di Gabriella Mola

La storia di Melanie Calvat, sepolta dal 1904 ad Altamura: da piccola "vide" la Madonna
ALTAMURA – Sacre visioni e scomodi “segreti” legano Altamura a un controverso personaggio religioso, sepolto da 117 anni nella cittadina in provincia di Bari. Nel paese della Murgia sono infatti custodite le spoglie di Melanie Calvat: una donna a cui apparve la Madonna de La Salette, la quale le consegnò un messaggio piangendo per i peccati e le miserie degli uomini. (Vedi foto galleria)

Avversata dalla chiesa francese, la veggente fu costretta a girovagare in giro per l’Europa per portare avanti la sua opera di carità, fino a trovare negli ultimi mesi della sua vita rifugio ad Altamura, lì dove passò il resto dei suoi giorni a pregare, prima di morire il 15 dicembre 1904.

Oggi la sua salma giace in un monumento funebre situato all’interno dell'Istituto Antoniano femminile “Figlie del Divino Zelo” di via Annibale Maria di Francia. Luogo frequentato abitualmente da gruppi di fedeli provenienti da tutta Europa.

La sua storia iniziò nel 1831, anno della sua nascita a Corps, un paesino francese vicino Grenoble. Lei era una pastorella e a 15 anni, durante una delle sue solite giornate al pascolo, assistette assieme all’11enne Maximin Giraud all'apparizione della Madonna, che le cambiò la vita per sempre.

Infatti, all'improvviso, in cima alla montagna di Salette, il 19 settembre 1846 una Vergine piangente preannunciata da un bagliore, china su di sé, indicò ai bambini di avvicinarsi e a ciascuno di loro comunicò un messaggio.

A Melanie disse: “Se il mio popolo non vuole sottomettersi, io sono costretta a lasciar andare il braccio di mio figlio. È così pesante che non posso più trattenerlo”.

Fatto ritorno a casa e raccontato l'accaduto, subito partì l'inchiesta diocesana per stabilirne la veridicità. «Nel 1851 a Melanie venne imposto dal vescovo di trascrivere il segreto, cosa che la ragazza fece: si trattò solo di poche righe su un foglio immediatamente recapitato a Papa Pio IX in persona».

A parlare è il 67enne prete altamurano Padre Angelo Sardone, che ha raccolto e documentato le varie fasi della vita di Calvat in diverse pubblicazioni che contengono anche fotografie della veggente.

La visione dopo cinque anni fu confermata e acclarata come veritiera dalla Chiesa. E così la storia di cominciò a diffondersi, dando vita a pellegrinaggi dei fedeli verso il luogo dell'apparizione. Nacque così la congregazione dei “Missionari di Nostra Signora de la Salette”.

Melanie da parte sua entrò in un convento a Grenoble nel 1851, diventando Suor Maria della Croce, ma solo fino al 1854. Numerosi scontri con il clero francese, accusato di essere non adempiente ai precetti religiosi, la portarono alla decisione di abbandonare la tunica. Da quel momento iniziò a vagare per l’Europa: in Inghilterra, in Grecia, sino ad arrivare in Italia.

Dopo aver trascorso ben 17 anni a Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, accolta dal vescovo Petagna, nel 1879 trascrisse su un opuscolo il segreto che, rispetto alle poche righe iniziali, diventò uno scritto di cinque pagine. Conteneva parole accusatorie verso la chiesa transalpina che le valsero l'intervento della Sacra Inquisizione.

La pressione cui la donna fu sottoposta una volta che il messaggio venne divulgato la portarono a trasferirsi ancora, questa volta in provincia di Lecce. Nonostante il suo carattere ribelle, fu però apprezzata per il suo rigore e per la capacità di essere guida delle comunità di suore. Lei stessa si definiva “un’apostola de La Salette”, una riconciliatrice dei peccatori.

Fu proprio grazie a questo, che nel 1897 padre Annibale di Francia, che diventerà Santo, volle incontrarla per proporle di dirigere con lui l'Opera Antoniana Figlie del Divino Zelo, orfanotrofio femminile di Messina. La Calvat vi rimase poco più di un anno aiutandolo con le orfanelle colpite dal tifo.


