di Marco Montrone e Mina Barcone

Baresità? Quando il ''cozzalo'' diventa moda, tra polpo e Peroni alla canna
BARI -  La Peroni bevuta "alla canna", intonare cori da stadio inneggianti l'amore per "la Bari" in qualsiasi luogo e situazione, lo stereo con il volume a "pompa" e ancora i ricci e le cozze nere, lo sbattere sugli scogli il polpo appena pescato dopo avergli tirato un morso in testa, vantarsi di abitare ind a u megghie pais.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sembra quasi un virus quello che ha contagiato migliaia di baresi negli ultimi tempi. In molti la chiamano “baresità” : ciò che prima era patrimonio del “popolino”, ora viene ostentato in ogni momento, anche attraverso i social network. Proprio su Facebook spopolano gruppi e pagine che inneggiano al dialetto barese e ai nostri presunti modi di agire, illustrando come fare a diventare un "barese doc".Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«La baresità oggi è famosa e apprezzata anche grazie a una serie di personaggi come Antonio Cassano o Checco Zalone e grazie anche ai molti film che ne hanno riabilitato l'immagine. “Barese” non è più “sporco e scippi” come era idea comune dieci anni fa: oggi essere barese è diventato chic». Ad affermarlo  è il regista Antonio Palumbo che con il video "Polpo Grosso - lo sport preferito dai baresi" (che illustra in un “tutorial” il modo giusto per arricciare un polpo) ha raggiunto migliaia di visualizzazioni su Youtube.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Palumbo vorrebbe realizzare altri cinque video fondati sui presunti «canoni della baresità»: "come si mangia il panzerotto da Di Cosimo" "come avviene lo scippo a Bari", "come si litiga a Bari" "la brasciola" "le cozze nere".Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Abbiamo chiesto a un po’di giovani baresi cos’è per loro la “baresità” e la prima risposta è stata quasi all’unisono: «Bere la Peroni alla canna».  Perché proprio la Peroni? «Perché è di Bari». La Peroni in realtà non è mai stata di Bari, è di Vigevano, in provincia di Pavia e dal 2003 ha spostato la sua sede a Roma e fa parte di una multinazionale della birra, la SABmiller. A Bari c’è solo uno stabilimento, come c’è anche uno stabilimento della Coca Cola, bevanda che però chissà perché al contrario della birra non è diventata “patrimonio di Bari”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Altra risposta sul ciò che vuol dire essere barese:  essere tifoso “della Bari” e andare allo stadio. Per chi per decenni è andato allo stadio (magari mezzo vuoto) tifando “il Bari” e lottando con orgoglio contro tutti i baresi-juventini, baresi-interisti e baresi-milanisti sparsi per la città, quando neonato amore per la squadra biancorossa ha di per sé dell’incredibile. E’ una moda, certamente, la speranza è che non sia passeggera: vedremo cosa accadrà quando la Juventus verrà a giocare a Bari o se la squadra dovesse cominciare a perdere qualche partita.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Altri “atteggiamenti baresi”? «Il vero barese non paga mai alla Fiera del Levante, riesce sempre ad avere i biglietti gratis», «parcheggia sempre in doppia fila», «litiga ma alla fine non fa mai a “mazzate” », «a San Nicola non manca mai e mangia lupini e olive in calce».  E poi il panzerotto. «Il panzerotto esiste solo a Bari -afferma Palumbo-. In tutte le altre città italiane chiamano “calzone” un surrogato di quello che è il panzerotto vero e proprio, quello che quando lo mangi devi necessariamente sbrodolarti addosso».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma è veramente questa la “baresità”, e se è così, alla fine che cosa può portarci in dote? Una soddisfazione a tavola e una pancia piena, certo, soprattutto grazie alla birra. Ma poi? E’ possibile che una città millenaria si debba contraddistinguere solo per questo?

No, noi non crediamo che sia solo questa la baresità, crediamo invece che questi siano atteggiamenti e modi di fare che sì, è bene indicare come “cozzali”, che possono essere simpatici certo, ma di cui onestamente non è che si possa andare così orgogliosi. Come dice giustamente lo studioso di tradizioni baresi, Gigi De Santis: «Molti di quei luoghi comuni patrimonio della nostra identità culturale sono stati presi d'assalto dalle nuove generazioni e decontestualizzati. Si continua a confondere baresità con volgarità ed è un vero peccato».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma allora cos’è la baresità? Da cosa si caratterizza il “vero barese”? Noi abbiamo provato a fare una lista di cinque tratti (positivi) che riteniamo siano comuni a molta parte dei cittadini di Bari: giovani e vecchi, ricchi e poveri, acculturati e ignoranti. Tratti che forse neanche noi baresi ci accorgiamo di avere, perché fanno parte del nostro dna. Vediamo se siete d’accordo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


