di Luca Carofiglio

Bari, addio al palazzo d'epoca di via Calefati: a rischio abbattimento altri 100 edifici
BARI – «Per anni ho portato i miei studenti a visitare quel palazzotto rossastro, l’unico antico sopravvissuto in un intero isolato del murattiano deturpato da strutture moderne. Era come “un fratello” per me e ora sarà distrutto».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A parlare è Mimma Pasculli, docente di Storia dell’arte presso l’Università di Bari, subito dopo aver saputo che un tipico edificio di fine Ottocento/inizio Novecento situato ad angolo tra via Calefati e via Cairoli, è in procinto di essere definitivamente abbattuto. Al suo posto sorgerà un fabbricato “uguale”, con la stessa volumetria e sagoma, ma realizzato chiaramente con tecniche e materiali nuovi. (Vedi foto galleria)

Ma si può fare tutto ciò? La risposta è sì. «Questo perché non è mai stato creato un vincolo generale paesaggistico sul quartiere Murat – spiega Lucia Caliandro, architetto della Soprintendenza -. Negli anni si è tentato di cambiare qualcosa, prima negli anni 70 con il Piano Quaroni e poi nel 2012 con il progetto del soprintendente Salvatore Buonomo, ma le amministrazioni non hanno mai preso in considerazione l’idea di un “salvataggio”. Del resto nemmeno la legge 2004/42 può essere applicata, visto che salvaguarda solo gli antichi stabili pubblici, non privati».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’unica possibilità per le tipiche palazzine color pastello di Bari rimane quella di un vincolo diretto della Soprintendenza, da applicarsi edificio per edificio. «Ma noi possiamo agire solo su segnalazione o se “casualmente” notiamo qualcosa di veramente interessante dal punto di vista storico-culturale  – afferma la Caliandro -. Per il resto non c’è una norma che impone il nostro parere».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

E il Comune in tutto questo come si sta regolando?  Nel 2009 ha effettuato un censimento nell’ambito dell’attuazione del piano regolatore dei quartieri Murat, Libertà e Madonnella, pubblicando uno studio con tanto di schede descrittive per ognuno dei 327 fabbricati d’epoca presenti nei tre rioni. Per il murattiano sono stati identificati 126 edifici, di cui però ben 51 sono stati classificati come “sostituibili”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Di fatto quindi l’amministrazione ha posto una “spada di Damocle” sul 40% dei palazzi storici ancora presenti in centro che, in assenza di un vincolo della Soprintendenza (che non è stata interpellata dai responsabili dello studio) potranno essere rasi al suolo dall’oggi al domani.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

I criteri alla base dell’analisi sono quelli del “valore architettonico intrinseco”, del “valore contestuale rispetto all’isolato”, del “valore contestuale rispetto agli isolati vicini” e del “valore contestuale rispetto a quelli fronti stanti”. Gli stabili che non rispettano tali canoni (sono 100 tra Murat, Libertà e Madonnella) sarebbero quindi degni di morire per sempre.

E tra questi c’è proprio quello su tre livelli di via Calefati: i lavori per il suo rifacimento sono iniziati a luglio e nel momento in cui scriviamo il piano più alto è stato già abbattuto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si tratta quindi dell’ennesimo pezzo della Murat antica che se ne va via, distrutto a partire dal Dopoguerra grazie al Piano regolatore Piacentini e Calza Bini che permise da quel momento che si smantellasse il borgo nuovo di Bari. Un’ondata di demolizioni che in mancanza di leggi di tutela rischia di non fermarsi, in barba a principi quali “storia”, “cultura” e “testimonianza del passato”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)


