di Raffaella Ceci

Prima appese e poi fatte scoppiare: le ''Quarantane'', bambole pagane e pasquali
RUVO DI PUGLIA – Sono interamente vestite in nero, hanno il capo coperto, impugnano un ombrello, un’arancia e un fuso. Si notano in questi giorni, passeggiando per le vie di Ruvo, di Molfetta, di Sannicandro e di altri centri del nord-ovest barese e sembrano osservare tutto dall’alto. Ma niente paura, anche se hanno un aspetto inquietante, si tratta solo di bambole con le sembianze di una vecchia signora: sono le cosiddette “Quarantane”, uno dei simboli più antichi e curiosi della tradizione quaresimale (vedi foto galleria).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La “Quarantana” prende infatti il nome dai quaranta giorni di cui è composta la Quaresima. Viene posta a penzoloni tra un balcone e l’altro in alcuni angoli del paese a partire dalla mezzanotte del martedì grasso, dopo aver dato alle fiamme suo marito: Carnevale. La pupattola veglia per tutto il periodo quaresimale fino al giorno di Pasqua quando, al passaggio della processione della statua del Cristo Risorto, tra l’esultanza cittadina, avviene il rito-spettacolo dello “scoppio della Quarantana”. Il fantoccio viene "ucciso" con dei petardi e distrutto completamente, ponendo fine al periodo di privazione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Perché la bambola simboleggia proprio l’inizio del periodo di astinenza, di penitenza, di soppressione dei bisogni individuali, che è appunto la Quaresima, la preparazione alla Pasqua.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Michele Pellicani, dell’associazione teatrale “Biagio Minafra” di Ruvo di Puglia è uno di quelli che le bambole le costruisce e ci spiega come. «Viene fatto uno scheletro con un filo di ferro zincato, la sagoma viene rivestita di paglia e poi si comincia a vestirla: cappotto, fazzoletto, calze, scarpe, borsa, tutto rigorosamente nero. Per le mani, vengono cuciti al cappotto dei guanti in lattice pieni di segatura, che vengono poi coperti da guanti neri».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La veste nera simboleggia la penitenza,  il fuso è simbolo del lavoro femminile, l’arancia è il segno dell’inverno che va via, le sette penne di gallina, conficcate nel frutto, rappresentano le settimane della Quaresima e vengono tolte una ogni domenica sino al giorno di Pasqua. L’aringa infine è il simbolo dell’astinenza poiché in passato, nel periodo quaresimale, sostituiva carne, grassi, uova e latticini.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Le origini della Quarantana derivano dai riti del mondo classico e pagano. Funzioni propiziatorie aveva il culto agrario in onore di Dionisio, dio della fertilità: nelle feste a lui dedicate venivano appesi agli alberi gli “oscilla”, dischi decorati che esposti all’azione del vento allontanavano gli spiriti malefici. La stessa funzione propiziatoria viene attribuita alla pupattola quaresimale che viene sospesa in aria in modo che possa essere smossa dal vento.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Anche se la Chiesa ha in parte inglobato queste consuetudini “cristianizzandone” i significati, non tutti condividono questi riti. «Negli anni 80 – racconta Pellicani - questa tradizione fu temporaneamente interrotta perché un sindaco era contrario. Anche alcuni sacerdoti non sono molto favorevoli, perché si tratta di un rito pagano».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tanto è vero che al passaggio delle processioni del periodo pasquale, i fantocci vengono temporaneamente spostati. «Noi aspettiamo che la processione sia passata dalla nostra via – spiega Pellicani – per poi rimettere la nostra Quarantana al suo posto, altri invece la tolgono per tutta la durata della processione in paese».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A Ruvo quest’anno sono state collocate sette Quarantane, costruite da divese associazioni culturali e da gruppi di privati cittadini. Anche se oggi proprio quella fatta dalla "Minafra" e che si trovava in piazza Cavallotti, è stata rubata da ignoti (e poi ritrovata). Che sia stato un prete?

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