di Salvatore Schirone e Eugenio Orsi

Le antiche ''cantine'' di Bari: dove il vino si compra ancora sfuso
BARI - C'era una volta il vecchio bicchiere di vino, bevuto da soli o in compagnia nella “cantina” di quartiere, dopo il lavoro o a casa attinto dal fiaschetto quotidianamente "ricaricato" del vino sfuso acquistato sotto casa. La sua origine ce la garantiva il vinaio di fiducia. Nessun imbottigliamento, nessuna etichetta. Oggi il vino comune è acquistato generalmente al supermercato o, per le occasioni speciali, all'enoteca. La bevuta in compagnia si svolge al bar, nei pub, in birrerie e cicchetterie. E le vecchie cantine pian piano stanno scomparendo. Anche se a Bari resistono alcune eccezioni: piccoli negozi gestiti da persone molto avanti con l’età, che continuano a vendere vino sfuso, oltre a birre e liquori (vedi galleria fotografica). 
 
U' Cemece, Mechele u' puzze, U' Calandridde, Cannone, Cianna-Cianne. Questi erano i nomi storici delle più antiche cantine di Bari vecchia. Alcune di esse sono diventate taverne o ristoranti: non ci sono più botti, panche e vendita di vino nei classici misurini. Inutile cercare la leggendaria cantina di U' Cemece, nella stretta stradina nei pressi della Chiesa del Carmine. Dopo il crollo e la messa in sicurezza di una palazzina attigua, resta solo un portone completamente rifatto.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
A Bari vecchia, le uniche realtà che sfidano il tempo sono la cantina di "Fra Diauue", in strada di Palazzo città, che ha ereditato alla sua quarta gestione la vecchia "Candine de Marianne e mba Giuanne", e quella di "Noffrino", in strada Santa Teresa (vedi galleria fotografica).Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
L'attuale gestore di Fra Diauue ci mostra la foto del suo avo, dal cui soprannome il locale prende il titolo. «Lo chiamavano così per il suo estro artistico», dice. E c'è da credergli, vedendo nel vecchio scatto in bianco-nero un omino in una curiosa posa, un misto tra Totò e Chaplin. Un anziano cliente, ci racconta di suo padre. «Era un grande bevitore. Ogni sera tornava a casa da questa cantina, "muro muro"», alludendo al passo lento e al suo reggersi al muro per non perdere l'equilibrio, dopo la sbronza. Malgrado il moltiplicarsi dei pub sorti sulla strada, la cantina continua ad avere la sua clientela, per lo più abitanti del quartiere. Pur potendo mantenere l'esercizio aperto anche nelle ore notturne, si preferisce chiudere verso le 21 e lasciare il campo alla più giovane clientela della notte.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Identica storia racconta Onofrio, che da 53 anni gestisce la cantina sulla piazza della chiesa di Santa Teresa dei Maschi. «Io sono sicuramente il più anziano vinaio di Barivecchia», afferma orgoglioso.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

 
Se dalla città vecchia ci spostiamo nei “nuovi” quartieri, a fatica riusciamo a rintracciare altri vinai. Con l’eccezione di Carrassi e San Pasquale. C'è De Luce, in corso Alcide de Gasperi, nei pressi del carcere. Il titolare, Giacomo De Luce, non vuole parlarci, ma ci conferma: «Noi vendiamo di tutto, anche il vino sfuso». Più loquace è invece suo fratello, Giuseppe De Luce, presente in via Enrico Toti da 50 anni. «Faccio questo lavoro dall'età di 12 anni – dice. Ho cominciato nel 1947, nella cantina di mio padre in via Ravanas. Nel 1964 sono venuto a San Pasquale». Famiglia di vinai storici i De Luce, presenti anche nel quartiere Madonnella. «Purtroppo - continua Giuseppe - I miei figli però hanno preso un'altra strada. Nessuno vuole fare più questo mestiere».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Che i tempi siano cambiati lo prova anche la più antica cantina di Carrassi, gestita dalla signora Maddalena Teti in via Giulio Petroni. Continua a vendere vino sfuso, ma vende anche gelati e alimentari. Di solo vino pare non si viva. Dopo 42 anni la signora Maddalena con suo marito cercano di godersi un po' di pensione e sono i figli, Giuseppe e sua moglie ora a gestire l'attività: «Mio padre è sempre in giro. Il pettegolo del quartiere. Lui sa tutti i fatti. Mia madre è sempre stata al banco a servire. Siamo stati i primi a Carrassi».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
A parte queste poche realtà, gli altri per sopravvivere hanno preso un’altra strada rispetto alla classica vendita di vino. E’ il caso di Hobby, in corso Alcide De Gasperi. Il proprietario, Pasquale Lamparelli, racconta: «Con altri soci, 36 anni fa acquisimmo la vecchia cantina. All'epoca si vendeva solo vino sfuso. Avevamo i misurini: il libro, mezzo litro, quartino e anche mezzo quartino. Col tempo acquistai anche la licenza per vendere superalcolici, abbandonai la vendita del vino sfuso, diventando una enoteca e poi un bar».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 
Altri storiche enoteche che non vendono vino sfuso, ma hanno preferito votarsi al cocktail e al cicchetto (più in voga tra i giovani), sono "da Gazzos", da 50 anni a San Girolamo e le tre enoteche ubicate nei pressi di piazzetta dei Papi, a Poggiofranco. Parliamo dell’enoteca “Mancini” aperta dal 1970, la “Spirit” (diventato un punto fisso di incontro serale per i ragazzi) e l’enoteca “Valerio”, la cui titolare omonima va avanti da 32 anni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma questa, rispetto a "Fra Diauue" e “Noffrino”, è tutta un’altra storia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita



Salvatore Schirone
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  • Emanuele Zambetta - Articolo fantastico!... Pura baresità. Tutte quelle denominazioni in dialetto, però, io le scriverei così: U cèmece Mechèle u puzze U calandrìidde Cannòne Ciànna Ciànne Fra DDiàuue Candìne de Mariànn'e mba Giuànne Da Gazzòse
  • Girone Gino - Ciao De Luce, anche io avevo una Enoteca quando abitavo a bari, name l'Enoteca La Giara era mia in via Calefati ma sono dovuto emigrare in Australia dove vivo dal 1980 bei ricordi mi a fatto piacere rivedere alcune photo e bene ciao a tutti da Girone Gino

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