di Nicola De Mola

Il barese? Si parla da Margherita a Monopoli. Con l'eccezione Corato
BARI - «Da Margherita di Savoia a Monopoli si parla il barese». Ne è certa Annaluisa Rubano, docente di Dialettologia, Grammatica e Storia della lingua italiana presso l’Università degli studi di Bari. Le differenze tra i dialetti dei 51 paesi che compongono le province di Bari e BAT sarebbero quindi meno evidenti di quanto possano sembrare. Secondo la professoressa non sarebbe giusto parlare del molfettese, del bitontino o del polignanese come dialetti diversi tra loro, ma solo di varianti della “lingua madre”: il barese.  Anche se esiste qualche eccezione alla regola.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Partiamo dal barese: quali sono le influenze che ha subito nei secoli?

Il dialetto barese si è sviluppato gradualmente su una base formata dal pre-latino parlato dai Peuceti, gli antichi abitatori del posto, e dal latino introdotto in Puglia dai Romani. Si è poi modificato via via nel tempo con gli apporti linguistici ricevuti dalle popolazioni straniere che si sono avvicendate in quest’area: i longobardi, gli spagnoli, i francesi e, molto più marginalmente rispetto ad altre regioni del Meridione, anche gli arabi e gli ebrei.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I dialetti della provincia hanno la stessa origine?

Sì, ritengo che scendendo da Margherita di Savoia sino a Monopoli ci sia una “koinè”, un’area comune barese: le influenze sono state essenzialmente le stesse. È chiaro poi che le aree sul mare sono state più esposte a eventuali “corruzioni” del dialetto originale, rispetto a quelle interne che sono più “conservatrici”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
È sbagliato quindi fare distinzioni linguistiche tra paese e paese?

Se si eccettua qualche piccola differenza o qualche sfumatura a livello fonetico, il dialetto parlato nei paesi della provincia è sempre lo stesso: il barese. Lo dimostra, a livello grammaticale, il passato remoto. In tutta la provincia di Bari viene utilizzata la forma semplice, mentre altrove quella composta: “dissi” in barese diventa “decibbe”, in foggiano “agghie ditte”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Senza eccezioni?


Possiamo dire che il coratino si discosta foneticamente un po’ di più dal barese. Questo per l’utilizzo di una “a tonica” che diventa quasi una “o” e che, in parte, ritroviamo solo a Foggia e a Taranto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E il molfettese? Perchè nel dialetto di Molfetta la “e” la “o” sono così chiuse?

Non ci sono ragioni storiche, è soltanto un fatto di pronuncia. Attenzione però: le vocali chiuse del molfettese lo rendono a livello fonetico più vicino degli altri all’italiano letterario. Sono i baresi a sbagliare, pronunciando le vocali così aperte.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Rimanendo nell’ambito della fonetica, esiste un dialetto più “musicale” degli altri?

Direi di no, perché tutti i dialetti della provincia di Bari hanno sempre una cadenza discendente. A differenza di quelli della Puglia settentrionale, dove la cadenza tende ad alzarsi, e a quelli del Salento, che hanno un’intonazione più omogenea.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
E uno che possiamo simpaticamente definire più brutto?

I dialetti sono l’anima di un popolo, possono risultare tutti brutti e tutti belli allo stesso tempo. È più un discorso di gusti personali: è chiaro che il dialetto di un'altra città potrà anche suonare male al tuo orecchio, mentre quello della tua difficilmente potrà non piacerti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Ci sono propaggini di dialetto barese anche oltre la provincia di Bari?

Sì, perché bisogna scindere le vicende storico-geografiche da quelle linguistiche. Taranto, ad esempio, è geograficamente più vicina a Lecce, ma linguisticamente si può dire che è ancora Bari. Oltre all’area tarantina, abbiamo propaggini di dialetto barese anche nel foggiano (sino a Cerignola) e anche in Basilicata, per buona parte dell’area materana. Da Potenza in poi, invece, si comincia a parlare un dialetto con influenze napoletane.

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  • felice giovine - Debbo esprimere una mia perplessità. Certamente la prof. Annalisa Rubano, docente di dialettologia, è incorsa in un puro errore, mettendo sullo stesso livello, due diversi tempi di coniugazione, infatti decìbbe è passato remoto ( t'u decìbbe: te lo dissi) mentre agghie ditte è passato prossimo (t'u agghie ditte: te l'ho detto); inoltre, i due tempi, le due grafie sono entrambe di Bari e non di Foggia.
  • nicola - Concordo con il commento precedente. Ad Acquaviva delle Fonti è presente sia "descìbbe" che "ègghjie ditte".

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