di Valeria Danisi e Valter Messore - foto Nicola Lasalandra

Bari, corso Cavour: tra sfingi, scarabei e ibis si svela il mondo esoterico di Palazzo Borracci
BARI – All’ombra del ponte XX Settembre, nell'ultimo tratto di Corso Cavour che precede la ferrovia, vi è un palazzo dal prospetto rosso che cattura l'attenzione grazie al suo inconfondibile portale ligneo, in cui si inseriscono due protomi simmetricamente disposti su battenti di bronzo che ricordano le antiche maschere funerarie dei faraoni egizi. Stiamo parlando di Palazzo Borracci, ribattezzato da molti “Palazzo delle Sfingi”, uno degli esempi più particolari di Liberty barese e custode al suo interno di una profusione di rimandi al mondo esoterico e massonico. (Vedi foto galleria)

L’edificio fu infatti realizzato tra il 1913-1914 dall'ingegnere Giovanni Logroscino su volere dall’avvocato Giacomo Borracci, Gran Maestro dell'Ordine dei Pitagorici di Miriam, fratellanza che traeva ispirazione proprio dall’antico Egitto. La dimora rappresenta quindi oggi uno dei pochi esempi ancora visibili della Bari massonica di fine 800/inizio 900, quando le logge vissero il loro periodo d’oro poco prima di divenire illegali durante il Fascismo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Lo stabile si trova precisamente al civico 208 di Corso Cavour, ad angolo con via Dieta di Bari e via Zuppetta e di fronte all'istituto tecnologico Pitagora. Si articola su tre piani, dei quali solo il primo e l'ultimo sono delimitati da cornici marcapiano in marmo bianco.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«La facciata rosso pompeiano, la cui brillantezza è oggi attenuata da una patina di smog, mantiene tuttora il suo fascino grazie ai raffinati dettagli architettonici in stile neo-egizio – illustra l’architetto Simone De Bartolo -. L’ingresso è circondato da paraste in marmo impreziosite con bassorilievi floreali, sormontato da una testa femminile scolpita con un ricco copricapo abbellito con foglie di acanto».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A colpire maggiormente lo sguardo del visitatore è il portone, in legno e ferro battuto, a due ante, ciascuna delle quali comprende una cornice rettangolare e maniglioni con incise decorazioni che richiamano la pianta del papiro e la variegata vegetazione del fiume Nilo. Sopra i battenti, con picchiotti in bronzo, sporgono i volti delle “sfingi”: due faraoni riconoscibili dal tipico copricapo (nemes) che simboleggia la natura divina del sovrano, con lunghi nastri che ricadono lateralmente a delimitare il viso. Al centro del nemes svetta l’ureo, il serpente che protegge il monarca.

Come detto non è un caso che Borracci abbia scelto questo tipo di iconografia per decorare la sua dimora. Conobbe infatti a Napoli l'esoterista Giuliano Kremmerz (pseudonimo di Ciro Formisano), che a cavallo tra l’800 e il 900 fondò una Scuola Isiaca di magia, meglio definita come Fratellanza Terapeutico-Magica di Miriam, la quale traeva la propria origine dall’antico Egitto e più propriamente dai culti di Iside e di Osiride.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Borracci, avvocato civilista barese noto nell’ambito forense (ricoprì la carica di consigliere dell’Ordine) era considerato il più progredito allievo del Maestro e fece realizzare un palazzo sontuoso, che rispecchiasse il legame con i culti misterici diffusi in area mediterranea.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Edificio che andiamo a visitare, per ritrovarci in un atrio dove una scalinata dall'originale balaustra in ferro battuto con richiami fitoformi conduce ai piani superiori. I simboli del repertorio figurativo egizio vengono reiterati sul soffitto a botte color ocra, lungo il quale corre una fascia affrescata a motivi floreali e geometrici sui toni dell'azzurro, del verde, del rosso e del nero. Gli stessi elementi tornano ad abbellire la parte interna di un arco che precede le scale e poggia su dei capitelli a volute. 

Sul primo pianerottolo si presenta davanti a noi una vetrata su cui è possibile riconoscere in una cornice floreale uno scarabeo, che secondo la tradizione egizia rappresentava il trionfo sulla morte. Ogni appartamento conserva poi le porte in legno originali e sugli architravi è incisa una sequenza di fiori di loto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il secondo pianerottolo presenta anch'esso una vetrata, su cui questa volta protagonista è il profilo di un viso femminile con un peculiare copricapo a forma di uccello, probabilmente un ibis, altro animale sacro per il “popolo delle Piramidi”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Torniamo nell'atrio e veniamo accolti dall'avvocato Savino Gambatesa, che da dieci anni occupa, al piano rialzato del palazzo, quello che un tempo era lo studio di Borracci. «Ho fatto delle indagini sul fondatore dell’edificio e sull’Ordine dei Pitagorici – afferma il padrone di casa -. Ho scoperto che la loggia aveva sedi a Roma, La Spezia e Taranto, oltre che a Bari dove si riuniva in un edificio di via Putignani 257. Purtroppo quest’ultimo è stata privato di ogni riferimento massonico, compreso un altare in marmo di cui si conserva oggi solo una nicchia».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Gambatesa ci invita quindi a visitare le stanze del suo ufficio, arricchite da splendidi affreschi e decori originali. L'appartamento presenta un’antica pavimentazione a scacchiera con mattonelle rosse, bianche e nere e le porte in legno e vetro dell'epoca, su cui è ben visibile un monogramma con le iniziali del primo proprietario. Sulle nostre teste si staglia una volta affrescata con lo stesso rosso brillante che caratterizza la facciata del palazzo, circondata da una cornice color ocra in cui si susseguono foglie di papiro e boccioli di loto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Passiamo ora alla camera adiacente, dove rimaniamo incantati da un soffitto a “specchio” affrescato: realizzato nell’ottobre del 1915, riporta anche la firma dell'artista, quella di Tommaso Stramaglia.

Il dipinto presenta, nel riquadro centrale, una cornice ovale a foglie di lauro che richiamano le decorazioni nei quattro angoli. All'interno si trova una figura femminile morbidamente avvolta da un panneggio che rappresenta probabilmente l'Allegoria della Vanità. Su ciascun lato sono infine raffigurati putti e figure allegoriche ritraenti le protettrici delle arti, ovvero le muse Clio, Euterpe, Urania, Tersicore ed Erato.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Arti che all’inizio del 900 raggiunsero un’ineguagliata libertà espressiva, prima che la Grande Guerra e il Fascismo spazzassero via per sempre la prosperità della Belle Époque.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)
 


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Valeria Danisi
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Valter Messore
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