di Eva Signorile

Cartello ''contro'' Dio, L'Uaar: «Non ce l'abbiamo con le religioni»
BARI – Fa discutere la campagna promozionale dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti): una serie di cartelloni giganti con sfondo giallo che riportano, al centro e in grande, la parola “Dio”, con la “D” iniziale sbarrata, seguita dalla frase  “10 milioni di italiani vivono bene senza D” (nella foto). Qualcuno sorride, qualcun altro si infuria e c’è chi li accusa di essere antireligiosi. Rafael La Perna, docente di paleontologia e paleoecologia presso l’istituto di geologia dell’Università di Bari, coordinatore del circolo Uaar del capoluogo pugliese, ci spiega le ragioni di chi ha promosso questa iniziativa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Come è organizzata questa campagna?

La campagna di sensibilizzazione dell’UAAR è iniziata il 17 giugno e durerà 15 giorni, poi i cartelloni saranno rimossi.  L’iniziativa mira innanzitutto a farci conoscere a un pubblico più vasto. È importante soprattutto nelle regioni del Sud, dove sono in molti quelli che non credono, ma non hanno il coraggio di dichiararlo pubblicamente: tolte Bari e Napoli, la situazione è critica.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Che cos’è l’UAAR?

L’Uaar è un’associazione che a livello nazionale conta  circa 4mila iscritti e accoglie sostanzialmente chi “non crede”. La struttura è molto ben organizzata, con un coordinamento principale che decide le iniziative e poi c’è una rete di circoli provinciali:  ne abbiamo circa una ventina. Ci teniamo in contatto tramite facebook e mailing list. In Puglia ci sono due circoli: uno a Bari, che conta una cinquantina di iscritti e un altro a Taranto, ma sono in fase di organizzazione altri due, a Foggia e a Lecce. Da quando è nata, circa  25 anni fa, l’UAAR è in costante crescita.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Che cosa vi accomuna?

Noi non abbiamo una fede nostra e non sentiamo l’esigenza di averla. C’è chi si dichiara “ateo” oppure “agnostico”, ma si tratta più che altro di differenza filosofiche: ciò che accomuna tutti noi è la mancanza di interessi religiosi di qualunque genere. Anche non credere è una posizione che va rispettata: quindi, quando si parla di “libertà religiosa”, come si intende nelle democrazie moderne, si deve anche includere la libertà di non avere una religione, cioè di non credere.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma perché in Italia non c’è questa libertà? Vi sentite discriminati? 

Oggi è più facile sentir parlare e accettare l’idea della omosessualità, piuttosto che la mancanza totale di una fede. Per “discriminazione”, intendiamo quella delle istituzioni, che riteniamo gravissima. Nella scuola pubblica italiana ad esempio la religione cattolica viene insegnata già a partire dalle materne.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Però i bambini possono essere esonerati dall’insegnamento della religione…

Ma ha idea di cosa significhi, per un bambino, soprattutto in quella fascia di età, quando non sa ancora leggere e scrivere e gli mancano gli strumenti critici, dover essere escluso dal gruppo classe? Inoltre, gli insegnanti di religione sono pagati dallo Stato ma sono selezionati dalla Curia. Lo sa che se un docente di religione se dovesse divorziare, non potrebbe più insegnare? Ma questo è solo un esempio.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.


Un altro esempio?

Lo Stato italiano finanzia ogni anno la Chiesa cattolica con 6 miliardi di euro. L’8 per mille non è che una minima parte: questa cifra va intesa sia come denaro che si sposta da uno Stato, l’Italia, a un altro Stato, il Vaticano, sia anche come “mancato introito”, ad esempio la famosa “Imu” sugli istituti religiosi e di culto, Sono sei miliardi di denaro pubblico sottratti a scuole, ospedali, edilizia popolare, servizi collettivi, per darli a una sola religione. Ecco, noi, in tal senso, ci sentiamo discriminati, perché non avendo un credo di riferimento, non capiamo per quale motivo dobbiamo destinare alla chiesa cattolica il nostro 8 per mille. Invece, un miliardo di questo denaro pubblico serve ad esempio per pagare gli stipendi dei docenti di religione della scuola pubblica.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Ma nella dichiarazione dei redditi c’è la possibilità di scegliere di non destinare l’8 per mille alla Chiesa cattolica

L’8 per mille assicura un reddito ad alcune religioni. In realtà, pochi italiani esprimono chiaramente a quale confessione destinare quella percentuale di denaro, però queste scelte non manifestate confluiscono ugualmente nelle casse della Chiesa cattolica, secondo un meccanismo proporzionale che ricalca la stessa percentuale di chi invece ha barrato la casellina. Il gettito dell’8 per mille alla Chiesa cattolica è enorme. In occasione del terremoto in Emilia, ad esempio, abbiamo fatto la proposta di destinarlo interamente alla ricostruzione, ma non abbiamo avuto nessuna risposta. Dell’8 per mille alla Chiesa cattolica solo il 20% finisce in opere di carità. Ciò che rimane è destinato al mantenimento del clero. In Germania, invece, chi è cattolico lo dichiara e versa annualmente una quota da destinare al mantenimento della sua Chiesa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Quindi alla fine il vostro bersaglio è la religione cattolica…

Noi non ce l’abbiamo con nessuna religione: ci preme piuttosto valorizzare il pensiero libero da dogmi prefissati da altri. Nel nostro statuto, da nessuna parte c’è scritto che ce l’abbiamo con la religione. Dirò di più: noi siamo favorevoli a tutte le religioni, nel senso che per noi sono tutte uguali, perché, non avendo un credo di riferimento, sono tutte equivalenti.  Noi non siamo affatto “antireligiosi”: semplicemente, siamo per la totale, assoluta libertà di espressione. Certo, è vero che, siccome non crediamo, ci sono aspetti delle religioni che per noi equivalgono a favolette: ad esempio ci è impossibile credere che una donna possa essere rimasta vergine “prima, durante e dopo”. Ma tra questo e pensare che chi crede è uno sciocco, ce ne passa.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

In definitiva, per cosa lottate?

Per uno stato laico: cioè uno stato che separi nettamente la religione dalla “res publica”, come è previsto dalla nostra stessa Costituzione. Sono cose già scritte, che però non vengono applicate. Stato e Chiesa sono due cose separate, ognuno autonomo e sovrano nei rispettivi campi, ma non ci deve essere un’influenza reciproca. Noi non siamo anticattolici, o anticlericali, o antireligiosi: siamo per la laicità dello Stato. La politica continua ad assecondare il Vaticano per accattivarsi le sue simpatie.  Il punto è che non siamo più negli anni della Democrazia cristiana: la gente vuole l’aborto libero, il divorzio, la contraccezione, tutte cose che al Vaticano non vanno giù.

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Eva Signorile
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  • Anonimo - Con che faccia dicono di non odiare e di essere discriminati quando loro sono i primi a sfottere, denigrare e offendere chi crede...
  • Sanvesa - Ma non è vero! Caro anonimo, al massimo siete voi a discriminare gli altri ogni giorno, con tanto di crocifissi a scuola, 8xmille(come si legge dall'articolo la ripartizione non è equa e corretta), col papa sempre in bella vista in tv(come mai non fanno mai parlare gli altri capi religiosi?), con l'ora di religione nelle scuole PUBBLICHE senza una reale alternativa per chi non vuole seguire!!! Non creedo che il problema sia qualche battutina sul tuo dio...e poi, se la tua fede muove le montagne, può sopportare qulche giusta critica, no?

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