Bari, alle origini della faida Capriati-Strisciuglio: «Tutto è iniziato alla fine degli anni 90»
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mercoledì 13 maggio 2026
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di Francesco Sblendorio
Ma perché è nata e come si è sviluppata la guerra tra i due clan? E cosa c’è da aspettarsi dopo questa primavera di fuoco? Lo abbiamo chiesto a Domenico Mortellaro, criminologo ed esperto di sistemi criminali organizzati, autore del libro "Bari calibro 9".Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Partiamo dalle origini: come e quando nasce la rivalità tra Strisciuglio e Capriati?
A fine anni 90. Ma dobbiamo fare una premessa e andare indietro al 1983, quando nelle carceri pugliesi Giuseppe Rogoli, criminale di Mesagne affiliato alla ‘Ndrangheta, concesse il grado di Vangelo (uno dei più alti previsti dall’organizzazione mafiosa calabrese) a sei “prescelti” della mala barese. Si trattava di Tonino Capriati (operante a Bari Vecchia), Savino Parisi (Japigia), Antonio Di Cosola (Ceglie), Giuseppe Mercante (Libertà e San Paolo), Francesco Biancoli (Libertà) e Donato Laraspata (centro storico). Per quanto tra loro operanti in maniera disarticolata, questi sei capi fecero però “cartello”: erano di fatto loro a decidere come e chi ammettere alla cosiddetta Camorra barese. La presenza dominante di questa “élite” portò però pian piano alla reazione di altri gruppi. Le guerre che hanno insanguinato Bari dai primi anni 90 alla prima decade dei 2000, inclusa quella tra Capriati e Strisciuglio, si inseriscono proprio in questo meccanismo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Che cosa avvenne nello specifico?
Antonio Capriati (divenuto negli anni 90 molto forte per via dell’indebolimento di altre famiglie) aveva strutturato il suo clan su base meritocratica, anziché famigliare, consentendo l’accesso ai livelli più alti anche a persone esterne alla famiglia, ma da lui valutate superiori in fatto di criminalità. Tra questi si costituì una sorta di triumvirato posto come livello appena sotto Antonio: era composto da Domenico Monti, Maurizio Larizzi e Nicola D’Ambrogio. Quando però, verso metà anni 90, Antonio finì in carcere, seguito a stretto giro da suo fratello Mario (che deciderà anche di collaborare con la giustizia), le redini del clan vennero prese da Domenico, Pietro e Filippo Capriati, figli di un terzo fratello: Sabino. I tre imposero un radicale cambio dell’organigramma e delle logiche gestionali di regime, ripristinando il criterio del “sangue o del ferro”: per occupare posizioni apicali nell’organizzazione si doveva essere un Capriati oppure sposarne uno (il ferro è quello dell’anello nuziale). Tutti gli altri vennero inseriti in un sistema di redistribuzione degli utili e del potere molto penalizzante. Un sistema che non piacque ad altri gruppi, come quelli di Monti e D’Ambrogio, che promossero una scissione. Ne nacque un nuovo clan, intestato a una figura ancora poco nota, ma molto carismatica: Domenico Strisciuglio, noto come “Mimmo la Luna”. Da qui ebbe origine la prima cellula degli Strisciuglio, con base a Bari vecchia, che raccolse i tanti scontenti del nuovo corso dei Capriati, come i Milloni e i De Felice.
E che strada presero gli Strisciuglio?
Attorno a quel nucleo, il boss Domenico Strisciuglio, coadiuvato sempre da Monti e D’Ambrogio, creò a partire dal 1995 una sorta di federazione, individuando quartiere per quartiere i clan da legare a sé. Si trattava di vecchi gruppi legati ai Laraspata (animati da odio verso i Capriati ma orfani di un vero clan) o batterie emergenti: i Telegrafo-Montani al San Paolo, gli Anemolo a Carrassi, i Cavallo-Faccilongo a Enziteto, i Laera-Caldarola al Libertà e così via. Gli Striscuglio stessi erano presenti con loro cellule a Carbonara e San Girolamo. A ogni gruppo venne lasciata una relativa autonomia, mentre gli Strisciuglio costituivano la cabina di regia. Di fatto crearono una seconda organizzazione alternativa a quella dei Capriati e alle altre consorterie organizzate su base famigliare.
E in quel momento partì la guerra…
Sì. I Capriati divennero presto bersaglio di una serie di provocazioni da parte degli Strisciuglio, al culmine delle quali, nel 1997, venne ucciso Giuseppe Capriati, un altro figlio di Sabino. Ne nacque un conflitto che si protrasse fino a metà anni 2000, in cui a farne le spese fu anche il giovane Francesco Capriati (in quel momento reggente del clan) che fu ucciso dagli Strisciuglio nel 2001. A questo punto partì la vendetta che fu condotta a Bari Vecchia il 12 luglio 2001 da Lello Capriati, ma che portò alla morte accidentale di un ragazzo del tutto estraneo al contesto criminale: Michele Fazio. Si trattò di una vera e propria faida che ebbe termine solo intorno al 2010 con una spartizione del centro storico in aree di competenza delle due famiglie.
