapinto mentre con le dita ci mostra alcuni centimetri di nastro.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

I cimeli sono stati donati dagli eredi di Girolamo Chiddo, colui che all’inizio degli anni 60 fece costruire il “Super Cinema”.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Il Super Cinema era il più elegante di Bitonto – ricorda l’80enne Arcangelo –. All’epoca in città c’erano almeno cinque o sei sale ma questa era la più cara (100 lire a spettacolo) e di sicuro la più signorile, con le sue poltrone rosse di pelle».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)


«Nel 1970 – rammenta Carlo, il gestore del caffè di fronte al palazzo –, la mia famiglia aprì questo locale e lo chiamò Super Bar proprio perché sull’altro lato della strada c’era il Super Cinema. Lavoravamo tantissimo grazie all’enorme flusso di spettatori. A quel tempo proiettare le prime visioni a Bitonto costava meno che a Bari, quindi molti arrivavano addirittura dal capoluogo per vedere i film».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Chiddo diresse il cinema per circa due decenni, prima di cederne la gestione al barese Natale Recchia che lo resse fino ai primi anni 90, quando l’attività chiuse definitivamente.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

L’edificio rimase di proprietà della famiglia di Girolamo e divenne prima punto vendita di prodotti per la casa e poi supermercato. Questo fino al 2021, quando la figlia di Chiddo, Maria Antonia, lo vendette a Ediltecnica che lo rase al suolo per costruirvi al suo posto il nuovo complesso residenziale.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«I Chiddo avevano però conservato negli anni tutti i materiali dell’ex cinema – rivela il titolare di Ediltecnica – e decisero di donarli alla nostra impresa. Da qui ci venne l’idea di dedicare proprio alla "settima arte" il nuovo palazzo che sarebbe sorto in via Traetta. Una scelta dal valore anche un po' nostalgico, visto che oggi a Bitonto di cinema non ce ne sono più. Anche il nome scelto non fu certo casuale. Amarcord infatti è un film di Fellini del 1973 il cui titolo è un’espressione entrata nella lingua italiana con il significato di rievocazione in chiave nostalgica. Il complesso Amarcord vuole quindi essere un luogo della memoria per questa città».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

Francesco ci invita ora a seguirlo al piano superiore per un’ultima chicca. Saliamo due rampe di gradini e giungiamo su un largo pianerottolo. Qui a dominare la scena è l’ampia apertura verso la strada che, dalla parte più interna del pianerottolo verso l’affaccio, crea un vasto cono di luce.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

«Il richiamo più grande alla cinematografia che abbiamo inserito nel palazzo è proprio questo – rivela Colapinto –: dal primo al quarto piano abbiamo infatti ricreato il cono luminoso che il proiettore propagava fino allo schermo nei vecchi cinematografi. Qui idealmente la facciata dei palazzi di fronte è lo schermo e il nostro edificio è un enorme cineproiettore».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)

(Vedi galleria fotografica)

Nel video (di Paola Grimaldi e Gaia Agnelli) la nostra visita a Palazzo Amarcord: 



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A Bitonto, nel nord barese, un complesso residenziale rappresenta una sorta di piccolo museo della “settima arte”
Un palazzo moderno pensato come omaggio a un mondo che ha fatto sognare intere generazioni e a cui è stato dato un nome che profuma di nostalgia: Amarcord
Si trova al civico 87 di via Traetta e, visto dall’esterno, sembra un condominio come tanti. Il bianco dei muri si alterna alle vetrate che scandiscono la facciata...
...mentre le ali destra e sinistra sono unite da una fascia centrale rientrata, in corrispondenza del portone
Varchiamo la soglia e ci immettiamo in un luminoso corridoio che conduce verso le scale del complesso
Ed ecco la prima sorpresa: nell’atrio è infatti affissa una serie di locandine di grandi classici del cinema italiano
A farla da padrone sono i film di Fellini: La Strada...
...8½...
...la Dolce Vita...
...lo stesso Amarcord
Ma c’è spazio anche per altri autori, come Dino Risi con Il sorpasso
Di fronte a noi si presenta poi un pesante macchinario in ferro dotato di due grossi vani circolari
«Qui venivano inserite le “pizze”, ossia le bobine attorno a cui erano avvolte le pellicole da proiettare sullo schermo», spiega Francesco Colapinto, titolare della Ediltecnica, la ditta che ha progettato il fabbricato...
...mentre con le dita ci mostra alcuni centimetri di nastro
Francesco ci invita ora a seguirlo al piano superiore per un’ultima chicca. Saliamo due rampe di gradini e giungiamo su un largo pianerottolo. Qui a dominare la scena è l’ampia apertura verso la strada che, dalla parte più interna del pianerottolo verso l’affaccio, crea un vasto cono di luce
«Il richiamo più grande alla cinematografia che abbiamo inserito nel palazzo è proprio questo – rivela Colapinto –: dal primo al quarto piano abbiamo infatti ricreato il cono luminoso che il proiettore propagava fino allo schermo nei vecchi cinematografi»



Francesco Sblendorio
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