Tornò poi in Francia ma, sentendo la sua fine vicina, decise di non voler morire “tra i massoni”, trasferendosi laddove nessuno la conoscesse. Entrò così in contatto con il vescovo Carlo Giueppe Cecchini di Altamura, il quale la invitò a dimorare nel paese.

Giunse così nella sconosciuta cittadina pugliese il 16 giugno 1904. Fu ospitata dalla nobildonna Emilia Giannuzzi per circa tre mesi, per poi trasferirsi in una porzione di Palazzo de Laurentiis in corso Vittorio Emanuele. Il palazzo è ancora esistente. Si accede tramite un grande portone in legno, in corrispondenza del quale in alto si trova il balcone della stanza della Calvat. Oggi vi è una targa in marmo a ricordare la data della sua dipartita.

La donna sulla Murgia condusse una vita ritirata e riservata. Si recava ogni giorno in chiesa e si fermava a pregare, per poi rientrare nella sua casa. Non voleva si sapesse di lei, che si spargesse la voce della sua presenza in paese, era molto schiva e di lei gli altamurani sapevano solo che fosse “una signora francese”.

Morì 6 mesi dopo il suo arrivo in Puglia, nella notte tra il 14 e il 15 dicembre 1904. «Si racconta che un contadino passando sotto il suo balcone quella sera udì un canto liturgico corale provenire dalla sua finestra – afferma Padre Angelo -: l'uomò pensò che la signora fosse in compagnia, invece fu ritrovata da sola a terra esanime».

Della sua storia la popolazione venne a conoscenza solo dopo la sua morte, quando nel 1905 padre Annibale richiamò tutta la città in occasione dell'elogio funebre nel primo anniversario della suo decesso. In tale occasione espresse pubblicamente la sua ammirazione per quella donna che “profumava di santità” e che aveva reso possibile la rinascita dell'Opera Antoniana a Messina e ispirato la volontà di costruire quella di Altamura. Un orfanotrofio, quest’ultimo, i cui lavori iniziarono nel 1916.

I resti furono portati nel gentilizio di Emilia Giannuzzi, lì dove rimasero per 14 anni, fino a quando, nel 1918, fu disposta la traslazione delle ossa nel nuovo Istituto per volere di Padre Annibale. Un anatomista fatto arrivare da Napoli si occupò di ricomporre lo scheletro: lo mise su un’asta, lo rivestì con gli abiti della congregazione delle suore e infine lo tumulò.

Nel 1920 venne inaugurato il monumento funebre che ancora oggi è visibile all'interno dell’istituto Figlie del Divino Zelo. Si presenta come una lapide in marmo composta da un'alta base su cui poggia il quadrifondo di un bassorilievo: rappresenta l'apparizione della Madonna della Salette accanto alla figura di Melanie che la segue con lo sguardo. Sotto troviamo un gruppo di teste di angeli in contemplazione e in basso infine l’epigrafe scritta da Padre Annibale.

«“Melania”, così come ci piace chiamarla, seppur approdata a fine vita ad Altamura ha lasciato un forte segno qui – sottolinea Suor Rosita, tra le religiose impegnate nell’Istituto, oggi attivo come scuola materna -. Anche se non era una consorella noi siamo onorate che sia stata sepolta con i nostri abiti, in segno di rispetto e grande amore per lei che tanto ha fatto per la comunità e per le orfanelle. E oggi vengono qui a renderle omaggio anche gruppi di pellegrini provenienti soprattutto dalla Francia e dal Portogallo».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Purtroppo però la Calvat non fu mai fatta né beata né santa. «Non è un percorso semplice - spiega Padre Angelo -: nel 1924 Padre Annibale lo intraprese ma tutto si bloccò: il cancelliere vescovile congedò il sacerdote archiviando il caso come una “strana pretesa”. E da allora nessuno più ci ha provato».

Perché forse, ancora oggi, la figura di Melanie rimane troppo scomoda.

(Vedi galleria fotografica)


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