di Mina Barcone

Quando i bambini si regalavano ai parenti: «In casa eravamo troppi»
BARI- «Era il 1944 quando nacque la mia quarta sorella. Papà lavorava nei campi e a casa eravamo diventati in troppi. Così io che ero il più grande fui mandato a vivere da mia zia che non aveva figli: rimasi con lei fino a quando non mi sposai». E’ il racconto di Antonio, 80enne barese, che negli anni 40, all'età di 10 anni, fu affidato dai propri genitori alla sorella della mamma.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Il suo è uno dei tanti casi di bambini “regalati” ai propri familiari, che raccontano di una realtà passata, quando far crescere i propri figli ad altri era una pratica triste, ma molto diffusa. Dai primi anni del 900 fino agli anni 70 capitava che famiglie numerose “affidassero” i propri figli ai parenti più prossimi, che magari non avevano avuto bambini o che avevano una situazione economica migliore.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Bisogna tener presente che agli inizi del secolo scorso vi fu una drastica riduzione della mortalità infantile, grazie ai progressi in campo medico e a una attenzione maggiore alle condizioni igieniche  - spiega Giovanna Da Molin, docente di Demografia storica e sociale presso l’Università di Bari -. Ma la povertà rimaneva la stessa, per cui anche a causa di una inesistente pratica di limitazione della nascite, c’erano famiglie che si ritrovavano a sfamare 8-10-12 figli (vedi foto). Per questo decidevano di far crescere qualcuno dei propri bambini a sorelle, fratelli o altri parenti che invece figli non ne avevano o che avevano maggiori possibilità economiche».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Non solo a parenti in realtà, c’era anche chi veniva affidato magari a un vicino di casa. Questo è quanto è avvenuto alla materana Maria, la cui storia ci viene raccontata dalla figlia, ora 60enne, Giovanna. «Era la fine degli anni 40. Mia madre a 12 anni fu data a un’altra famiglia – dice la donna -. La sua mamma (mia nonna), dopo un secondo matrimonio ebbe altri figli e così non potendo più permettersi di sfamare quattro bambini, decise di affidare lei, che era la più grande, a una sua vicina. Per lei fu un trauma. Chiamava la “nuova madre” signora-mamma, doveva provvedere alle faccende domestiche e non era trattata al pari degli altri figli che si trovavano in casa. Questo le recava dolore tant'è che non appena raggiunta la maggior età decise di sposarsi per ottenere un po' più di libertà».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Al barese Carlo invece, oggi 50enne, è andata meglio, visto che furono i nonni a crescerlo al posto dei genitori.  «Quando nacqui - racconta l’uomo - la mia mamma era appena maggiorenne e il mio papà era fuori per il servizio militare. L'anno successivo venne alla luce mio fratello e così, non essendo i miei in una florida situazione economica, fui mandato a vivere a casa dei miei nonni materni, che mi crebbero fino all'età di 17 anni. Quando poi vennero a mancare decisi di andare a vivere con mia zia che per me era come una sorella più grande. Fu lei che mi diede la possibilità di frequentare la facoltà di Medicina, cosa che non avrei mai potuto fare se fossi tornato dai miei genitori».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Insomma alla fine a Carlo è andata bene, così come ad Antonio la cui storia ha introdotto questo articolo e che fu affidato a sua zia. «Mi sentivo a disagio nella nuova casa – ricorda Antonio -. Non mi mancava nulla, avevo tutto quello che desideravo, ma sentivo di non meritarlo perché non ero il figlio di mia zia. Più di una volta le proposi di darle una mano a lavoro, nel suo bar, ma lei non ne voleva sapere, diceva che non dovevo preoccuparmi di nulla se non di studiare e giocare e che sarebbe stata lei a prendersi cura di me».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Proprio come una mamma.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
 

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