di Gaia Agnelli e Mattia Petrosino - foto Adriano Di Florio

Tra pubbliche, private e religiose, viaggio nelle più antiche scuole dell'infanzia di Bari
BARI – Sono i luoghi dove i più piccoli muovono i primi passi all’interno di una comunità, unendo il gioco agli insegnamenti basilari. Parliamo delle scuole dell’infanzia (chiamate sino al 1991 “materne”), ambienti educativi rivolti ai bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni. “Asili” che possono essere di tre tipologie: pubblici gestiti dallo Stato o dal Comune, privati diretti da imprenditori e cattolici condotti da congregazioni religiose.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Nel capoluogo pugliese se ne contano quasi 80, di cui alcune aperte anche da un secolo e nelle quali sono state allevate e formate generazioni di baresi. Siamo quindi andati a visitare le più antiche scuole della città. (Vedi foto galleria)

Le pubbliche – Sono in tutto 13, suddivise in tre circoli, ciascuno dei quali può contare sino a cinque plessi. La loro gestione è affidata allo Stato o al Comune, in modo da assicurare un’istruzione laica e gratuita. Qui il personale, compresi i collaboratori scolastici, accede tramite concorso statale che, nel caso dei docenti, deve essere preceduto dalla laurea in Scienze della formazione primaria.

A Bari cinque vantano quasi un secolo di attività. Si tratta della San Giovanni Bosco (1927),  della Carlo del Prete (1928), della Manzari Buonvino (1928), della Principessa di Piemonte (1931) e della Diomede Fresa (1937).

La più antica è ubicata in Piazza del Redentore, nel quartiere Libertà, di fronte all’omonimo complesso religioso.

La struttura, di colore rosso e sviluppata su tre piani, ospita la materna, la primaria e la secondaria di primo grado, per un totale di 400 alunni. Il portone sfoggia una targa che recita “Eleonora Duse, plesso S. Giovanni Bosco”: è infatti da tre anni denominata così perché diretta da Gerardo Marchitelli, stesso dirigente dell’istituto comprensivo “Eleonora Duse” presente a San Girolamo.

Al piano terra si trovano le quattro sezioni della scuola dell’infanzia, fondata nel 1927 con il semplice nome di “Scuola materna”. «Dopo tre anni però fu intitolata alla mamma del Duce, “Rosa Maltoni” – esordisce il preside –. Nel decennio successivo invece prese il titolo di “Principessa di Iolanda”, figlia del re Vittorio Emanuele III di Savoia. Solo negli anni 60 divenne infatti “Don Bosco”».
 
Andiamo a visitare le classi. In una ci accolgono sorridenti 13 bambini, tra cui Matteo, Mohammad, Eyad e Anita che ballano e cantano mimando la maestra Milva. In un’altra, due principessine fanno merenda sotto lo sguardo vigile dell’insegnante Angela.

Passiamo poi dalla biblioteca dove alcuni piccoli seduti su colorati divanetti sono impegnati nella lettura di favole e infine facciamo un salto nell’aula di psicomotricità. Qui Anabia è alle prese con lo scivolo, Gaetano e Silvia con l’hula hoop ed Elisabetta cammina in equilibrio su dei mattoncini.

Il dirigente ci conduce ora per i corridoi, facendoci notare come le alte mura dal soffitto a volta presentino due sfumature di colore diverso: un giallo candido nella parte inferiore e un grigio “sporco” in quella superiore.

«Questo perché la pitturazione l’abbiamo fatta noi, con le nostre forze – spiega –. Quando sono arrivato il fabbricato era infatti in uno stato di “abbandono”: non vi erano le lavagne, il giardino non era agibile e le pareti erano segnate da muffa e umidità. Così, in assenza di attenzione da parte dello Stato, ho deciso di provvedere di tasca mia alle spese di ristrutturazione. Purtroppo le scuole pubbliche devono spesso convivere con l’assenza di fondi».

Le private laiche – Sono gestite da imprenditori privati laici e si differenziano da quelle pubbliche per una retta fissa da pagare e per la selezione degli insegnanti, che non devono superare un concorso ma solo essere in possesso del titolo di laurea in Scienze della formazione primaria.

In città se ne contano una ventina sebbene siano cinque ad essere attive da oltre trent’anni: Casa dei Bambini Pinuccia Modugno (1946), Girotondo Club (1960), Scuola dei Fiori (1977), Il Girasole (1979) e il Benny’s Centre (1984).

Eccoci quindi dalla prima, situata in corso De Tullio, di fronte al Porto e accanto all’ex convento di Santa Chiara. Si nasconde dietro antiche mura segnate dal tempo, interrotte dall’allegro cancello celeste che ci conduce al colorato cortile d’ingresso.


Il suo nome è ispirato al famoso pedagogista Giovanni Modugno, professore di Maria Saltarelli, colei che fondò l’istituto nel 1946. Oggi a dirigerlo c’è la figlia Rosa Savino, direttrice dal 1972. Quest’ultima ci accoglie in presidenza, cogliendo subito l’occasione per mostrarci un’immagine risalente agli anni 50, che immortala la madre con il personale scolastico nel cortile. Risale agli anni 70 la foto di classe che ritrae piccole ballerine in tutù rosa nel cortile.