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  • yehovaxxx - E ancora ci si stupisce? Ci si preoccupa di quel palazzotto squadrato e malmesso quando i buoi sono scappati dal recinto da anni? E' niente in confronto a quel che si è già raso al suolo da decenni. Il barese, a differenza di altri popoli del Meridione, non ha il culto del passato, quindi non ne ha rispetto. E' un famelico mercante e preferisce l'uovo anzichè la gallina. Il risultato è una citta brutta e anonima, dove i palazzinari e le palazzine fatte da "ingegggneri" la fanno da padrone, tutti gli edifici baresi recenti sono improbabili pugni nell'occhio e/o pallidi cubi fatti con lo stampino, che al confronto certe case popolari sono dei capolavori. Il tutto nella bruttura più inaudita e nel silenzio di quelle stesse grosse famiglie borghesi (tutt'altro che illuminate) che si riempiono la bocca di paroloni sulla "bellezza", "cultura" e altre cazzate. Risultato: a Lecce si riempie di turisti mentre da noi ci si fa giusto il giro della città vecchia e del lungomare (Via Sparano ormai è da dimenticare). Si abbatta quel palazzo e non se ne parli più. Chi vuole storia, cultura e rispetto del passato vada altrove, tranne la parte vecchia è una città architettonicamente e culturalmente defunta.
  • antonio arky - Le Soprintendenze? Barzellette! Ha ragione Sgarbi: vanno riformate, rivoluzionate, eliminiamole prima che facciano ulteriori danni grazie alle incompetenze profuse.
  • CLAUDIO - se' una si fa' una passeggiata sulla centralissima Via Quintino Sella, ci sono almeno 3 o 4 palazzotti letteralmente fatiscenti...da abbattere subito..!!! letteralmente pericolanti.
  • Vito Petino - Tutta una vita intorno a quell'angolo. Calefati Cairoli. Ma di storico non ha nulla quell'anonimo edificio, se paragonato ad altri scempi di alto livello artistico. I vecchi proprietari manco il loro nome gli han lasciato, rendendolo creatura di nn. Tecnicamente illusoria l'idea di non aumentarne l'altezza, visti i due palazzoni ai suoi lati. Angela Campanella, Licia Mucciaccia, Arthur West, e chi è allineato con voi. Settantasei anni sono sufficienti ad amare la mia Bari? Sono nato nel Murat, il 16 dicembre sono stato battezzato in San Ferdinando, sul vecchio edificio di via Calefati angolo Sparano, proprio dove sorgeva il vecchio negozio di calzature Leopoldina, hanno abitato per quasi vent'anni il mio padrino, nonno Vito, e la madrina sua figlia, mia zia paterna Sandra. Pensate che sia il barbaro calato a distruggere vecchi edifici di partolicolar pregio e bellezza? Da adulto, in epoca di cooperative, ho partecipato per mia sventura alla realizzazione tecnica e pratica di palazzine impersonali nelle estreme periferie di Japigia, San Paolo, Poggiofranco. Volete che non sappia distinguere il bello dal brutto. Se vogliamo discutere seriamente di ciò che è la bellezza di un edificio, di quel che le belle arti devono assolutamente proteggere a salvaguardare l'impronta di una città, allora parliamone per la foto che pubblicherò dopo. Ma non mi si venga a dire che questo informe, ingombrante cubo, vero ammasso di tufi e intonaco, abbia qualcosa, anche un sol fregio, di artistico. Storico, d'epoca non significa pregio artistico. Di cubacci simili Bari ne è piena, dal Madonella, passando per San Pasquale e Picone, sino al museo degli orrori, il Libertà, salvo pochi edifici di pregio da salvare. Non tutto ciò che è vecchio è bello. Sennò alla stessa stregua avremmo dovuto conservare anche il Pilone d'irrigazione agricola di Girolamo il contadino. Ma sapete perché l'edificio tufaceo ha chiesto da ben 30 anni d'essere abbattuto, per la brutta figura che ci faceva in quel punto? Per avere dirimpetto, proprio nell'angolo opposto, la magnificenza d'un vero gioiello d'arte edilizia, che va salvaguardata in eterno. Mirate la foto nel commento successivo, confrontandola con questa del presente commento, e datemi ragione. E ora rifatevi occhi e anima, amanti del bello, del sublime. Non c'è assolutamente paragone. Questo edificio, deturpato per decenni dal cubo dirimpettaio, è la cosa più felice che ci sia in quei dintorni per essersene liberato. Anche gli edifici hanno un'anima, mica solo voi esseri umani, presi come siete da umanesimo materialistico, affaristico, nostalgico e malinconico E ridatemi ragione... (le due foto da confrontare nei commenti sottostanti)

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