di Antonella Petino - foto Francesco De Leo

Bari: tra macchinari d'epoca e strumenti all'avanguardia, viaggio nello storico istituto Marconi
BARI – Da ottant'anni rappresenta per i suoi giovani studenti un trampolino di lancio verso il mondo della meccanica e dell’elettronica. È il Marconi di Bari, istituto tecnico tecnologico che si staglia alla fine di corso Sonnino, nel quartiere Madonnella di Bari. Un grande complesso che comprende aule e laboratori che ospitano macchinari sia di nuova che di vecchia generazione (c’è persino un motore di un aereo della Seconda guerra mondiale), sui quali più di 1.500 alunni si esercitano per divenire tecnici o periti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La sua storia ha origine nel 1939, quando venne creato l’Istituto Tecnico Industriale per Meccanici Elettricisti (che nel 1947 prenderà il nome dell’inventore Guglielmo Marconi). La prima sede della scuola fu in un neonato edificio situato sempre nel rione Madonnella, alla fine di via Dalmazia: quello che dal Dopoguerra in poi prenderà il nome di Santarella, realizzato per ospitare l'antica Regia scuola industriale Umberto I.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel 1956 le classi a indirizzo elettronico ed elettrotecnico vennero trasferite nell’ex lanificio Scoppio, in via Re David, andando a costituire il neonato Istituto Panetti. Gli studenti di meccanica invece rimasero “marconiani” e nel 1960 si stabilirono in un nuovo complesso adiacente al Santarella, sorto sul suolo dove si ergeva l’ex macello comunale.

Fabbricato in cui si trovano ancora oggi, visibile nella sua interezza percorrendo il ponte di via Di Vagno che divide il quartiere Madonnella dal rione Japigia. (Vedi foto galleria)

La struttura si sviluppa su sei livelli ed è introdotta da una grande scritta in ferro battuto che riporta il nome “Istituto Tecnico Industriale Statale G. Marconi”: lettere che sono state forgiate dagli stessi studenti che utilizzarono una piccola fonderia situata un tempo nel cortile interno della scuola.


Superato il cancello sul quale un cartello indica la presenza qui anche del liceo scientifico tecnologico “Margherita Hack”, percorriamo una scalinata che ci porta nell’atrio. Luogo dove veniamo accolti dalla preside Anna Grazia De Marzo, che ci presenta le nostre guide: il docente Vito Cassano e il rappresentante degli studenti Angelo Palermo.

«L’edificio – esordisce il professore – venne creato con delle tecniche considerate all’avanguardia per quei tempi. Si tratta di una struttura a telaio che poggia su pilastri di sostegno i quali presentano al centro delle giunzioni che danno elasticità alle colonne. In caso di terremoto permettono all’intero stabile di ondeggiare senza però rompersi. E non solo: la costruzione possiede anche una piccola centrale termica che garantisce l’autonomia dell’impianto di riscaldamento».

Percorriamo i lunghi corridoi dove si aprono le porte delle classi, situate attorno a un grande cortile adibito a palestra esterna il cui pavimento, in polietilene, è stato realizzato dagli stessi alunni. Qui possiamo ammirare anche la zona più antica del complesso, parte originaria dell’ex macello comunale caratterizzata da archi e disegni geometrici.  

Ma la vera vita del Marconi si trova nei sotterranei, nei quali si nascondono numerosi laboratori quali quelli di fluidotecnica, di saldatura, di chimica e di fisica. Qui, accanto a strumenti moderni come impianti eolici, fotovoltaici, pannelli solari, pantografi, fresatrici e torni a controllo numerico, è possibile ammirare alcuni interessanti macchinari d’epoca. Strumenti che non rappresentano meri oggetti “da museo”, ma che vengono al contrario ancora utilizzati per insegnare agli alunni vecchi procedimenti industriali oggi messi in atto da dispositivi tecnologici.

Ci viene mostrata ad esempio una grande caldaia a vapore, con annessi bruciatore e turbina elettrica. «Risale agli anni 60  - spiega Angelo – ed è tra le più grandi reperibili a Bari. È una dimostrazione di impianto esotermico, ovvero quello in cui la combustione porta a un trasferimento di calore dal sistema all'ambiente».

Nel laboratorio di fluidotecnica vediamo invece il motore di una “Fiat Uno Fire” (in produzione dal 1983 al 1995), su cui i ragazzi misurano i valori della coppia motrice in relazione alla potenza.

Ma la vera chicca si nasconde nel laboratorio macchine, dove sono posati il propulsore e il motore a stella con ventola di un aereo risalente alla Seconda Guerra Mondiale. «Questo velivolo fu trovato sul lungomare subito dopo il conflitto – ci illustrano le nostre guide –. Si decise quindi di conservarlo come reperto storico, affidandolo a chi lo avrebbe trattato da quel momento in poi come una reliquia: al Marconi di Bari».

(Vedi galleria fotografica)


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Antonella Petino
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Francesco De Leo
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  • Schirone Michele - Sono un ex alunno che ha frequentato l'Itis nel quinquennio 1970-1975.Rileggere l'articolo che avete dedicato alla mia seconda casa e le relative foto mi hanno emozionato perché i ricordi di quegli splendidi anni passati con i docenti che mi hanno formato sia culturalmente che umanamente non potrò mai dimenticarli. Grazie .


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