di Eva Signorile

Bari, la storia della più alta palma di piazza Aldo Moro: salvata da morte sicura 55 anni fa
BARI – Si erge altera e slanciata, al di sopra di tutti gli altri alberi che la circondano, conscia di essere una vera e propria “miracolata”. Stiamo parlando della più alta palma di piazza Aldo Moro, situata di fronte alla Stazione centrale di Bari nel lontano 1964. Un gigante di oltre 20 metri che 55 anni fa rischiò di scomparire per sempre, salvata da morte sicura da un costruttore amante della natura. (Vedi foto galleria)

La storia è questa. Nel 1964, in piena ondata di demolizioni nel murattiano, si decise di radere al suolo un palazzo ubicato tra piazzo Moro (all’epoca piazza Roma) e via Sparano. Uno di quei particolari e storici complessi che conservava al suo interno un cortile con piante e panchine. Tutto sarebbe stato sicuramente distrutto, in un tempo in cui il “verde” era considerato solo un ostacolo alla crescente urbanizzazione cittadina. Ma proprio colui che avrebbe dovuto abbattere e ricostruire si oppose.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si trattava dell’oggi 86enne imprenditore edile Francesco Ladisa che, in una lettera aperta pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 7 ottobre di quell’anno, chiese al Comune di Bari di farsi carico del fusto, già molto alto ed elegante. “La palma a causa della demolizione andrebbe divelta e distrutta, mentre potrebbe, con le opportune cautele tecniche, essere trasportata ad una distanza non superiore a 60 metri in un'aiuola del giardino di piazza Roma”, si legge sul quotidiano barese.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E così fu. Con l’aiuto dell’allora sindaco di Bari Gennaro Trisorio Liuzzi, si provvide al salvataggio dell’albero, che fu ripiantato sulla piazza quasi ad angolo con via Niccolò dell’Arca, di fronte alla sede del Monte dei Paschi di Siena disegnata un anno prima dagli architetti Chiaia e Napolitano.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Lì dove si trova ancora oggi, mentre affronta con inalterata bellezza gli anni della maturità. Ai cittadini frettolosi il suo esile tronco può sfuggire allo sguardo, quasi celato tra i fusti ben più possenti dei pini vicini, ma se si alza lo sguardo per cercarne la cima, si è quasi colti da un senso di vertigine.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Quando c'è vento – ci dice il 55enne avvocato Michele Antonucci, il cui studio è ubicato proprio di fronte alla palma – il suo busto si piega tantissimo: temiamo possa spezzarsi. Invece passata la bufera lei si rialza e torna composta come se niente fosse».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Una creatura che ha saputo resistere a “restyling” urbani (vedi il vicino ex Palazzo della Gazzetta raso al suolo nel 1982) e soprattutto al temibile punteruolo rosso, l'insetto che qualche anno fa ha divorato tante palme presenti a Bari. E che, a differenza delle sue “cugine” di via Sparano, è sopravvissuta a un delicato intervento di trapianto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un albero dalla grazia flessuosa e dal passato avventuroso, simbolo di una natura mai doma.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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