di Gianmarco Di Carlo - foto Sonia Carrassi

Bari: la storia del "newyorkese" Parco 2 Giugno, aperto per sempre in un giorno di neve
BARI – Fu concepito come un piccolo Central Park e venne aperto al pubblico in un giorno di neve, dopo un’attesa durata tre anni. Parliamo di Parco 2 Giugno, uno dei due polmoni verdi di Bari (assieme alla Pineta San Francesco), che l’agosto scorso ha dischiuso i suoi cancelli dopo un importante restyling. (Vedi foto galleria)

Posto al centro del rione Carrassi, tra l'ex Contrada Padreterno e la zona di San Marcello, si estende per 52mila metri quadrati e ha una forma trapeziodale. Terminato e inaugurato nel dicembre del 1984, chiuse però l'anno dopo per essere definitivamente reso fruibile ai baresi solo nel marzo del 1987, durante una delle più grandi ondate di gelo del secolo (in città nevicò per 9 giorni).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da allora è diventato un punto di riferimento per le famiglie con bambini, per chi ama correre e fare sport all’aria aperta o semplicemente per coloro che amano stare a contatto con la natura. Tutto questo in una città da sempre poco verde e priva di grandi spazi come il capoluogo pugliese.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A realizzarlo, su una larga distesa di terreno dove erano situate anche due cascine di fine 800/inizio 900, fu l’azienda di vivai De Grecis. «Iniziammo i lavori nel 1973 – ci dice il 61enne paesaggista Gaetano Patierno, che all’epoca collaborò alla progettazione del parco -. Nel nostro piccolo cercammo di imitare il Central Park di New York, con strade non troppo alberate e vialetti in pendenza che ricreavano l’effetto di un sentiero boschivo. Anche la recinzione seguiva lo stile americano: tutto il perimetro è infatti circondato da un’alta e folta siepe di crataegus pyracantha, un arbusto sempreverde». 

Il “2 Giugno” fu inaugurato nel dicembre del 1984, anche se fu chiuso l'anno dopo, questo per permettere al tappeto erboso appena impiantato di completare quello che in botanica viene chiamato processo di “attecchimento e di consolidamento”.

E l’8 marzo del 1987 avvenne finalmente l’apertura definitiva, come detto durante giorni caratterizzati da abbondanti nevicate. «Me lo ricordo benissimo  - afferma il 46enne Davide -: noi ragazzini non vedevamo l’ora di entrare in quell’ambito parco e sfidammo il freddo per andare a scoprirlo. Anche se avemmo una delusione: il grande prato centrale non era infatti calpestabile, così mettemmo subito da parte l’idea di giocare a pallone su quello che ci sembrava un vero e proprio manto da stadio».

Per parecchi mesi infatti alcune zone non furono accessibili, questo per favorire quel processo di consolidamento di cui sopra. Ma poi pian piano l’area venne messa a disposizione dei baresi, che ancora oggi affollano il “2 Giugno” durante tutto l’arco dell’anno e persino di notte (scavalcando i cancelli).

Siamo andati quindi a farci un giro al parco, che tra Covid e lavori di manutenzione è stato chiuso quest’anno dal 13 marzo al 12 agosto.

Entriamo dall’ingresso principale che si affaccia su viale Einaudi (gli altri sono in via della Resistenza e in via della Costituente) e notiamo subito i dissuasori installati per evitare l’ingresso dei motocicli. Si tratta di una della novità, assieme all’illuminazione a led e alle telecamere di sorveglianza.


Una volta dentro ci ritroviamo davanti al grande prato centrale su cui prendono posto persone intente a prendere il sole, a giocare a calcio o a improvvisare picnic. Tutt’intorno, sui viali che affiancano la macchia verde, ci sono anziani seduti alle panchine, runners e mamme con i passeggini. 

