di Nicola Paparella

Troppi costi e volume alto: i locali baresi dicono ''no'' alla musica live
BARI – Prima si iniziava da qui. I gruppi musicali che muovevano i primi passi sulla scena artistica, si “facevano le ossa” suonando nei locali serali. Ora per farsi notare e scalare il successo ci sono altri mezzi, i talent show e youtube su tutti. Anche se comunque molti locali, italiani e stranieri, continuano a mantenere una certa “cultura”: quella sì di servire panini e birre, ma cercando di allietare i propri ospiti con musica dal vivo, dando nel contempo una chance al gruppo di turno per farsi conoscere.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La “Bari notturna” sembra però aver smarrito questa vocazione. La maggior parte dei pub e i bar serali che vengono aperti nel capoluogo, si “scordano” di dedicare un angolo del proprio locale a un palco dove far esibire qualche artista.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Abbiamo fatto un giro tra i locali di Bari, per capire il perché di un tale disinteresse verso il “live”. Queste sono le risposte che ci hanno fornito.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I COSTI - Nico, gestisce insieme a Sara il Flying Circus, a Bari Vecchia. Loro propongono spesso musica dal vivo, nonostante il loro locale sia molto piccolo. «Facciamo anche trovare sul posto un impianto serio, un mixer e microfoni laddove i gruppi ne abbiano bisogno – afferma Nico -.  Per noi l'aspetto musicale e artistico in genere è fondamentale, abbiamo intrapreso questa attività principalmente per questo, per dare alla città uno spazio sempre aperto agli artisti e al pubblico, pieno di arte, musica, fotografia. Anche se – sottolinea Nico - economicamente spesso ci andiamo a perdere, visto che oltre al cachet del gruppo dobbiamo pagare le "mazzette legali”, come Siae ed Enpals».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quello dei costi sarebbe proprio l’ostacolo maggiore alla musica. «Far suonare nel proprio locale è oneroso e anche tanto – dice il proprietario del Chat Noir -. Chi non lo fa, nella maggior parte dei casi è perché non ha soldi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«I costi di un evento sono sicuramente eccessivi – afferma Gaia, che cura l’ufficio stampa del Tavli -. Bisogna offrire agli artisti che si esibiscono un cachet degno, ma a esso vanno aggiunti tutti gli oneri di Siae, autorizzazioni e assicurazioni che gravano in modo esagerato su tutto. E i costi non sempre vengono ripagati dai clienti e dalla loro propensione alla spesa – conclude -. Il rischio di un mancato guadagno dissuade quindi i gestori dal provare a proporre musica».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma c’è chi però è più ottimista e vede l’altra faccia della medaglia. Come Fabio Bellucci, che gestisce l’Ekoinè. «E’ vero il problema è proprio la Siae – dice – la devi pagare anche per le serate di poesia. Però per come la vedo io conviene sempre fare musica: la gente viene e si diverte e noi puntiamo da sempre su questo». «E’ così – ribadisce Celeste, proprietaria di Storie del Vecchio Sud - fare musica è un investimento e noi riusciamo sempre a rientrare nei costi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

IL COPERTO – Molti locali però per evitare perdite o mancati guadagni, alzano il prezzo del coperto quando fanno suonare un gruppo, oppure mantengono un po’ più alti i prezzi delle bevande. Marco, proprietario del Joy’s, afferma sinceramente: «E’ vero, noi abbiamo i prezzi più alti degli altri, ma quale locale a Bari ospita ogni sera un musicista come noi? Siamo tra i pochi ad operare questa scelta artistica, pur non avendo un locale molto grande e quindi da noi si paga la qualità».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Discorso giusto, che però trova in disaccordo altri gestori, quali Fabio dell’Ekoinè. «Non alzo assolutamente mai il prezzo quando ogni giovedì faccio suonare nel pub – dice Fabio -.  non è mai successo da quando ho aperto il locale». Anche Nico del Flying Circus tiene a precisare: «Non applichiamo nessun  rialzato o "coperto" quando ci sono i live».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

IL VOLUME  – Un altro grosso problema posto dai gestori dei locali è quello riguardante le norme che vietano la musica dopo una certa ora: perché spesso “la gente vuole dormire”. «Abbiamo avuto spesso problemi per il volume della musica - dice Pierpaolo, proprietario del Cavanbah – anche perché le persone che abitano sulla piazza dove ci troviamo non gradiscono sentire musica dopo una certa ora. Quindi ora mi limito a organizzare delle jam session nel mio locale, non elettrificate, dove metto gli strumenti a disposizione di chi vuole utilizzarli. Perché fare musica per me paga sempre e comunque».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«E’ difficilissimo far musica a Bari Vecchia – conferma Nico del Flying Circus -. A volte già alle 22.30 abbiamo lamentele da parte dei vicini, ragion per cui siamo costretti a fare comunque concertini in formazioni ridotte e con set acustici».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un modo quindi ci sarebbe per far musica, anche se “low fi”, come conferma Celeste, proprietaria di Storie del vecchio sud. «Per limitare il rumore facciamo suonare in acustico o addirittura senza batteria – dice Celeste -. Questo per via dei palazzi sopra di noi, purtroppo non abbiamo scelta».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A fianco del Cavanbah sorge l’Aniene, il cui gestore, Sergio, confessa: «Ultimamente non facciamo più suonare più nel nostro locale, cosa che prima ogni tanto accadeva. Troppe persone si sono lamentate per via dell’alto volume. Ci sono leggi e normative precise da rispettare. C'è una prova audiometrica e la contraddizione è che per rientare nei decibel devi usare impianti fondamentalmente non adatti».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sergio però continua e svela alcuni “retroscena”: «Se fai musica sai che a un certo momento della serata arriverà “la telefonata” che ti intima a spegnere la musica.  E spesso questa chiamata parte dalla “concorrenza” che ti ostacola se tu proponi qualcosa di diverso dalla solita solfa. Ma fare musica è una questione di sensibilità culturale: i locali non andrebbero aperti solo per spacciare alcool».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


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