di Eva Signorile

Addio Pinguicola hirtiflora: alluvione spazza via la rara pianta carnivora
BARI – «Se solo fossimo arrivati un giorno prima…». Non si danno pace Domenico Saulle, Marco Guglielmi e Marco Santomauro, studenti dell’Università di Bari. Domenico doveva fare delle ricerche su una rara pianta carnivora, la Pinguicola hirtiflora, di cui pare esistesse una sola colonia in quel di Rossano Calabro, in provincia di Cosenza. Ma la recente alluvione del mese di agosto potrebbe avere cancellato forse per sempre gli ultimi rappresentanti di questa specie in Calabria: ora ci si deve spostare in Campania, sulla Costiera Amalfitana, per trovare i parenti più stretti (e più chiari) di questo vegetale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Disastri naturali, certo, ma non solo. Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di una pianta un po’ speciale e di un gruppo di amici disposto a tutto per preservarla e fare in modo di propagarla, ma è anche un po’ l’eterna storia di una terra in cui i troppi silenzi, le domande senza risposte, i reiterati ritardi delle istituzioni e forse una certa incuria nella gestione del territorio portano a perdere pezzi importanti di biodiversità.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

C’era dunque una volta una piantina: aveva le foglie di un verde tenero e i fiori piccoli e di un rosa  vivace (nella foto). L’aspetto delicato non era però che una messinscena per moscerini e insetti che osavano avventurarsi nei suoi dintorni. La Pinguicola hirtiflora era infatti una micidiale trappola per insetti, di cui andava ghiotta. Il segreto era tutto nelle sue foglie: la vera arma di distruzione di massa degli incauti animaletti era costituita da minuscoli “peli” che ricoprivano le foglie stesse e sulle cui punte si trovava un liquido vischioso, una sorta di “colla” in cui finivano col rimanere intrappolati, dopo essere stati attratti dal suo luccichio. A quel punto, scattava il colpo fatale: la piantina cominciava a secernere i liquidi enzimatici che servivano a digerire i malcapitati. Macabro, forse, ma anche questa è natura.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La Pinguicola hirtiflora conduceva una vita apparentemente innocua lungo un dirupo a picco su un torrente, in località Celadi, a Rossano Calabro, in un’area Sic (Sito di interesse comunitario). La colonia calabrese era costituita da circa una cinquantina di piante. Domenico, che fra l’altro è membro dell’Associazione italiana piante carnivore, aveva concordato, sia con l’associazione, sia con l’Orto botanico dell’Università di Bari, di recuperare i semi della piantina e di inserirli nella banca del Germoplasma di Bari. Ma visto il luogo di difficile accesso in cui la piantina si era "rifugiata", lo studente aveva coinvolto i suoi due amici, esperti fra l'altro di arrampicata.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«In realtà – racconta Saulle –sapevamo che alcuni anni fa, l’Università di Reggio Calabria aveva avviato un progetto di monitoraggio di questa piantina, che però dopo circa un paio d’anni fu interrotto, pare per mancanza di fondi. Per galateo istituzionale, comunque, non ce la sentivamo di iniziare il nostro studio senza prima avvertire i colleghi della Calabria, così abbiamo cercato di contattarli per capire a che punto fosse arrivato il loro progetto e se per caso lo avessero magari ripreso». Per i tre ragazzi inizia un lungo periodo fatto di mail, telefonate e domande a diverse istituzioni della Calabria, tutte rimaste senza risposta. «Abbiamo cercato di contattare Università, Regione, Comune di Rossano, persino la Forestale per avere i permessi, ma niente», ci dice Marco Guglielmi, 26enne studente di Scienze naturali, come Saulle.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Un nostro contatto in Calabria ci ha avvisati però a un certo punto che la situazione delle piantine era sempre più precaria - prosegue Domenico -.  Il dirupo in cui si trovavano non è infatti “naturale”, ma è come una spaccatura nella montagna, fatta per creare una strada: le pareti sono quindi parecchio instabili e il torrente sottostante, fondamentale per la Pinguicula perché lei ama i territori umidi, sottopone le pareti a continue sollecitazioni».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I tre decidono quindi di andare a controllare  situazione. «Volevamo solo renderci conto di come stesse davvero la colonia di pinguicola – ci dice il 34enne Marco Santomauro, studente di Scienze Forestali –.  Certo, se avessimo potuto prevedere quello che sarebbe accaduto, probabilmente avremmo rischiato il tutto e per tutto e avremmo cercato di recuperare i semi anche a costo di essere fermati dalla Forestale senza i dovuti permessi: per noi la priorità era salvare la pianta». 

Quello che non avevano potuto prevedere, né loro, né il servizio meteo consultato fino a poche ore prima, è stata l’alluvione che il 12 agosto scorso si è abbattuta in quelle zone. «Fino a Sibari abbiamo trovato il sole e il meteo continuava  a dare piogge alternate a schiarite: nulla lasciava presagire quello che poi abbiamo trovato – raccontano all’unisono – . Dopo Sibari, abbiamo incominciato a trovare strade piene di fango, piante e pietre. Pensavamo fossero i resti delle piogge del giorno prima, invece tutto stava avvenendo in quel momento».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La strada conosciuta era ostruita, sono quindi costretti a una deviazione. Fra mille difficoltà, riescono a raggiungere il luogo, sfruttando una pausa del diluvio. Ma una volta arrivati, il colpo è tremendo. «Nulla, non c’era più nulla, solo acqua e fango: delle piantine non c’era più traccia, il dirupo era completamente franato. Se solo fossimo arrivati prima, se non ci fossimo ostinati con i permessi e le autorizzazioni», continuano a ripetere. Le foto che hanno scattato mostrano fino in fondo lo scempio: probabilmente la Pinguicula hirtiflora è stata completamente distrutta. (Vedi foto galleria)

E ora? La speranza è che qualche germoglio della pianta sia miracolosamente sopravvissuto, magari riparato tra le felci vicine, o che qualche seme trascinato via trovi le condizioni ideali per germogliare altrove. «Ma sarebbero individui singoli: la colonia è perduta – ammettono i tre -. In ogni caso, ammesso che sia possibile rivederle, dovremo aspettare diversi anni».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Eva Signorile
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