La nostra prima tappa sono i bagni, posti in una delle due masserie attive un tempo in questo luogo. Entrambe completamente ristrutturate, ospitano una la “Biblioteca dei ragazzi e della ragazze” e l’altra, appunto, i servizi igienici. Quest’ultima si presenta come un elegante edificio neoclassico di color giallino, purtroppo deturpato da numerose scritte realizzate da improvvisati graffitari.

Nei pressi dei bagni si trova poi il bar, un edificio riaperto nel 2019 dopo 6 anni di chiusura che aveva portato al completo disfacimento ad opera dei vandali.

Passeggiando tra tortuosi vialetti ci portiamo ora sul lato nord del parco, non prima però di aver ammirato la folta vegetazione presente all’interno dell’area. I protagonisti assoluti sono i lecci, i pini, le palme delle Canarie e gli ulivi, questi ultimi piantati sul prato principale.

Ed eccoci ora davanti a due installazioni situate nei pressi dei due campi di basket. La prima è una lapide posta in onore dei paracadutisti italiani, la seconda è la Grande Meridiana: un orologio solare formato da due grandi monoliti in pietra di Trani, la cui forma ricorda quella dei menhir. Purtroppo anche quest’opera è stata scarabocchiata con gli spray.

L’ultima tappa del nostro viaggio è la zona “romantica”, quella che ricorda i giardini giapponesi. Qui infatti è presente un grazioso ponticello adornato da piante rampicanti che permette di oltrepassare due laghetti su cui sono “posati” alcuni salici piangenti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Gli stagni, che fungono anche da serbatoi per l'impianto di irrigazione, sono popolati da numerose tartarughe, unici animali sopravvissuti. Le oche e anatre che un tempo abitavano gli specchi d’acqua infatti, una alla volta, sono state catturate per finire sulla tavola di cacciatori amatoriali.

Dopo questi episodi si è deciso così di non introdurre più nell’area esseri commestibili, anche se pure le testuggini non hanno certo avuto vita facile. Prese di mira da alcuni bambini che si divertivano a colpirle con le pietre (spesso uccidendole), hanno dovuto fare i conti anche con alcuni sprovveduti “amanti” degli animali.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Questi ultimi, probabilmente stanchi di averle in casa, hanno liberato le loro tartarughe esotiche nello stagno andando a scompaginare l’habitat preesistente, composto prevalentemente da rettili europei che sono stati letteralmente mangiati dai nuovi arrivati.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Insomma tra writers, vandali, bar distrutti, anatre mangiate e testuggini vilipese, il glorioso Parco 2 Giugno nei suoi 33 anni di vita ne ha viste di cotte e di crude: disavventure che probabilmente a Central Park non accadrebbero mai.     

(Vedi galleria fotografica)

Foto di copertina di Bari Metropoli


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Gianmarco Di Carlo
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Sonia Carrassi
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  • Geppi De Liso - Tutto bene, bell'articolo, ma perché non dire che il Menhir è opera dello scultore Antonio Paradiso (Santeramo, 1936) ? I calcoli astronomici sulla base sono di Antonio Rini e Francesco Azzariti.
  • antonio colavitti - purtroppo nn sempre il ns senso civico "ha un senso", va da sè che interventi urbanistici di questa portata vengano vandalizzati, per così dire, da minoranze frustrate e represse solo x protagonismo e bullismo: gran problema sociale che impedisce ai più di poter godere dello spazio, nella convivenza civile e ludica x i ns ragazzi. Un vero peccato e un gran dispiacere. Ma nn si potrebbero destinare risorse x pattuglianti cittadini con la supervisione della Polizia Locale? durante un mio ultimo soggiorno sono rimasto allibito da ragazzi davvero "preoccupanti" visto il loro comportamento e a nulla è valso un rimbrotto, anzi...ok, ma questa è un'altra storia. Spiace x i bambini, molto.
  • Carmine Panella - Perché non lo prolungano all'altro lato della strada verso il centro al posto di orrendi spazi vuoti, baracconi in disuso, giostre, ecc.