di Federica Calabrese

Il mare sta diventando arancione: «Sono alghe e proliferano "grazie" alla quarantena»
BARI – Da un paio di giorni il mare pugliese si è tinto di arancione. Da Manfredonia a Ostuni, passando per Bisceglie (nella foto), Molfetta, Giovinazzo e Santo Spirito, sono arrivate numerose segnalazioni di litorali chiazzati da uno strano e preoccupante colore. Alcuni media hanno parlato di “sversamenti clandestini”, ma in realtà il fenomeno è riconducibile a un’alga: la Dinoflagellata. Un vegetale che, grazie alla quarantena derivante dall'emergenza Coronavirus, sta proliferando più degli altri anni. Ne abbiamo discusso con il 34enne biologo marino Michele de Gioia.
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A quale fenomeno stiamo assistendo?

Si tratta della fioritura della Dinoflagellata, microalga eterotrofica di color arancione: è detta anche Noctiluca Scintillans per la proprietà di bioluminenza che di notte la rende blu elettrica. Normalmente il vegetale si riproduce in piccole baie o rientranze, ma questa volta è riuscita a espandersi notevolmente. Ha infatti trovato condizioni climatiche e ambientali perfette per la sua proliferazione e così è avvenuto il cosiddetto “bloom”, ovvero una moltiplicazione su larga scala in tempi brevissimi.

Quali sono queste condizioni?

L’ottimale temperatura del mare (l’alga preferisce infatti riprodursi in acque tra i 14 e i 19 gradi) e l’elevata presenza di plancton, di cui la Dinoflagellata si nutre.


Quindi quest’anno ci sarebbe più plancton nei pressi della costa pugliese: come mai?

Potrebbe essere una conseguenza dell’emergenza Coronavirus. L’alga infatti spesso e volentieri fiorisce vicino gli scarichi dei depuratori, lì dove c’è un maggiore accumulo di sostanze organiche. Bene, in questi giorni in cui tutta la popolazione è costretta a stare a casa per la quarantena, probabilmente è in aumento la concentrazione di “scorie” (fosforo e azoto) presenti in mare. Così la “Noctiluca” si è ritrovata davanti a un’inaspettata ricchezza di cibo. Tra l’altro se le condizioni meteo-marine dovessero continuare a rimanere ottimali, il vegetale potrebbe espandersi ancora di più.

Ma la “Dinoflagellata” è pericolosa o tossica per l’uomo?

L’alga in sé no. Però questo tipo di organismo fa parte della dieta di un particolare tipo di medusa: l’Aurelia aurita, riconoscibile per la conformazione a quadrifoglio del setto centrale. Il rischio è che questi cnidari, dotati di corti e sottili tentacoli urticanti, possano essere attratti dalla Dinoflagellata, andando così a invadere zone di mare che, Covid-19 permettendo, tra qualche settimana dovrebbero essere nuovamente affollate dai bagnanti.

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Federica Calabrese
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