La voglia di star fuori – Andate sulla costa barese una domenica di luglio e capirete cosa vogliamo dire. Nonostante andare a mare imponga caricarsi di ombrellone, lettino, giochi per i bambini, pinne e maschere e borsa termica, i baresi appena scorgono un po’ di sole vanno via di casa, skafuescn. Che sia il mare, la campagna, o magari mete più lontane (se hanno due euro da parte i baresi viaggiano), il mondo è visto come un posto da scoprire, a volte da “occupare”. Se i napoletani hanno l’appocundria, quell’apatia che ha il sapore dell’indolenza e dell’impotenza, ai baresi non verrà mai in mente di rimanere da soli in casa a pensare e rimuginare su sé stessi: di sicuro se hanno problemi andranno a farsi una camminata. Il barese è positivo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’amore per un certo tipo di cucina  – Vogliamo parlare di “cose da mangiare” in maniera seria? Bene, Bari è la città italiana in cui forse si mangia meglio. Dove si unisce il sapore alla corretta alimentazione. I nostri nonni ci avevano addirittura insegnato la dieta dissociata (il lunedì il brodo, il martedì la pasta, il mercoledì i legumi...). Se in altre parte d’Italia i piatti assumono sempre un non so che di “molto carico e pesante”, dai tortellini emiliani, alla “cassola” milanese, dal fritto alla romana, al cassata siciliana, i piatti baresi si caratterizzano per la semplicità e per la varietà (vedi i mille antipasti). Il crudo di mare (altro che sushi) o comunque il pesce mangiato così come l’ha fatto mamma (fresco e poco condito), fave e cicorie, le orecchiette alle cime di rape, la focaccia, giusto per fare qualche esempio classico. Si parla tanto di nouvelle cousine, ma a Bari è da sempre che si uniscono prodotti di mare con prodotti di terra. Un esempio su tutti: patate, riso e cozze. Insomma se nel resto d’Italia sono la pasta e i dolci a farla da padrone, a Bari vincono verdure e pesce. Da intenditori della buona tavola e della sana alimentazione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il comunicare attraverso frasi idiomatiche – Il linguaggio barese si caratterizza per un grandissimo uso di frasi idiomatiche, che poi spesso vengono riportate nel linguaggio di tutti i giorni, anche traducendole in italiano. Ne deriva un linguaggio essenziale e se vogliamo “universale”, dove con un frase (spesso ironica) esprime un intero mondo. A mis u quadre mmenze a la chiazz, Ammìin’t che l’acque ie vasce,  Iè nu shkàff a Crist, Iapr’  l’ecchie che ad achiute non ge vole nudd’….Chi non ha mai pronunciato almeno una volta una frase come questa? E come sarebbe difficile farsi intendere in così breve tempo utilizzando costruzioni verbali complesse? La “parlata” barese è semplice ma allo stesso tempo creativa. E poi provate a tradurre in italiano una parola come priscio

La comicità innata – E da qui deriva la comicità insita nel linguaggio barese. Per anni i baresi hanno sofferto quando qualcuno gli diceva “ah, ma tu sei di Beri”, riferendosi a Lino Banfi, che da canosino (ben 80 km dal capoluogo pugliese), aveva fatto credere a un’intera nazione che noi parliamo così, ad esempio pronunciando la “e” al posto della “a”. Per fortuna ora è arrivato Checco Zalone, che sta dando un’immagine che seppur edulcorata, si avvicina molto a quello che è il modo di essere simpatici a Bari. Perché il linguaggio barese è comico. Costruito come detto su ironiche frasi idiomatiche, ma anche sulla capacità di inserire in un discorso incredibili “battute”. Non siamo un popolo di barzellettieri, non siamo un popolo di narratori, né di teatranti, ma ogni barese ha in sé il gusto della battuta, veloce, rapida e spesso anche un po’ cattiva.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’ospitalità verso tutti  – “A Bari nessuno è straniero”, dice il detto. Ed è vero. Bari, città di porto, abituata ad avere scambi commerciali con tutti i popoli, si sta dimostando anche in questi anni di globalizzazione e multiculturalismo, aperta e soprattutto non razzista. A Bari lavora e vive gente di qualsiasi colore, ma a differenza di tante altre città italiane, episodi di razzismo non se ne sono mai verificati. Neanche allo stadio, che invece nel resto d’Italia si caratterizza per essere spesso teatro di intolleranza. E’ facile vedere “vu cumprà” che parlano in dialetto barese tra le risate di coloro che prendono il sole sulla costa e che magari offrono al lavoratore di colore un pezzo di focaccia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Questa è la Baresità, questo è ciò che il popolo barese deve ostentare e portare nel mondo con orgoglio. Altro che Peroni alla canna.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 

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Marco Montrone
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Mina Barcone
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  • Alesio Francesco Di Bello - ormai vivo da 35 anni nell'hinterland barese, sentirsi vivo quando ritorno per commissioni e svago ,capace di ritrovare sprazzi di sole che rendono alla fine tutti uguali accummunati nello stesso spazio tra le varie estrazioni sociali ove le differenze non rendono meno vivo il sentimento.anzi chi nega il vernacolo poi ritrova in esso la vera anima pulsante e viva di una sensazione che solo lontano riscopri mentre chi vive in città ma non ne coglie tra le rifrazioni delle tante realtà negherebbe altresi di essere barese.

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