di Gianluigi Columbo

Fasci littori, scudi regi e numeri romani: sui tombini di Bari è incisa la storia del Ventennio
BARI –  Rappresentano l’unica visibile e concreta testimonianza del Ventennio fascista, sopravvissuti nel corso del tempo a rimozioni ed epurazioni. Parliamo dei vecchi tombini di Bari, quelli presenti nei quartieri storici della città: calpestati ogni giorno da migliaia di piedi, conservano ancora i simboli che furono cari a Mussolini, ovvero fasci littori, scudi regi e numeri romani.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel Dopoguerra le città italiane furono infatti oggetto di una grossa opera di eliminazione di tutto ciò che rappresentava il Fascismo e la Monarchia. Busti del Duce, scritte patriottiche, manifesti con la V maiuscola, monete raffiguranti l’aquila romana, corone e croci sabaude: tutto fu distrutto per far posto agli emblemi repubblicani.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Si salvarono però i tombini, realizzati tra la seconda metà degli anni 20 e la fine degli anni 30, durante il periodo di completamento dell’Acquedotto e della rete fognaria. Ancora oggi in effetti, se si cammina con la testa in giù, è possibile notare come su quelle lastre nere in ghisa permangano numerosi rimandi al Regime.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Attenzione però, i chiusini non sono tutti uguali: ce ne sono di diverse tipologie a seconda delle figure e delle immagini riportate. Siamo così andati a farci una passeggiata tra le vie di Bari alla ricerca delle lastre più particolari. (Vedi foto galleria)

Il nostro percorso parte da piazza del Ferrarese. Proprio all’ingresso dello slargo che conduce a Bari Vecchia si trova uno dei tombini più rari: raffigura il simbolo littorio e un numero romano: il quindici (XV). Il fascio di bastoni di legno legati da strisce di cuoio, di solito intorno a una scure, rappresentava il potere di vita e di morte sui condannati e fu mutuato da Mussolini dalla tradizione dell’antica Roma. La cifra indicava invece l’anno dell’Era Fascista in cui il tombino era stato realizzato: in questo caso il 1937. La particolarità di questo manufatto è dovuta alla totale assenza dei numeri su tutti gli altri chiusini del centro.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ci avviamo ora verso il quartiere murattiano per arrivare in via Putignani, lì dove sono presenti due diverse tipologie di tombini. Alcune lastre raffigurano solo il fascio littorio, altre rappresentano al contempo lo stemma del regime e quello sabaudo, espressioni delle due maggiori istituzioni dell’epoca: il Governo e la Monarchia. Il simbolo regio a forma di scudo sormontato da una corona (inserito però fra due fasci littori) è stato dal 1926 al 1943 l’emblema ufficiale dell’Italia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Arriviamo ora nel quartiere Libertà. Siamo tra via Manzoni e via Crispi, strade sulle quale sono presenti diverse lastre di ghisa con incisa però solo l’effigie dei Savoia. I chiusini con il solo stemma monarchico sono numericamente in minoranza rispetto a quelli con il fascio e sono localizzati prevalentemente nel Libertà.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Siamo ora nei giardinetti di piazza Moro, vicino a una fermata dell’autobus. Abbassiamo lo sguardo e notiamo uno dei tombini meglio preservati della città. Sulla ghisa c’è l’acronimo dell’Acquedotto pugliese E.A.A.P. (Ente Autonomo Acquedotto Pugliese) con sopra un cerchio con all’interno un fascio littorio. Si tratta della tipologia di chiusino più diffusa a Bari.

E poi ci sono due curiosità. La prima è in via Principe Amedeo, quasi ad angolo con corso Cavour. Qui sulla ghisa sono rappresentati due simboli: quello del regime e un altro raffigurante un albero con ai suoi piedi una lupa: lo stemma comunale di Lecce. Le due figure sono anche sormontate da due lettere : “F” e “D”.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma che ci fa l’emblema salentino a Bari? «Questo tombino è opera di un disguido, come spesso accadeva in passato – ci spiega Simone De Bartolo, esperto del Ventennio -. Riguardo le due lettere poste sopra gli stemmi, probabilmente si tratta delle iniziali della fonderia che fabbricò la lastra, visto che la prima lettera è una “F”» .Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

L’altro tombino particolare si trova in viale Salandra, ad angolo con via Capruzzi, nel quartiere Picone. Si tratta di una lastra reticolata in ghisa diversa da tutte quelle incontrate fino ad ora. Sopra è incisa la solita immagine fascista, ma nel rombo centrale c’è anche una stella a cinque punte: il simbolo della Repubblica italiana.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

A partire dagli anni 50 i tombini furono realizzati inserendo al centro solo la stella, però qui permangono entrambi gli emblemi. Come mai?

Non è da escludere l’ipotesi secondo la quale lo stemma possa essere stato impresso frettolosamente nel periodo immediatamente successivo alla caduta del Regime. Lasciando così ai posteri una preziosa testimonianza dell’avvicendamento che, negli anni 40, portò allo storico passaggio dall’assolutismo alla democrazia.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

(Vedi galleria fotografica)


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