di Ilaria Palumbo

Mola, quelle villette fantasma adagiate sul mare da più di vent’anni
MOLA DI BARI – Sono adagiate sulla bassa costa di Mola di Bari da più di vent’anni in uno stato di totale abbandono e decadenza. Si tratta di una ventina di villette abusive mai completate, la cui edificazione è stata bloccata nel 1996, quando ci si accorse che le case si trovavano a meno di 300 metri dal mare, violando quindi i dettami della legge Galasso. (Vedi foto galleria)

Un sequestro che all’epoca apparve inevitabile, che però ha dato il via a un lunghissimo iter processuale conclusosi solo nel 2013 con la sentenza di condanna della Corte di Cassazione. Da allora la proprietà delle abitazioni è passata nelle mani del Comune di Mola che, secondo quanto dichiarato, dopo l’abbattimento vorrebbe creare in quella zona un parco pubblico. Nel frattempo però dopo 21 anni questi scheletri di edifici continuano a rimanere “sospesi” sul mare, dando vita a un quartiere fantasma popolato da indigenti, coppiette e tossicodipendenti.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Siamo in zona Cozzetto, all’ingresso del centro di Mola venendo da nord, a poche centinaia di metri dell’abbandonata sala ricevimenti “Gabbiano”. Imboccato viale Pesce, per raggiungere le costruzioni è necessario dirigersi verso la costa attraverso via Ugo la Malfa. 

Arrivati alla fine della strada ci ritroviamo su una spiaggia di sabbia e piccole conche sulla quale le strutture spettrali si affacciano a pochissimi metri dalla riva. Qui è tutto un trionfo di piani sventrati che lasciano intravedere colonne portanti, scalette e balconcini. Alcuni edifici esibiscono un qualche accenno di mura, ma sempre senza porte o finestre.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Fra una villa e l’altra si trovano poi masse indistinte di rifiuti: bottiglie di plastica, stracci, addirittura un bidone di eternit lasciato qui pericolosamente, ma anche preservativi, siringhe, bottiglie di birra e vetri rotti. All’interno invece fanno capolino materassi, coperte, scarpe e stendini dimenticati da quegli “inquilini” che, prima dello sgombero di settembre scorso ad opera della polizia municipale, albergavano in queste stanze senza ovviamente acqua corrente e riscaldamento. Tra di loro c’era anche il 50enne molese Tommaso Ratto, detto “il toro”, deceduto pochi mesi fa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Accanto alle ville abbandonate sono presenti anche una serie di residenze abitate, tutte portate a termine prima dell’approvazione della legge che oggi tutela il paesaggio e l’ambiente. «Siamo però costretti a convivere con questi edifici ingombranti che sono diventati una discarica a cielo aperto», si lamenta una coppia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Decidiamo a questo punto di perlustrare qualche villetta. Sono tutte a più piani, collegati fra loro da strette scale. Per terra notiamo solo cumuli di macerie e calcinacci, mentre  numerose “finestre” si aprono sull’estrerno incorniciando gli altri manufatti presenti sulla strada. Stando attenti a non inciampare ci arrampichiamo fino all’ultimo piano della “casa” più vicina alla costa, riuscendo a scorgere il mare che è proprio sotto di noi.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Da un terrazzo si intravede anche lo scheletro di una piscina immersa in un grande prato verde e circondata da piccoli arbusti. Da qui è poi possibile “ammirare” il quartiere nel suo insieme, sul quale si staglia statica una gru inoperosa da anni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Non ci resta ora che scendere per lasciare questo luogo di cemento, abbandono e degrado, ma prima ci guardiamo attorno per dare un ultimo sguardo a questo complesso di edifici che sul mare, illuminati dai raggi del sole, acquistano a un certo punto un po’ di grazia, lasciando immaginare ciò sarebbero potuti diventare se solo fossero stati costruiti qualche metro più in là.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Ilaria Palumbo
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