di Mina Barcone - foto Valentina Rosati

Bari, il fascino di Villa Traversa: quell'antica dimora rimasta uguale a se stessa
BARI – Un’antica dimora rimasta uguale a se stessa, come se i suoi cento anni di vita non fossero mai passati. È la storia di Villa Angelina, meglio nota come Villa Traversa, splendido edificio di inizio 900 situato nel cuore di Santo Spirito, il quartiere più a nord di Bari. (Vedi foto galleria)

La villa si trova nella centrale via Napoli, all’altezza dello svincolo per la provinciale 91 che conduce sulla statale 16. Nonostante la posizione “trafficata”, una volta entrati nel suo lussureggiante giardino si viene catapultati indietro nel tempo e questo grazie all’opera del suo proprietario, che ne ha lasciato inalterato il fascino.

Soprattutto all’interno si è rapiti da stanze che paiono piccoli musei, con affreschi, lampadari e mobili d’epoca, che fanno rivivere una Bari che non c’è più. Camere che, requisite durante la Seconda guerra mondiale, pare abbiano ospitato il vertice durante il quale le forze Alleate organizzarono lo sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944.  

L’edificio si trova come detto su via Napoli, al civico 19. Il cancello in ferro battuto con le iniziali del fondatore preannuncia la sua magnificenza: è racchiuso da una coppia di pilastri dallo stile eclettico sui quali sono stampati i nomi “Nicola Traversa” a destra e “Villa Angelina” a sinistra. Il primo è quello del facoltoso ingegnere che fece erigere questa dimora negli anni 10  del secolo scorso. Il secondo è quello di sua moglie.

Varchiamo quindi la soglia, per accedere al grande giardino "all'italiana", che pullula di siepi, piante e alberi secolari, tra cui un pino di 350 anni. Qui ci viene incontro l’attuale possessore dello stabile, l’82enne Nicola Traversa, che porta lo stesso nome dello zio, da cui ha ereditato la villa.

«La mia famiglia essendo di dinastia Borbonica alloggiava alla corte di Napoli – ci racconta il signore -.Quando però nel 1861 cadde il regno, furono costretti a rifugiarsi in queste terre, un tempo appartenenti al comune di Bitonto, lì dove continuarono a vivere degnamente».

Dopo aver attraversato sentieri impreziositi da panchine e vasi in terracotta finemente decorati, ci ritroviamo davanti al cospetto dell’eclettica villa, costruita mischiando stili diversi tra loro. Di color rosso pompeiano, presenta tre corpi di fabbrica, di cui quello centrale più alto degli altri e arricchito da un torrino

«La simmetria, il portico antistante e la balconata superiore sono elementi tipicamente rinascimentali - ci spiega l'architetto Paolo Tupputi -, mentre si possono riconoscere richiami neoromanici nella bifora centrale della loggetta nobile e negli archetti pensili binati delle altre finestre ad arco. L'art decò è invece visibile nella geometria squadrata ed elegante della pilastrata del portico, ma soprattutto nelle modanature a dentelli e nelle cornici delle finestre del piano terra. Mentre le opere in ferro battuto del portone e delle stesse finestre ricordano la raffinatezza del liberty con le sue forme esili e armoniche».


Tra i pilastri e il balconcino sull'architrave lapidea del porticato, salta all'occhio l'incisione latina Parva Domus magna quies. Hic Manenibisimus Optime (Piccola casa, grande quiete. Qui staremo benissimo). Una frase che ci invita ad entrare varcando il notevole portone in vetro, che si contraddistingue per il profilo curvilineo delle ante battenti e per il sopraluce a forma di arco di corona circolare.

Accediamo quindi al piano terra e veniamo accolti da un ingresso dove decori in stucco come fregi, cornici e specchiature riprendono i motivi geometrici della facciata. I colori sono decisi: lesene, archi e fregi sono dipinti di un gradevole giallo ocra, le specchiature di un grigio antracite, mentre le campiture di fondo di pareti e volta sono di un delicato bianco panna.

Proseguiamo lungo il corridoio ritrovandoci in un ambiente intermedio che collega l'ingresso e i locali del piano terra alle camere superiori. Qui il pavimento è a chianche, illuminato da grandi lampadari appesi al soffitto a volte a crociera.

Ed eccoci nella prima stanza, quella che un tempo era il locale del "torriere", ovvero il guardiano della villa. Oggi è stata destinata a biblioteca: conta circa diecimila volumi tra i quali è possibile scorgerne alcuni molto antichi. Tra orologi e grammofoni, in una teca sono poi custoditi abiti di corte del 700.

Superata una camera adibita a sala biliardo, lì dove negli anni 80 si tenevano stage di cinema con la presenza di personaggi quali la sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico, ci dirigiamo attraverso delle scale al piano superiore.

Il primo salottino che incontriamo è sicuramente il più suggestivo, con il rosso pompeiano che funge da protagonista indiscusso: lo ritroviamo sulle tende e sulle pareti, accuratamente adornate con disegni geometrici e affreschi. A impreziosire il tutto il lampadario in vetro di Murano rappresentante quattro grappoli d'uva e un bassorilievo con quattro figure femminili romane posizionato sopra la porticina.

Questa conduce al secondo salottino, quello “blu”. Qui divani e poltroncine ocra, sistemati in cerchio al centro, dominano la scena riflettendosi nello specchio con cornice del medesimo colore. Le mura celesti abbellite con motivi geometrici si presentano ricche di ritratti, dipinti e bacheche con mille oggettini al loro interno. Le imponenti finestre sono poi impreziosite da forbiti tendaggi blu che scendono leggeri da un soffitto ornato da un bassorilievo e impreziosito da un altro lampadario di Murano.

Lo stemma di famiglia svetta su una porta: ricorda la torre di un castello ed è formato da tre stelle rappresentanti il titolo nobiliare, una corona e una traversa al centro. Mentre l’anno 1912 posto sul pavimento ricorda la data di realizzazione di questo angolo dell’edificio.

Giungiamo infine nell’ultima stanza, che infonde molto calore grazie al beige delle mura e al mobilio in legno laccato. Al centro, poggiati su un tappeto, due divani color oliva, un tavolino e orpelli in argento. Le pareti ospitano un dipinto e uno specchio con la cornice dello stesso verde acqua delle tende. Anche qui il soffitto è finemente decorato da motivi floreali e cornici dorate.

L’ultima tappa del nostro viaggio è il torrino, che raggiungiamo attraverso una scalinata in pietra. Da qui abbiamo accesso a una grande terrazza dalla quale è possibile assistere a uno spettacolo incantevole: da un lato il mare con le sue mille sfumature d'azzurro, dall’altro l’enorme giardino che circonda questa raffinata, immutata, antica dimora.

(Vedi galleria fotografica)

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Mina Barcone
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Valentina Rosati
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