di Gabriella Mola - foto Valentina Rosati

Acquaviva, le pionieristiche piste dove si correva con le auto radiocomandate
ACQUAVIVA DELLE FONTI -  Ne abbiamo parlato tempo fa: ad Acquaviva esiste il “Paese delle meraviglie”, ovvero la più grande pista per macchine radiocomandate presente nel barese. Un impianto che però è solo il “nipote” di altri circuiti realizzati in passato grazie all’opera di pionieri del modellismo dinamico. Tra questi, l’oggi 72enne acquivivese Giovanni Attollino, che nel lontano 1982, tra i primi in Italia, ebbe l’intuizione di fondare un tempio dedicato alle corse di “auto in miniatura”. (Vedi foto galleria)

Incontriamo il signore proprio davanti a ciò che resta della pista creata 37 anni fa: si trova in campagna, tra la “città della cipolla rossa” e Santeramo, in zona Ospedale Collone.  «Fu la prima realizzata nel Meridione – ci dice l’uomo – e per molti anni rappresentò un punto di riferimento per tutti coloro che amavano questo innovativo hobby».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Del circuito non rimane granchè, anche se tracce di asfalto sbucano dalla vegetazione incolta e si intuisce l’ampiezza della struttura, lunga 250 metri e larga 4. Questo era un luogo dove ogni domenica si riunivano una cinquantina di appassionati, spesso padri e figli, che facevano sfrecciare i loro gioielli seguendoli trepidanti fino al traguardo. 

Ma da dove nacque l’idea di creare l’impianto? «Tutto ebbe origine nel 1976, quando assieme a mia moglie aprì una cartoleria – ci spiega Giovanni -. All’epoca questo tipo di negozi abbinavano alla cancelleria anche la vendita di modellini statici. Cominciai quindi a interessarmi e venni a sapere che in commercio esistevano delle macchinine in scala 1:8 che si potevano guidare grazie a impulsi radio. La fabbrica era a Bologna: presi così il treno e andai fin lì per comprarne una. Da quel momento partì l’avventura».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Giovanni in poco tempo contagiò con il suo entusiasmo anche i suoi amici, con i quali decise di trovare un posto dove poter correre. All’inizio si optò per la centrale piazza dei Martiri, ma poi il gruppo fu “invitato” a trovarsi un luogo ad hoc per divertirsi. E la scelta cadde su questo appezzamento di terra.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Di lì a poco - ci dice uno di quei compagni, il 70enne Pietro Ascatigno - nacque così un “santuario” delle corse che riuscì ad attirare tutti i cultori del modellismo, provenienti anche da fuori regione. Piloti che si sfidavano in gare all’ultimo respiro, partecipando con una quota associativa alla manutenzione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Insomma fu un successo, tanto che Attollino decise di aprire nel 1990 un negozio deputato a questo genere di passatempo: il “G1 Model” di via de Rossi, a Bari. E non solo. Il signore due anni dopo fece il “grande passo”, lasciando la vecchia pista per realizzarne una più ampia su un’area di 4mila metri quadri.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’impianto oggi, seppur abbandonato, è ancora visibile: si trova sempre in campagna ma in contrada Telavera, nei pressi di Cassano. All'ingresso è presente la tribuna in muratura che accoglieva tutti gli spettatori, mentre sul terreno è ben delineato il circuito con le sue curve sinuose, i segnaposto delle auto e i cordoli colorati. E’ possibile anche ammirare il tabellone magnetico su cui, grazie a delle calamite, venivano segnati i risultati e persino il podio in pietra che attendeva il vincitore.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Qui ogni partecipante aveva un suo box, in cui poteva preparare la gara, caricare la macchina di energia elettrica con un gruppo elettrogeno o fermarsi per un pit-stop durante la corsa, che durava in tutto 30 minuti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un circuito che ancora più del primo fu un crocevia per campioni e tornei, fino al 2007 però, quando fu dismesso perché non in grado di reggere la concorrenza della nuova struttura nata due anni prima: il succitato “Paese delle Meraviglie”. Quest’ultimo, creato da Vito Pietroforte, allievo di Attollino, era infatti dotato di tutte le comodità: dall’acqua corrente ai compressori. 

«Ma per me non rappresentò una sconfitta – afferma il “patron” delle corse baresi -. Anzi fui contento che altri avessero perseguito e diffuso l’amore per il modellismo. Io continuai comunque a seguire il mondo delle gare e ancora oggi vengo chiamato in tutta Italia come giudice o commissario tecnico. Perché le macchine radiocomandate restano una grande passione».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
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