di Nicola De Mola

Altra tartaruga morta in mare. Gli ''assassini'': ami, reti ed eliche
BARI - Dopo i due ritrovamenti avvenuti a febbraio, un'altra tartaruga marina senza vita è stata recuperata una settimana fa nelle acque baresi (vedi foto). Ami, buste, reti a strascico, eliche delle barche e inquinamento sono le cause che portano alla morte di questo animale, fortemente minacciato in tutto il bacino del Mediterraneo e ormai al limite dell'estinzione nelle acque territoriali italiane.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A rinvenire la caretta caretta a circa un miglio dal porto di Bari è stato Giuseppe Castelletti, pescatore per hobby e tra i fondatori di “Pesca apnea Bari”, gruppo nato su Facebook anche con l’intento di sensibilizzare al rispetto dell’ecosistema marino. «Mi sono accertato del fatto che fosse morta e ho contattato immediatamente la Guardia Costiera per consegnarla ed evitare che qualcuno si impossessasse del suo carapace», racconta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’assenza di ferite sul corpo dell’animale e l’aspetto della carcassa farebbero pensare a una morte avvenuta pochi giorni prima per asfissia. Non è raro infatti che le tartarughe ingoino ami o buste di plastica o che finiscano nelle reti a strascico, soffocando. Ma vi possono essere anche cause naturali alla base della loro morte, come infezioni polmonari, soprattutto quando le acque sono ancora fredde.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nelle scorse settimane due caretta caretta senza vita si sono spiaggiate all’interno del porticciolo di Torre a Mare e sulla costa di Giovinazzo e pochi giorni fa ne è stata trovata un’altra a Bisceglie.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Dalla Capitaneria di Porto fanno sapere che dal 2011 ad oggi sono 24 le tartarughe recuperate (la maggior parte senza vita) nelle acque di Bari e provincia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A fine marzo tre esemplari, rimasti accidentalmente imbrigliati nelle reti di alcuni pescatori di Bisceglie, sono stati invece restituiti al loro habitat naturale grazie all’intervento dei volontari del Centro recupero tartarughe marine di Molfetta.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


«La pesca a strascico è il nemico numero uno delle tartarughe - afferma Pasquale Salvemini, responsabile del Centro -. Noi cerchiamo di sensibilizzare i pescatori e confidiamo nella loro collaborazione. Quando ne trovano una, piuttosto che rigettarla in mare e condannarla a morte certa, chiediamo di consegnarcela in modo che possa ricevere le dovute cure».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma a cosa sono dovuti i recenti e frequenti ritrovamenti di carcasse in mare e spiaggiate? «Sono un po’ frutto del caso - spiega Salvemini - d’inverno le mareggiate portano a riva animali già morti per svariate cause. D’estate invece le tartarughe si spingono sotto costa alla ricerca di cibo e possono anche rimanere vittime delle eliche delle barche».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Non è un caso infatti che i ritrovamenti di tartarughe con ferite mortali sul guscio o con il cranio fratturato, siano più frequenti proprio quando il mare è più caldo e solcato da un numero maggiore di imbarcazioni.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Con circa 400 animali soccorsi (tra cui due esemplari chelonya midas, la rarissima tartaruga verde) dal 2004 a oggi, l’apporto del Centro di recupero molfettese è stato comunque fondamentale per la salvaguardia degli affascinanti rettili marini.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Un fascino che questi animali, tanto antichi da aver convissuto addirittura con i dinosauri, continuano a esercitare su ognuno di noi e in particolare su chi ha avuto la fortuna di incontrarli nel loro habitat. «L'anno scorso mi è capitato di pescare in compagnia di una tartaruga nelle acque antistanti la Fiera del Levante - rivela entusiasta Giuseppe Castelletti -. È stata davvero un’esperienza fantastica».

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