di Mariangela Dicillo

La storia delle ''grotte di San Cataldo'', cavità scavate durante la guerra
BARI - Correvano gli anni ’70 e a San Cataldo, zona a nord del centro di Bari, alcuni ragazzini, appena le giornate diventavano più calde, si incontravano per giocare insieme. Con un po’ di fantasia trasformavano le distese di terra battuta in campi da calcio e finita la partita si riposavano sull’erba alta delle campagne intorno al faro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un giorno, proprio in queste campagne, scoprirono tre strutture in pietra che aprivano dei varchi nel terreno e si spingevano sottoterra: le chiamarono “grotte di San Cataldo”. E immaginarono storie di pirati e prigionieri.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Avevamo 12 o 13 anni quando scoprimmo le grotte», ci raccontano  i quasi cinquantenni Donato e Giovanni. «Le liberammo dai detriti perché eravamo curiosi di vedere cosa ci fosse dentro - ricordano -. C’era molto da scoprire per noi bambini: ci improvvisammo archeologi, anche se avevamo molta paura».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Muniti solo di una corda e di una torcia arrangiata, costruita legando ad una tavola di legno l’indicatore di direzione di un'auto («di una 126», specifica Giovanni), una grossa batteria e due fili elettrici con il nastro adesivo, entrarono nelle cavità. Si aprirono una via per esplorarle e, una volta ripulite, le trasformarono in un posto tranquillo per giocare circondato solo da campagna e affacciato su una strada dove raramente passavano macchine. Vi portarono dentro un tavolino e da quel momento passarono il tempo giocando a carte e comprando a turno le patatine.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma Donato e Giovanni ci confessano: «La nostra tranquillità non durò a lungo perché quelli più grandi scoprirono il nostro rifugio e iniziarono a spaventarci. Tra questi ci ricordiamo di machidd che nelle notti di luna piena imitava il verso del lupo, facendoci correre a casa terrorizzati e di aloh, un senzatetto che dormiva nelle case abbandonate là vicino, che chiamavamo così a causa del suo gridare a squarciagola “aloh, aloh, aloh!”».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Affascinati dal racconto degli ex avventurieri, abbiamo provato a fare chiarezza, cercando di capire cosa siano realmente queste “grotte di San Cataldo” e siamo andati quindi sul luogo, affiancati dallo storico Sergio Chiaffarata (vedi foto galleria).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Non possiamo chiamarle grotte - ha subito precisato l’esperto - perché non sono cavità naturali, ma sono buche realizzate dall’uomo. Servivano a difendere il faro durante gli attacchi aerei della Seconda Guerra Mondiale. L’imponente proiettore luminoso, infatti, con i suoi oltre 66 metri di altezza, fu un punto strategico durante gli anni del conflitto».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quindi le grotte sono in realtà postazioni di artiglieria costruite negli anni ’40.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le "caverne" sono due, nascoste quasi interamente dalla vegetazione spontanea. Hanno struttura interna identica: una scala conduce sotto il terreno verso delle piccole stanze dove i militari si proteggevano e nascondevano le armi, le pareti sono composte da blocchi asimmetrici di tufo. Una è inaccessibile a causa dei detriti. Quella che i ragazzi avevano identificato come una terza “grotta” è in realtà una polveriera, adibita a deposito di munizioni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Mistero svelato quindi. E chissà, se quarant’anni fa Giovanni e Donato avessero conosciuto la storia di queste grotte, probabilmente avrebbero giocato ai piccoli soldati.

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