di Mattia Petrosino

Dall'antica in cima a Palazzo Starita alla "grande" di Parco 2 Giugno: sono le Meridiane di Bari
BARI – Per secoli e secoli ha rappresentato l’unico metodo per conoscere l’ora esatta. È la meridiana, mezzo di misurazione del tempo caratterizzato da uno stilo chiamato “gnomone” che, al passaggio del sole, riproduce la sua ombra su un quadrante, segnando così l’orario. Di diverse forme e tipologie, l’“orologio solare” era spesso posto su piazze, chiese e palazzi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A Bari oggi ne sono visibili quattro. La prima è collocata sulla facciata di Palazzo Starita, nel centro storico, la seconda su un edificio in stile liberty del Murattiano, la terza sul prospetto di un fabbricato anni 30 del rione Carrassi e l'ultima (in realtà una riproduzione di una meridiana primordiale) all’interno di Parco 2 Giugno. Siamo andati a scoprirle. (Vedi foto galleria)

Iniziamo il nostro tour in Piazza del Ferrarese. In fondo allo spiazzo quadrangolare si erge imperioso Palazzo Starita, edificio neoclassico settecentesco alla cui cima campeggia un elegante orologio solare in marmo bianco. La meridiana in questione appartiene alla tipologia “fissa murale”, chiamata così perché situata sulle pareti esterne degli stabili in modo da essere facilmente visibile.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Arricchita da motivi decorativi a volute, presenta un quadrante rotondo purtroppo marchiato da una profonda crepa. Qui lo gnomone in ferro proietta l’ombra in direzione di dodici numeri in bassorilievo che, disposti a semicerchio, segnano l’ora.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Sempre fissa murale è la meridiana collocata su un stabile di fine 800/inizio 900 situato via Dante 155. Dalla forma rotonda, è incastonata in una raffinata cornice floreale dal gusto baroccheggiante.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci spostiamo ora nel rione Carrassi. Siamo su via Principessa Iolanda, stradina situata tra viale Unità d’Italia e via Muciaccia. Qui vi è un edificio di architettura fascista degli anni 30 di color rosso e grigio che, tra il primo e il secondo piano, mostra al centro una meridiana in cemento bianco.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Anche in questo caso parliamo di una “fissa murale” che però, diversamente dalla precedente, presenta uno gnomone più sottile e una superficie rettangolare e non tonda. Seppur perfettamente funzionante, si ritiene che avesse più che altro una finalità decorativa e simbolica, dato che all’epoca gli orologi meccanici erano già ampiamente diffusi.  

Sempre nel quartiere Carrassi, all’interno di Parco 2 Giugno, si trova infine la cosiddetta “Grande Meridiana”. Fatta realizzare dal Comune di Bari, è stata posta qui nel 1987 e ha subito una ristrutturazione del 2011. Oggi è situata nei pressi dei campi di basket.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Riproduzione della forma più antica di orologio solare, è formata da due grandi monoliti in pietra di Trani, simili a dei menhir. Sulle sculture, alte rispettivamente 3,75 metri l’anteriore e 3,60 metri la posteriore, è scolpito il motto Solis, scientiae et artis opus (Opera del sole, della scienza e dell’arte). Accanto vi è poi una targa con la data e i nomi degli autori: Antonio Paradiso per il disegno artistico e per la scultura, Antonio Rini e Francesco Azzarita per i calcoli astronomici e per la definizione tecnica.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Parliamo di una “meridiana del “mezzodì a tempo medio”, contraddistinta dalla linea delle ore a forma di 8 allungato, chiamata “analemma”. La notiamo sul monolite posteriore assieme ai segni zodiacali corrispondenti ai periodi dell’anno, purtroppo non molto evidenti a causa di alcuni scarabocchi apposti da vandali con lo spray.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il blocco di pietra anteriore funge invece da gnomone grazie a una fenditura posta sulla sommità. È proprio attraverso questo spacco, largo 2,7 centimetri e alto 12 centimetri, che passa il raggio di sole che in combinazione con l’ombra prodotta dallo gnomome va a indicare il mezzogiorno sulla curva analemmetica. Rinnovando così ogni giorno un antico rito che ha segnato l’esistenza umana.  

(Vedi galleria fotografica)

Foto in copertina di Nicola Velluso


© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Mattia Petrosino
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  • Giovanni Colonna - Mi piace
  • Antonio Colavitti - Gnomonisti, oramai pochi ma ben retribuiti! Utilizzati sopratutto in case private e...molto benestanti, almeno qui in E.R.


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