di Luciana Neglia

Ateneo, addio vecchie tesi: arrivano quelle ecologiche. Ma c'č confusione
BARI - Addio alle vecchie tesi fatte con carta di cellulosa vergine, colle e simil-pelle. Il Dipartimento di Scienze della Formazione, Educazione, Comunicazione dell’Ateneo di Bari ha deciso di utilizzare già dalla prossima seduta di laurea le cosiddette “tesi ecologiche” (nella foto). Sono realizzate con carta riciclata o riconosciuta Fsc (Forest  stewardship  council, marchio che garantisce la provenienza della carta da foreste gestite in modo responsabile),  stampate in fronte-retro, rilegate con il filo e con la copertina in carta di riso. Il tutto in nome della sostenibilità ambientale.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’iniziativa parte dal progetto GreenLab, un laboratorio di idee capitanato dalla professoressa e ricercatrice Gabriella Falcicchio e dal coordinatore di Greenpeace Bari, Massimiliano Boccone. L’obbiettivo, come dice la Falcicchio è quello di «collocare la nostra Università in una posizione di avanguardia, puntando a costruire una Green University».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Le “nuove” tesi però costano di più: 30 euro, contro i 23 di quelle tradizionali. Proprio per evitare un maggior esborso di denaro da parte dei laureandi, ai docenti è stato quindi chiesto di incentivare l’invio delle bozze mediante via telematica, con la consegna finale dell’elaborato in formato digitale.  Di fatto mentre prima lo studente doveva far stampare due tesi (una per lui e l’altra per il relatore), adesso potrà limitarsi a stampare la propria copia personale, mentre quella per il relatore verrà consegnata al docente via mail o tramite chiavetta usb.  


In questo modo si eviterà anche l’accumulo di pile di tesi negli armadi e nei corridoi dei dipartimenti e l’Università non avrà il problema di dover smaltire in maniera speciale le tesi in simil-pelle, realizzate con materiale sintetico inquinante.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma non tutte le tipografie sono pronte per questo passaggio. Ad oggi solo due copisterie del centro sono in grado di realizzare tesi ecologiche, tra le altre invece regna la confusione più totale.  «Stiamo avendo problemi nel reperire il materiale adatto»,  «stampare sulla carta di riso è impossibile», «non siamo preparati a questo tipo di richiesta», sono solo alcune delle affermazioni di tipografi in preda al “panico” per la rivoluzione in atto.  La strada per la “Green University” sembra essere ancora molto lunga.  

* con la collaborazione di Rachele Vaccaro

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