di Eva Signorile

A Bari c'è un ''giardino delle rose'': 350 specie di ogni forma e profumo
BARI – Se è vero, come dice lo scrittore e poeta peruviano José Santos Chocano, che “una città non vale più di un giardino di rose”, allora possiamo dire che persino Bari è una città di valore. Sì, perché da qualche anno, anche il capoluogo pugliese ha il suo il suo giardino delle “regine dei fiori”: un tesoro botanico che vanta una collezione di oltre 350 piante di rose, di ogni forma e profumo. Un’oasi speciale che sa di altri tempi e che ha trovato nell’ottocentesca Villa La Rocca, in via Celso Ulpiani, nel quartiere San Pasquale, la sua cornice ideale. (Vedi foto galleria)

«Volevo che anche Bari avesse, come tante altre città europee, il suo giardino - ci dice il curatore del parco, il professor Vittorio Marzi -. Attualmente in Italia ci sono solo altre due realtà come quella del capoluogo pugliese: nella Reggia Reale di Monza e a Roma, che vanta il suo roseto comunale».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Marzi è presidente della sezione Sud-Est dell’Accademia dei Georgofili, un’antica istituzione fiorentina la cui fondazione risale al 1753 e che si prefigge il compito di contribuire alla tutela dell’ambiente e dell’agricoltura attraverso il progresso delle scienze. Ma il professore è anche il coordinatore di villa La Rocca e curatore del parco, incarico ricevuto nel 1994 dall’allora Magnifico Rettore Aldo Cossu. Sì perché l’ex residenza della famiglia La Rocca è di proprietà dell’Università di Bari, che la acquistò nel 1968 e oggi rappresenta un contenitore culturale che ospita istituzioni quali la stessa Accademia dei Georgofili o l’Accademia Pugliese delle Scienze.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il roseto, aperto da tre anni in maniera gratuita al pubblico (lunedì, martedì e giovedì dalle 15 alle 17, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 19), si trova nel retro della villa: per accedervi dobbiamo percorrere uno dei suoi viali laterali sulla destra dell’edificio. Attraversiamo un parco lussureggiante che sfocia in uno spiazzo dominato da una cascata di fiori gialli: è una monumentale bignonia che riveste il colonnato ad emiciclo, intervallato da coppe in pietra. Il rampicante, ora nel pieno della fioritura, vale già da solo una visita al parco.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Proseguendo sulla destra, il giardino delle rose ci appare a sorpresa oltre i pilastri di un cancello senza griglia. Il benvenuto ce lo dà una rampicante che si attorciglia lungo uno dei pilastri. Macchie di colore si bilanciano su cespugli le cui foglie variano dal verde tenue a quello più scuro, persino al rosso cupo. Non fosse per l’ordine accurato con cui sono disposti i rosai, sistemati lungo file parallele su un curatissimo prato all’inglese, la scena che ci si para davanti ricorderebbe un quadro impressionista.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci sono rose di ogni tipo: piccole, grandi, a fiore semplice (cioè con la corolla di appena 5 petali), doppio (fino a 40 petali) o stradoppio (fino a 100 petali). E ancora arbustive, rampicanti, profumate e  non, monocromatiche o con più colori. Ne adocchiamo una davvero particolare: ha il fiore di un bianco che tende al beige e una screziatura talmente scura che a prima vista pensiamo sia nera. A uno sguardo più ravvicinato scopriamo che le venature sono di un bordeaux talmente fosco da ricordare il cioccolato. Ma ognuna ha un fascino particolare, una caratteristica che la rende degna di nota, come la rosa gialla a corolla semplice su cui si industria un grosso insetto dai riflessi metallici, segno che non siamo gli unici estimatori del luogo. Si tratta di una cetonia aurata: ama il nettare racchiuso nel cuore delle rose, ma non disdegna altre parti del fiore che però, in questo caso, ha lasciato inviolate.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Le oltre 350 varietà qui presenti non sono però spuntate “un giorno, da un seme venuto chissà da dove”, come la celebre rosa del “Piccolo principe” di Saint-Exupéry: sono il frutto di una paziente ricerca dello stesso Marzi e delle donazioni di alcuni privati. In altri casi, sono state acquistate dalla stessa Università di Bari.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma i colori e i profumi delle rose di Villa La Rocca hanno le loro ombre. Come tutte le cose belle, infatti, le “regine dei fiori” hanno bisogno di cure e attenzioni: l’acqua per l’irrigazione, il giardiniere per le potature, il concime per mantenerle in forma. Tutte premure che però hanno dei costi che rischiano di diventare insostenibili. Pesa infatti sul bel giardino la minaccia dei tagli dei fondi all’Università e le rose di villa La Rocca rischiano quindi di appassire prima del tempo. Soprattutto, manca il personale che possa prendersene cura: il roseto si mantiene principalmente per l’opera dello stesso Marzi e di pochi volontari che vi si avvicendano. E non è un caso che questi bellissimi fiori, alcuni dei quali davvero rari, non abbiano però dei cartellini che li identifichino e che ne descrivano le principali caratteristiche. Le rose di Villa La Rocca sono fiori senza nome.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma un aiuto può arrivare dalla donazione del 5 per mille a villa La Rocca. Così, per sensibilizzare il grande pubblico e per permettergli di conoscere questo gioiellino botanico, nella ex-residenza fondata nel 1878, si organizzano spesso degli eventi culturali dedicati alle rose. Risale ad appena mercoledì scorso un’originale manifestazione che ha visto coinvolte l’Accademia dei Georgofili, l’Accademia Pugliese delle Scienze e l’Accademia delle Belle Arti di Bari: studenti-artisti si sono riversati nel parco della villa, per un’originale  lezione en plein air del laboratorio di Pittura, Decorazione e  Fotografia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Assiepati intorno alla fontana monumentale, in pensosa solitudine tra la vegetazione, oppure nudi, seminudi o scalzi tra le rose, come nuovi figli dei fiori,  gli studenti hanno avuto l’opportunità di disegnare, dipingere o immortalare in uno scatto artistico la lussureggiante vegetazione del parco e naturalmente le rose, signore incontrastate del posto. Dappertutto c’erano cavalletti, tavolozze, matite, spesso abbandonate in un colorato disordine frammisto di fiori che sembrava da solo un’installazione artistica. Una giornata davvero particolare, durante la quale poteva persino capitare di imbattersi in una modella vestita solo della sua bellezza (nella foto): l’ennesimo fiore aggiunto alla speciale collezione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Basta poco però perché il sogno si infranga:  la scure dei tagli ai fondi dell’Università è cieca alla bellezza, mentre il silenzio delle diverse fontane che popolano i giardini della villa e qualche crepa di troppo nei muri, testimoniano le difficoltà economiche del luogo. Ma le rose sembrano non accorgersi di nulla. E’ vero, tremano un po’, ma forse è solo il vento.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Eva Signorile
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  • MaryJayati D'Acciò - L'arte ha ampio raggio per esprimersi in un contesto naturale che evoca tempi lontani, in cui gli artisti dipingevano dal vivo cogliendo il vivo. L'augurio è che si possano vivere questi dandogli vita.
  • Claudio Petruzzelli - Tutto bello, ma perché "PERSINO" Bari sarebbe una città di valore???
  • Rosalba Fantastico di Kastron - Articolo che incoraggia alla visita del luogo perché profumato come le rose descritte. È ancora possibile visitarlo?

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