di Gabriella Mola - foto Antonio Caradonna

Rutigliano, due donne riscoprono dieci grani antichi dimenticati: «Farine più nutrienti e sane»
RUTIGLIANO – Timilia, perciasacchi, gentil rosso, bianchetta: sono alcuni dei nomi di grani antichi sostituiti ormai da tempo da chicchi destinati all'agricoltura intensiva. Cereali ricchi di nutrienti e sali minerali, ma entrati ormai in disuso e di fatto scomparsi dal mercato. Ma a Rutigliano due coraggiose donne sono andate alla ricerca di queste graminacee dimenticate, riportandole alla luce e cominciando a produrre da esse particolari farine biologiche.

Loro sono le quarantenni Marianna Perniola e Chiara Cipparano, il cui lavoro è stato riconosciuto anche dal Cnr, che attraverso il progetto SaveGrainPuglia ha preso in “custodia” dei campioni di questi rari semi, oggi conservati all’interno della banca del germoplasma del Campus di Bari.

Abbiamo raggiunto le giovani all’interno di “Perniola alimenti”, laboratorio-punto vendita nato nove anni nel paese a sud-est del capoluogo pugliese. (Vedi foto galleria)

Entrando ci ritroviamo in un luogo pervaso da un forte odore di farina, conservata in grossi sacchi di carta e in contenitori sistemati sulle mensole. Alla nostra sinistra ci accoglie invece un bancone dietro il quale sono esibiti barattoli di vari formati di pasta, taralli e biscotti. Perché le due oltre a occuparsi della raccolta del grano e della sua trasformazione in farina integrale, realizzano anche numerosi prodotti da forno.

Insomma fanno tutto loro. E pensare che provengono da ambiti professionali che nulla hanno a che fare con l'agricoltura. La gioiese Marianna era infatti manager nel campo delle esportazioni commerciali, la barese Chiara si era invece specializzata come tecnico di macchine tessili. Entrambe realizzate dal punto di vista lavorativo, si ritenevano però scontente delle dinamiche industriali che pongono come base lo sfruttamento di persone e risorse.

«Ci siamo chieste se fosse possibile fare impresa in maniera differente – spiegano –: dedicarci all'agricoltura e al cibo biologico è stata così una conclusione naturale. Peccato che in molti laboratori visitati ci fosse poco ben poco di “sano”, a partire dalle materie prime: ci venivano offerti cereali geneticamente modificati tutt’altro che genuini».

Le donne hanno quindi deciso di fare tutto da sole, andando alla ricerca di grani che si adattassero meglio alla loro idea. Marianna, cresciuta in campagna, sapeva dell’esistenza di semi antichi usati anche dai suoi nonni. E le due si sono messe alla loro ricerca, affidandosi prima di tutto al passaparola.


«Abbiamo contattato alcuni coltivatori che usavano ancora quei chicchi per uso familiare e come foraggio per gli animali – sottolineano –. E un po' alla volta siamo riuscite a entrare in possesso di ben dieci tipologie di frumento».

Le giovani ce le mostrano. Si tratta di sei grani teneri (maiorca rossa, maiorca, germanella, gentil rosso, carosella e bianchetta), tre duri (saragolla rossa, perciasacchi e timilia), più uno non classificabile: il farro monococco.

Prodotti ricchi di qualità nutritive che inoltre, essendo molto resistenti, non hanno nemmeno bisogno di concimi chimici. Chicchi che hanno però una resa “normale” rispetto a quella altissima garantita da frumenti frutto di ibridazioni e modificazioni capaci di riprodursi più facilmente.

Cereali antichi che le donne curano e fanno crescere proprio negli appezzamenti di quei contadini che li hanno da sempre coltivati. Parliamo in tutto di 14 ettari dislocati in vari territori come Locorotondo, Martina Franca, Cassano e Rutigliano. Marianna e Chiara non si limitano però a “guardare”: sono invece loro a seminare e a seguire l’andamento della trebbiatura.

E una volta raccolto il grano, sono le imprenditrici a trasformarlo in farina attraverso un mulino che ci viene mostrato nel laboratorio: un attrezzo in legno che possiede due macine in pietra.

«La lavorazione attraverso questo tipo di strumento – ci illustrano – comporta uno schiacciamento “lento” che non surriscalda il prodotto finale, mantenendo quindi integre le sue caratteristiche nutritive. Il procedimento non separa la crusca dai chicchi e fa sì che il risultato finale sia davvero integrale. Le farine risultano quindi più sane, digeribili e meglio tollerate dall'organismo rispetto a quelle raffinate derivanti dall’invasivo processo industriale».

(Vedi galleria fotografica)
 


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Gabriella Mola
Scritto da

Antonio Caradonna
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  • ANGELA - Bellissimo articolo :-) conosco personalmente l'azienda e le due fantastiche donne, Chiara e Marinna, che la conducono con determinazione e passione...professioniste ma anche sognatrici sono gli imprenditori di cui tutti abbiamo bisogno ...oggi più che mai abbiamo compreso che la salute passa dalla buona qualità del cibo con cui alimentiamo il nostro corpo. Grazie di cuore per il vostro articolo che mette in luce l'impegno di queste due fantastiche donne
  • Margherita Liuzzi - Dove possiamo trovare questi prodotti?


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