di Eva Signorile

San Giorgio: l’antica e misteriosa chiesa rupestre che si affaccia sul mare di Capitolo
MONOPOLI – La si nota quasi per caso, quando si distoglie per un attimo lo sguardo dallo splendido mare che le sta di fronte. È la chiesetta rupestre di San Giorgio, situata sul lungomare di Capitolo, frazione di Monopoli.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si trova quasi dirimpetto alla spiaggia di Porto Giardino ed è una particolare struttura tufacea caratterizzata da un foro circondato da una serie di cerchi concentrici che un po’ ricordano le onde sollevate da un sasso quando cade nell’acqua. Il buco si trova alla sinistra di un arco scavato nella roccia, che quasi protegge un’apertura che fa da ingresso. Lo spazio antistante l’edificio è poi tutto un intricato reticolo di solchi scavati nella dura calcarenite locale, con le fenditure che creano giochi cromatici in contrasto con la terra rossastra tipica del luogo. (Vedi foto galleria)

Si tratta insomma di un affascinante insediamento rupestre risalente di per certo al Medioevo, ma dal passato che rimane ancora oscuro. Lo stesso nome è stato “inventato”: l’hanno chiamato così perché si trova nelle vicinanze della torre costiera di San Giorgio. Del resto la chiesa è stata riscoperta solo pochi anni fa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Noi archeologi eravamo al corrente della sua esistenza – ci dice Miranda Carrieri, archeologa presso il Museo di Egnatia - , ma la struttura era celata da un muretto a secco e dalla vegetazione che le cresceva intorno. Sono stati poi i lavori per l’ampliamento della strada a offrire l’occasione di renderla visibile. Ora per conoscere qualcosa in più andrebbero effettuati degli scavi nella zona circostante: i proprietari del suolo sembrano favorevoli».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La chiesetta si trova infatti all’interno di un vasto podere privato e per questo motivo resta inaccessibile ai più. La recinzione che la protegge ha un cancello chiuso con un lucchetto, oltre il quale si stende un tappeto di erbacce incolte, segno evidente che da tempo nessuno mette piede in quest’area. Il cancello ci impedisce quindi di visionarne l’interno. Per fortuna lo spazio antistante non è meno privo di fascino: si tratta di un largo basamento di calcarenite, percorso da diversi solchi, in cui spiccano in particolare due lunghe fenditure che scorrono parallele.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«Siamo praticamente certi che si tratti di una parte dell’antica via Traiana», ci spiega ancora la Carrieri. Una strada importante, costruita tra il 108 e il 109 d.C. e voluta dall’imperatore romano Traiano, da cui prese il nome. Il tragitto congiungeva Benevento a Brindisi, passando per Bari. Una strada fondamentale quindi su cui veniva ad affacciarsi San Giorgio, che sembra “allacciarsi” alla via Traiana, tramite un altro tortuoso solco che attraversa il basamento per poi arrivare fino all’ingresso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

La chiesa si trova quindi in un posto che evidentemente in passato ha avuto una certa rilevanza e forse quindi potrebbe aver avuto essa stessa una qualche importanza. Ma se la storia di questa struttura è ancora così nebulosa, cosa ci assicura di essere in presenza di un edificio religioso? «E’ per via di quel foro tondo, che ci fa pensare a un rosone», risponde sicura la Carrieri.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Se il “rosone” è il tratto distintivo di San Giorgio, altrettanto affascinanti risultano le numerose croci scolpite sulle sue pareti. Sono davvero tante e già ben visibili sull’ingresso. Di forgia e di dimensioni diverse, rappresentano il regno incontrastato dei veri “guardiani” di questo luogo misterioso: i gechi e le lucertole.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)

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Eva Signorile
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  • Francesco Quarto - Poiché conosco a mena dito la zona non posso che concordare con le dichiarazioni della Carrieri. Mi permetto tuttavia di aggiungere qualche altra suggestione per ulteriori ricerche sul campo. La caletta di "Cala Verde" a metà strada tra l'insediamento raccontato da Eva Signorile e "Santo Stefano" (castello e ricco stabilimento balneare) presenta pure tracce di antichi insediamenti, in particolare uno scavo circolare di circa tre metri di profondità intorno ad un masso quasi invisibile sotto i rovi e una sorta di ara o altare invece visibile anche a distanza; poco oltre in direzione Santo Stefano un altro straano insediamento con piscina profonda forse una decina di metri, collegata mediante una bassa galleria con la costa (zona ad alto rischio) ... la costa è piena di queste antiche testimonianze, scavi somiglianti a sepolture, anelli di pietra intagliati sul bordo roccioso forse usati per fermare con cordame barche all'approdo. Una quantità di piccoli misteri. Approfitto per lanciare un allarme: all'epoca di quei lavori di cui fa cenno la Carrieri, in zona "Torre CIntola" era stata inibito al passaggio ed alla sosta selvaggia un'ampia zona di macchia mediterranea ... dopo pochissimi anni il cancello e i dissuasori in cemento sono stati divelti consentendo nuovamente ingresso, passiaggio, sosta e quindi vilipendio e saccheggio della costa. Non commento e non mi spingo a suggerire a codesta testata giornalistica di farsi promotrice di una moto di sensibilizzazione verso l'amministrazione di Monopoli né tanto meno verso quei cittadini (?) che di nuovo scorazzano con SUV (ma anche piccole utilitarie), con vespini e enormi fuoristrada a due ruote deturpando la costa ... ma tant'è?! saluti Francesco Quarto

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