«Mia madre fu la prima ad aprire una scuola Montessoriana a Bari – esordisce la 69enne Rosa –. Sosteneva che fosse un ottimo metodo per rendere i bambini autonomi sin dalla tenera età». A questo proposito la signora ci conduce nell’aula dove i piccoli, con indosso grembiuli rosa e celesti, sono alle prese con giochi educativi. Imparano “a fare da soli” come recita il motto affisso alla parete, pur sotto lo sguardo della maestra Rosa Rita.

Vediamo quindi Asia, Rebecca e Francesca posizionare dei legnetti in ordine di gradazione di colore, mentre Adam, concentratissimo, è impegnato a creare delle torri di mattoncini.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

«Abbiamo tre classi per un totale di 75 alunni – spiega la maestra –. Offriamo loro tutti i servizi possibili, che possano stimolare l’elasticità mentale. In più i bambini, qualsiasi sia la loro età, frequentano la stessa aula. Il metodo Montessori mira infatti a riprodurre una famiglia vera e propria, nella quale i fratelli maggiori e minori giocano sempre insieme. Insomma qui ci si sente a casa».


Le private religiose – Hanno le stesse caratteristiche delle scuole private, ma si differenziano da queste ultime per l’ispirazione ai valori cattolici. Alla loro gestione vi sono infatti delle congregazioni religiose. Qualcosa però è cambiato nel tempo.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Prima tutte le docenti erano suore e gli alunni in qualche modo dovevano dimostrare di appartenere a una famiglia credente. Oggi invece queste strutture, pur rimanendo fedeli alla propria identità, hanno adeguato l’offerta formativa a nuove esigenze sociali, aprendosi a un’utenza mista e al coinvolgimento dei laici nell’insegnamento.


A Bari sono otto gli istituti cattolici. I più antichi sono: Margherita (1901), Santissimo Rosario (1926), De Mattias (1936), Preziosissimo Sangue (1938) e Madre Clelia Merloni (1956).

Siamo dunque nel quartiere Carrassi per visitare la prima, che si staglia in corso Benedetto Croce, nell’isolato tra via Piave e via Sabotino. L’edificio, sviluppato su tre piani, presenta un ingresso caratterizzato da una solenne scalinata che conduce alle aule in cui, oltre alla scuola dell’infanzia, sono svolte le lezioni della primaria e secondaria di primo grado.

Ad accoglierci sono la madre superiora suor Maria Regina De Franceschi e l’amministratore Giuseppe Altomare: ci mostrano subito un quadro che raffigura le fondatrici dell’istituto: Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa.  

«Il Margherita – racconta Altomare –, chiamato così in onore dell’omonima regina di Savoia, fu inaugurato in corso Cavour nel 1898 nel palazzo che ospita oggi il Pitagora. Nel 1925 poi la Provincia, proprietaria dell’edificio, decise di mandare via le sorelle, che si spostarono così nell’attuale struttura».

Istituto che inizialmente nacque con l’obiettivo di aprire le porte dell’istruzione alle donne, all’epoca escluse dall’educazione scolastica. Solo nel 1901 venne istituita la scuola dell’infanzia, nella quale vennero accolti i bambini bisognosi.

Dopo averci mostrato una pagella risalente ai primi anni del 900 e un prezziario sul quale è segnata la prima tassa di iscrizione annuale (di 500 lire), Giuseppe ci conduce tra gli eleganti corridoi, che trasudano di storia e sono densi di immagini religiose. Naturalmente la struttura comprende anche una cappella, dove alunni e insegnanti partecipano alle celebrazioni.

Giungiamo infine nel settore dedicato all’infanzia, che conta 100 allievi suddivisi in sei sezioni. E qui, come per gli altri “asili”, veniamo circondati da gioiosi bambini. E tra Ines, Roberta, Lucia e Claudia che giocano con costruzioni di legno colorate e Raffaele che disegna sulla lavagna, ci congediamo nostalgicamente da questo luogo dedicato all’età più spensierata.

(Vedi galleria fotografica)


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Gaia Agnelli
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Mattia Petrosino
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Adriano Di Florio
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  • Angela Fusillo - Mi dispiace che vi siate dimenticate della scuola dell'infanzia "Monsignor Sanna" gestito magistralmente dalle suore francescane missionarie di Gesù Crocifisso che si trova a Palese da più di 50 anni che ha formato migliaia di giovani studenti e che ha un plesso anche di scuola primaria che pur mantenendo lo stesso nome oggi è a gestione privata spero un domani possiate venire a farci visita e parlare anche della nostra realtà
  • Silvano Prayer - Bell'articolo e molto interessante . Tra i vari asili noto, però che avete dimenticato L'asilo Manzari Bonvino che si trova all'inizio di via Manzoni a Bari . E' una bella struttura che risale al 1928 e che ha un salone (ora usato come segreteria) decorato da Mario Prayer. Vi allego alcune foto dei pregevoli decori ispirati alle finalità della struttura . Cordiali saluti, Silvano Prayer


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