Da quanto pare di capire gli Strisciuglio imposero il loro predominio con la forza.
Con la forza, ma anche con una visione più “imprenditoriale”. Divennero il gruppo dominante a Bari, almeno sino al 2020, quando una serie di operazioni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Direzione nazionale antimafia (tra cui la Vortice–Maestrale del 2021), ne smantellarono la cabina di regia.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Quindi negli ultimi anni il panorama della criminalità organizzata barese è stato rivoluzionato.
Sì, di fatto i clan si stanno riorganizzando. Solo che questa delicata fase non è gestita bene: oggi a comandare ci sono infatti dei giovanissimi, visto che i loro padri e nonni sono morti o si trovano dietro le sbarre. Ragazzi che non hanno chiaro il quadro complessivo e la storia della mala barese. Cresciuti con social e con il mito di alcune serie tv, vogliono mettersi in mostra a tutti i costi, finendo per dare luogo spesso a contese sanguinose anche per semplici liti. Come quella avvenuta due anni fa e che ha dato poi origine alla nuova faida.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Che cosa avvenne?
Nel 2023 in una discoteca di Castellaneta Marina ci fu un litigio tra Sabino Capriati (figlio di Lello) e un amico di Domenico Strisciuglio, nipote di Mimmo la Luna. In quell’occasione intervennero i “grandi” e si cercò una mediazione per non violare gli equilibri tra le famiglie. A fine marzo 2024 però, al Demetra di Bari ci fu un altro scontro: questa volta ad accapigliarsi furono Christian Capriati (fratello di Sabino) e Filippo Scavo, figura di spicco degli Strisciuglio. La sera del 29 marzo Christian e Sabino andarono a Carbonara con l’intento di vendicarsi ed eliminare Scavo: non trovandolo decisero di sparare contro dei ragazzi vicini a quest’ultimo, ferendone qualcuno.
Da qui la reazione veemente da parte degli Strisciuglio.
Gino Strisciuglio, boss di Carbonara, pur rimproverando Scavo per aver provocato la lite non volle restare inerte davanti all’affronto subito. A farne le spese fu Lello Capriati, freddato per strada a Torre a Mare il successivo 1° aprile.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
La vendetta dei Capriati si è fatta però attendere.
Per due anni i due clan si sono tenuti lontani, forse per evitare di scatenare una nuova guerra (ma considerando anche che in questi due anni la pressione della Magistratura sui Capriati è stata molto alta), ma poi alla fine si è arrivati all’inevitabile scontro. Il 9 aprile scorso un 19enne è stato gambizzato in una sala giochi di via della Repubblica, il 14 dello stesso mese un 22enne è rimasto vittima di un episodio simile tra via Dante e via Ravanas. Per arrivare infine all’alba del 19 aprile con l’uccisione di Filippo Scavo nella discoteca Divine Club di Bisceglie da parte del 22enne Dylan Capriati, cugino di Christian e Sabino, che ha regolato i conti dell'aprile del 2024.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Subito dopo questo omicidio che cosa è avvenuto?
La sera stessa del 19 aprile Kevin Ciocca, 20enne di fiducia dei Capriati è stato gambizzato. Tra il 28 e 29 aprile due “stese” sono avvenute nei pressi della chiesa del Redentore e a Bari Vecchia (durante la quale è stata ferita per sbaglio una donna di 85 anni). Quest’ultimo evento è da inquadrare nel conflitto tra i due gruppi, mentre il primo per ora è poco chiaro, per quanto comunque allarmante. I giovani dei clan hanno poi cominciato a promettersi sanguinose rese dei conti, sino all’operazione del 5 maggio di polizia e carabinieri che ha portato a 11 arresti e 3 fermi, tra cui quello di Dylan Capriati.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Le forze dell’ordine hanno quindi fermato l’escalation. Ma ora Bari che cosa deve aspettarsi?
Come detto i clan sono in fase di riorganizzazione. I Capriati sono però in forte crisi: oggi non c’è un membro della famiglia maschio e maggiorenne in libertà. Anche gli Strisciuglio stanno affrontando un momento particolare: forse la federazione da loro messa in piedi non esiste neanche più. Il sentore è che ogni famiglia malavitosa barese stia cercando in autonomia inedite alleanze: un indizio è che negli ultimi anni ci sono stati matrimoni tra ragazzi provenienti da clan un tempo avversari. La criminalità barese è quindi disunita e il contesto è per certi versi simile a quello di fine anni 90, quando si scatenò la guerra per prendersi il potere sulla città. La speranza è che la società civile abbia oggi gli anticorpi per reagire se la situazione dovesse prendere una brutta piega.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Nell’immagine di copertina: Tonino Capriati (a sinistra) e Mimmo “La Luna” Strisciuglio (a destra)
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