La comunità libanese di Bari: «La Puglia ci ricorda la nostra amata ma difficile terra»
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mercoledì 15 aprile 2026
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di Aya Aouichaoui - foto Rafael La Perna
Abbiamo incontrato alcuni di loro nel ristorante “A Beirut”, aperto da febbraio di quest’anno in via Marchese di Montrone e divenuto in poco tempo un punto di riferimento per i libanesi “baresi”. (Vedi foto galleria)
Una volta entrati nel locale veniamo catapultati in un luogo che profuma di Medioriente. C’è un narghilè appoggiato a una parete, una teiera decorativa con scritte in arabo, quadretti e tele sui quali è raffigurata la bandiera bianco e rossa del Libano con l’iconico cedro verde. E poi fotografie, cestini in paglia decorativi e un’immagine di Fairuz, simbolo della musica libanese.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Ad accoglierci è la proprietaria: la 30enne Nour Eljoundi, originaria di Saida, città del sud del Libano. Arrivata nel 2019 per studiare Economia, è riuscita a costruirsi un percorso professionale che l’ha portata a inaugurare "A Beirut".Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Mi sono resa conto che mancava un luogo dove la comunità libanese potesse ritrovarsi - afferma la giovane -. Volevo poi nel contempo far conoscere il Libano agli italiani, almeno attraverso il cibo».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
È Nour a occuparsi direttamente della cucina, preparando personalmente tutti i piatti del menù. Tra questi la kebbé (polpette a base di carne e cereali), l’halloumi (formaggio grigliato), il muhammara (crema a base di peperoni), l’hummus (crema di ceci).Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Ad aiutare Nour c’è il 22enne Youssef Hijabi, impiegato come cameriere. Scappato dal Libano quand’era bambino, ha trovato accoglienza in Svezia per poi trasferirsi a Bari, città dove risiede dal 2024 grazie a un permesso di soggiorno per protezione internazionale.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«Qui ho trovato stabilità, posso quindi pensare di costruire la mia vita con più tranquillità - ci dice il ragazzo, che studia Informatica al Politecnico -. Devo dire che mi trovo meglio in Italia che nel Nord Europa: le persone sono più “calde”, più simili ai libanesi».
Lavora nel locale anche la 19enne Rayan Meslmani, giunta sei mesi fa dal sud del Libano per studiare Biologia. «Sono partita da sola lasciando il mio piccolo villaggio situato tra Sarafand e Ghazieh – ci racconta –. Quando sono arrivata mi sono sentita un po’ spaesata, ma poi ho conosciuto Nour e sono entrata a far parte della comunità libanese di Bari».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Rayan indossa il velo, ma afferma di non aver mai vissuto episodi di discriminazione, nonostante il suo aspetto poco occidentale. «Qui le persone sono gentili, sempre disponibili ad aiutarti», sottolinea.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Ed ecco che pian piano nel locale vediamo entrare persone di tutte le età, tutte originarie del “Paese dei cedri”. Tra loro c’è la 23enne Marianna Sleiman, che viene da Batroun e frequenta, grazie a una borsa di studio, il secondo anno di un master in Agricoltura.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
«I primi mesi qui non sono stati facili – ammette -, soprattutto per la lingua. Non tutti parlano inglese, anche se le persone cercano comunque di capirti. Molti non sanno nemmeno dove sia il Libano: quando dico che sono libanese mi rispondono “albanese?”. Nonostante questo in Puglia mi trovo bene. Tra l’altro ho notato una certa somiglianza tra Bari e la città costiera di Jbeil: per il centro storico, il mare, il clima, il calore delle persone».
Anche Yasmine Nehme ha 23 anni: studia Medicina. «Provengo dalla capitale Beirut - ci dice -. Di Bari mi piace il ritmo di vita, molto lento: le persone fanno le cose con calma ma con attenzione. In Libano è un po’ tutto più veloce, anche se ci sono delle tradizioni qui che mi ricordano quelle del mio popolo, come la festa di San Nicola».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Lei è figlia di un medico che ha studiato proprio a Bari. «Voglio fare come lui – afferma decisa –: una volta presa la laurea tornerò nella mia amata ma difficile terra che ha tanto bisogno di aiuto».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
C’è poi chi è a Bari da diversi anni. È il caso del 57enne Marwan Kabbar, mediatore culturale arrivato nel lontano 1988. «Nel 1995 riuscii a laurearmi in Informatica e a trovare lavoro in Puglia: regione che non ho più lasciato – racconta -. Bari è la mia città: l’ho vista cambiare nel tempo e divenire più sicura e accogliente».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
È in Puglia da 35 anni anche la 57enne Lina Al Bitar. Lei si definisce “libarese”, perché sospesa tra due mondi: il libanese e il barese. «Sono arrivata qui da sola nel 1991 grazie a una borsa di studio – spiega -. Ho studiato, mi sono laureata, sono stata ammessa anche a un dottorato in Scienze Ambientali e oggi lavoro in un’organizzazione internazionale. Ma il legame con il Libano resta forte».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Lina ha provato anche a tornare nel suo Paese. «L’ultima volta è stato nel settembre del 2024, per motivi di lavoro – ci dice –. Durante quel viaggio scoppiò però un nuovo conflitto. Rientrai così subito, covando dentro di me sentimenti negativi quali paura, rabbia, tristezza. Mi rividi bambina, quando vissi in prima persona la guerra civile nel mio Paese».Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Un’esperienza che la donna ha trasformato in scrittura. Lei è infatti autrice del romanzo autobiografico “Laila, figlia dei cedri e del mare”, in cui racconta la sua vita tra il Libano segnato da decenni di guerra e l’Italia, diventata negli anni la sua seconda casa.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
(Vedi galleria fotografica)
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