di Eva Signorile

Da cosa deriva l'uomo? Da un topo-ragno: il ''purgatorius''
BARI – Evoluzionismo. Un termine che richiama subito alla mente il nome del naturalista inglese Charles Darwin, l’autore dell’”Origine della specie” (1859). Con i suoi studi Darwin ha dimostrato che gruppi di organismi si evolvono nel tempo, attraverso il processo della “selezione naturale”. Ma quanto sappiamo davvero sulla nostra origine?
 
Abbiamo cercato di far luce sull’argomento, ascoltando diversi esperti dell’Università di Bari, che hanno offerto un quadro d’insieme, ognuno nel suo specifico ambito: Mario De Tullio, ricercatore di Botanica generale, Alessandro Volpone, esperto di Storia della Scienza, Eligio Vacca, antropologo e Marco Petruzzelli, paleontologo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Quali sono i principi dell’evoluzione?
 
L’evoluzione avviene secondo i meccanismi della variazione e della selezione. Ogni individuo, di qualunque specie, differisce da un altro. E’  la “selezione naturale” a scegliere i caratteri più vantaggiosi per la prosecuzione della specie. Con il tempo e nel corso delle generazioni, le variazioni diventano sempre più marcate, fino al momento in cui le differenze sono tali che ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo, che non sarà più “miscibile” con un proprio parente, visto che si creeranno delle vere e proprie barriere riproduttive.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
E questo vale anche per gli uomini. Ma noi da cosa deriviamo?
 
Tutto inizia dall’acqua. Nel passaggio tra il Paleozoico e il Mesozoico, alcuni animali acquatici cominciano a sviluppare la capacità di cercare cibo fuori dall’acqua, perché grossi sconvolgimenti climatici avevano ridotto il livello del mare. Si sviluppano così gli anfibi, che però dipendono ancora dall'acqua, perché lì depongono le proprie uova. Alcuni di loro iniziano però a deporre le uova sulla terra: si ha così il passaggio da anfibio a rettile.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Ma noi siamo mammiferi…
 
Ci arrivo. Da un gruppo di rettili, quello dei sinapsidi, si sviluppa poi un piccolo mammifero, una specie di "topo-ragno", il purgatorius, che prende il nome da Purgatory Hill, la località del Montana in cui è stato rinvenuto. E’ lui è l'animale che si ritiene essere alla guida evolutiva anche della specie umana. 
 
Quindi una specie di topolino sarebbe il nostro “padre”?
 
Nostro e degli altri primati: la dentatura e la morfologia dei molari indicano infatti uno stretto legame con l'ordine dei primati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Di cui fanno parte anche le scimmie. Discendiamo anche da loro?
 
Questo è un mito che va sfatato: abbiamo antenati in comune con le scimmie, ma dire che discendiamo dalle scimmie non ha alcun senso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Quindi dai pesci agli anfibi, dai rettili ai mammiferi…si va sempre avanti?
 
No. L’evoluzione non è “lineare” e progressiva, ma procede per “radiazioni”, cioè si sviluppa secondo varie direttrici, ognuna delle quali può risultare più adatta in certe situazioni e meno idonea in altre. Nell’acqua ad esempio un pesce vive certamente meglio di un uomo o di un animale senza branchie. L’evoluzione può persino “tornare indietro”, se le condizioni ambientali lo richiedono. 

 
Un esempio?
 
I grossi cetacei marini, come le balene. Questi mammiferi marini derivano da animali terrestri che, a un certo punto, hanno dovuto cercare cibo in acqua. Così hanno attraversato fasi evolutive “al contrario” che li hanno portati prima ad assomigliare alle lontre, poi alle foche, poi ai delfini. 
 
Anche i pipistrelli sono mammiferi “strani”.
 
Per loro vale lo stesso discorso delle balene. A un certo punto i loro progenitori hanno dovuto cominciare a spostarsi da un albero all'altro per procacciarsi il cibo. Questo ha fatto sì che quelli dotati di una membrana particolare, iniziassero a planare, il passo successivo è stata la trasformazione della membrana in ali.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Tornando all’uomo: c’è un posto comune da cui veniamo tutti?
 
I primi ominidi erano certamente africani, essendo nati nella Valle del Rif, nell’attuale Marocco.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
E da lì…
 
La trasformazione da homo habilis a homo erectus, cioè l’ominide che imparerà a usare il fuoco e che emigrerà. L’homo erectus emigrato, darà origine alla linea evolutiva dell’homo neanderthalensis, l’uomo di Neanderthal, di tipo nordico e prettamente europeo. Dalla linea evolutiva rimasta in Africa, invece, si originerà l’homo sapiens, cioè quello moderno e dal quale noi differiamo pochissimo, che a un certo punto emigrerà e colonizzerà l’Europa, passando dall’Est. 
 
E i due tipi di uomo, Neanderthal e Sapiens, si sono mai incontrati?
 
Probabilmente sì, se pensiamo ad esempio che l’uomo di Altamura era un “neandertaliano”, mentre la fanciulla di Ostuni, che presenta i tratti delle moderne ragazze africane, era una “sapiens”. È assai probabile che i due siano vissuti nello stesso periodo. Si ritiene che i contatti quindi ci siano stati, ma che essi fossero dettati da precise scelte delle donne. La donna sapiens, più intelligente e saggia, sceglieva a volte per la riproduzione l’uomo di Neanderthal, perché tendenzialmente più massiccio rispetto all’homo sapiens e quindi più portato per la caccia e, di conseguenza, per il mantenimento della prole e la prosecuzione della specie.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
L’evoluzione continua però: come sarà l’uomo di domani?
 
Per l’uomo valgono le stesse regole delle altre specie: se saprà adattarsi ai cambiamenti ambientali, non ci saranno problemi. Diversamente, potremmo andare incontro all’estinzione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Non è un’idea piacevole.
 
No, però l’uomo può contare su un bagaglio culturale che può fargli da protezione. Noi sopravviviamo grazie al nostro patrimonio genetico, ma anche alle conoscenze e alle informazioni che tramandiamo e perfezioniamo di generazione in generazione, insieme ai geni. L’importante è non commettere l’errore di ritenersi al di fuori della selezione.

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